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sepolcro ruffo in S. Francesco a Gerace
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Inviato: Gio Feb 22, 2018 2:38 am    Oggetto: Ads

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fethiye



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MessaggioInviato: Gio Set 27, 2007 7:32 am    Oggetto: Rispondi citando

Al momento non posso essere più preciso.
Spero di esserlo non appena potrò fare un salto a Gerace e prendere accuratamente nota de visu (e magari cercherò di fare foto particolareggiate)

F.

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mònon òida oudèn idèin
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da Fiore
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MessaggioInviato: Lun Ago 25, 2008 6:59 pm    Oggetto: Rispondi citando

fethiye ha scritto:
Il secondo stemma si riferisce al casato della madre di Nicolò, Francesca DI LICINARDO, Signora e Baronessa di Luperzano, andata in sposa a Giovanni RUFFO, 3° Conte di Catanzaro, attorno al 1290. Susseguentemente Nicolò assunse anche il cognome materno, facendosi chiamare Nicolò Ruffo di Licinardo, Signore di Bovalino, Bruzzano e dei castelli di Rudiano, Policoro e Curso.

Fethiye


Vorrei riprendere questo topic per una precisazione sul personaggio di Nicolò Ruffo: secondo il Pellicano Castagna (La Storia dei feudi e dei titoli nobiliari della Calabria, vol. I p. 273, s. v. Bovalino) il Nicolò Ruffo figlio di Giovanni conte di Catanzaro e di Francesca di Licinardo, non è il titolare del sarcofago, ma il suo successore nel feudo Bovalinese, mentre il milite Nicolò effigiato sul sarcofago era figlio di Fulcone signore di Bovalino (del ramo di Sinopoli e Santa Cristina) e di Altadonna de Balbano, signora di Tignano e Castagneto.
Nicolò figlio del conte Giovanni e di Francesca di Licinardo, fu successore del primo Nicolò per disposizione testamentaria di quest'ultimo che, in odio alla casa di Sinopoli, preferì lasciare erede il suo omonimo e più lontano parente anzichè i cugini del ramo di appartenenza.
Probabilmente l'omonimia tra i due personaggi ha ingenerato l'equivoco.

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Marilisa Morrone
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Phersu



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MessaggioInviato: Mar Ago 26, 2008 12:39 pm    Oggetto: Rispondi citando

A questo punto, la migliore chiarificazione potrà aversi identificando lo stemma che occupa la seconda parte del partito in due dei quattri scudetti visibili sulla fronte del sarcofago.

Gli altri sono Ruffo "pieni": troncato dentato, a tre conchiglie affiancate nel primo.

Questi invece sono partito: nel 1° troncato dentato, a una conchiglia ed una mezza uscente dalla partizione, affiancate e poste nel primo; nel 2° due fasce bordate.

Il problema è che gli stemmi di dinastie "minori" e ormai da noi lontane nel tempo (come potrebbero essere i di Licinardo e i de Balbano) spesso ci sono noti soltanto dalle fonti dirette, e non da altre...

Sad

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da Fiore
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MessaggioInviato: Mar Ago 26, 2008 1:32 pm    Oggetto: Rispondi citando

Questo potrebbe essere un caso emblematico dell'Araldica quale scienza documentaria della Soria dell'Arte e della sua imprescindibile utilità ai fini della ricostruzione storica di un manufatto: l'identificazione certa dello stemma, possibile grazie a confronti con esemplari di altri contesti, porterebbe alla definizione sicura del personaggio, sebbene i riferimenti del Pellicano Castagna siano chiari e non lascino dubbi di sorta circa il I Nicolò figlio della de Balbano.

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Marilisa Morrone
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MessaggioInviato: Mar Ago 26, 2008 2:01 pm    Oggetto: Rispondi citando

Certo! L'araldica serve proprio per rispondere a Razz quesiti come questo. O a... proporne Twisted Evil altri inattesi ed analoghi.

Nel nostro caso, l'autorevolezza dell'egregio compianto Autore da te citato rende sicura al 99% l'identificazione di quelle due fasce bordate con lo stemma dei da Balbano.

Per colmare quell'1% che manca alla certezza scientifica, però, occorrerebbe trovare un altro manufatto araldico della famiglia...

...come riuscirci? Embarassed

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da Fiore
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MessaggioInviato: Mar Ago 26, 2008 2:13 pm    Oggetto: Rispondi citando

Mi chiedevo: se quel Balbano non sia Balvano in Basilicata..
Se è così abbiamo poche speranze di avere ancora qualche esemplare integro: se vi ricordate Balvano fu praticamente Sad distrutta dal terremoto del 1980. Ma ci potrebbero essere foto di manufatti precedenti alla catastrofe.
Chi se la sente di fare una ricerchina in rete per rintracciare qualcosa? Wink

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Marilisa Morrone
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MessaggioInviato: Mar Ago 26, 2008 2:56 pm    Oggetto: Rispondi citando

da Fiore ha scritto:
Mi chiedevo: se quel Balbano non sia Balvano in Basilicata..

Potrebbe!
Al guardiano di molossi il toponimo ha ricordato, con aggiunta di vocale, Balbiano.
Ma così facendo ho suscitato il Evil or Very Mad latrato iroso di essi, ben memori che quest'ultimo è cognomen padano.


Se è così abbiamo poche speranze di avere ancora qualche esemplare integro: se vi ricordate Balvano fu praticamente Sad distrutta dal terremoto del 1980. Ma ci potrebbero essere foto di manufatti precedenti alla catastrofe.

Speriamo...

Chi se la sente di fare una ricerchina in rete per rintracciare qualcosa? Wink

..perchè togliere Razz siffatto onore al nostro Cool eccellente Presidente?
Chiedo venia per l'involontaria rima.

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da Fiore
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MessaggioInviato: Mar Ago 26, 2008 3:21 pm    Oggetto: Rispondi citando

Perchè nel forum ci sono Cool tanti volenterosi giovani che si destreggiano benissimo nel web Razz ..
La presidente è vecchio stampo...preferisce ancora il sicuro rifugio del libro stampato Laughing Laughing

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Marilisa Morrone
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Phersu



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MessaggioInviato: Mar Ago 26, 2008 3:39 pm    Oggetto: Rispondi citando

Libri Shocked stampati?

Cosa Surprised sono!?

L'antico custode etrusco dei molossi è aduso ai manoscritti, ai libri lintei, agli incunaboli... Cool

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da Fiore
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MessaggioInviato: Mar Ago 26, 2008 3:46 pm    Oggetto: Rispondi citando

Rolling Eyes Rolling Eyes Rolling Eyes
Lasciamo perdere Etruschi e Molossi... Rolling Eyes Rolling Eyes

Una piccola ricerchina conferma: Balvano è detta Balbano nel Medioevo e fu signoria dei de Balbano, famiglia di origine normanna citata nel Catalogus Baronum

Guardate il link:

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Sono citate le fonti che sono quelle classiche del Medioevo (Rationes decimarum, Cataloghi normanni e Svevi, fonti angioine, etc.), perciò le notizie sembrano attendibili.

Il problema del web è sempre quello di stare attenti ai "tarocchi" o ai siti non scientificamente fondati.

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Phersu



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MessaggioInviato: Mar Ago 26, 2008 3:52 pm    Oggetto: Rispondi citando

da Fiore ha scritto:
Rolling Eyes Rolling Eyes Rolling Eyes Lasciamo perdere Etruschi e Molossi... Rolling Eyes Rolling Eyes

...come si dice "lasciamo perdere" in Cool greco?

Una piccola ricerchina conferma: Balvano è detta Balbano nel Medioevo e fu signoria dei de Balbano, famiglia di origine normanna citata nel Catalogus Baronum
Guardate il link:
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Sono citate le fonti che sono quelle classiche del Medioevo (Rationes decimarum, Cataloghi normanni e Svevi, fonti angioine, etc.), perciò le notizie sembrano attendibili.
Il problema del web è sempre quello di stare attenti ai "tarocchi" o ai siti non scientificamente fondati.

Vero.
Un sito abbastanza attendibile è quello da cui traggo conferma che l'attuale arma civica del comune di Balvano, purtroppo, non viene utile alla bisogna:

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Scinuso



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MessaggioInviato: Mer Ago 27, 2008 3:19 am    Oggetto: Rispondi citando

da Fiore ha scritto:
Questo potrebbe essere un caso emblematico dell'Araldica quale scienza documentaria della Soria dell'Arte e della sua imprescindibile utilità ai fini della ricostruzione storica di un manufatto: l'identificazione certa dello stemma, possibile grazie a confronti con esemplari di altri contesti, porterebbe alla definizione sicura del personaggio, sebbene i riferimenti del Pellicano Castagna siano chiari e non lascino dubbi di sorta circa il I Nicolò figlio della de Balbano.




Temo che per la scarsità di altri riscontri qusto caso mostri come possa essere, in certi casi, l'araldica a raccogliere materiale dalla storiografia: qui in effetti direi che ricostruiamo l'araldica dei signori di Balbano grazie agli studi di Pellicano. In attesa di conferme...

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Scinuso
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da Fiore
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MessaggioInviato: Mer Ago 27, 2008 10:29 am    Oggetto: Rispondi citando

Scinuso ha scritto:
da Fiore ha scritto:
Questo potrebbe essere un caso emblematico dell'Araldica quale scienza documentaria della Soria dell'Arte e della sua imprescindibile utilità ai fini della ricostruzione storica di un manufatto: l'identificazione certa dello stemma, possibile grazie a confronti con esemplari di altri contesti, porterebbe alla definizione sicura del personaggio, sebbene i riferimenti del Pellicano Castagna siano chiari e non lascino dubbi di sorta circa il I Nicolò figlio della de Balbano.



Temo che, per la scarsità di altri riscontri, questo caso mostri come possa essere, in certi casi, l'araldica a raccogliere materiale dalla storiografia: qui direi infatti che ricostruiamo l'araldica dei signori di Balbano grazie agli studi di Pellicano. In attesa, magari, di conferme...


Le due cose, caro Scinuso, sono perfettamente intercambiabili!
Il riscontro araldico dell'arma dei de Balbano sarebbe una conferma che l'identificazione fatta dal Pellicano Castagna per altre vie, è esatta.

Purtroppo nella Storia dei Feudi non è indicata la fonte grazie alla quale egli ritiene che il Nicolò del sarcofago sia il figlio della de Balbano e non il II, perciò non possiamo dire con certezza quale siano state queste sue vie; ma chi conosce il metodo del Pellicano Castagna e sa che i suoi studi sono sempre fondati su una accurata ricognizione documentale, non può tardare a capire che egli giunse a questa identificazione grazie a un incrocio tra le fonti feudali e la stessa epigrafe che non attribuisce alcun titolo comitale (ricordiamo che il II Nicolò era Conte di Catanzaro) al defunto.
Perciò proprio l'identificazione dello stemma per altre strade darebbe la conferma scientifica alla sua ipotesi, ribaltando quel che hai detto: sarebbe la storiografia a raccogliere materiale dall'Araldica Wink .

L'interdisciplinarietà delle ricerche storiche non può prescindere da nessun aspetto, questo l'ho imparato in tanti anni di studi archeologici e lo scopro sempre di più man mano che "frequento" altre discipline cosiddette minori, come può essere l'Araldica rispetto all'Archeologia.
Ma purtroppo, a parte pochi specialisti e cultori della materia, ancora di questo aspetto della ricerca non se ne coglie perfettamente il valore, anche negli ambienti deputati alla ricerca; perciò spesso vediamo sorridere (devo a malincuore dire, stupidamente) studiosi anche di levatura davanti allo studio di uno stemma, considerandolo soltanto un attributo nobiliare.

Come vedete da questo e da tanti altri esempi, i risultati delle ricerche danno torto a questi atteggiamenti: uno stemma è una fonte diretta e parlante, e molto spesso datante, perciò dobbiamo per forza prenderlo in considerazione.

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Phersu



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MessaggioInviato: Mer Ago 27, 2008 1:29 pm    Oggetto: Rispondi citando

da Fiore ha scritto:
Le due cose, caro Scinuso, sono perfettamente intercambiabili!

Assolutamente sì!
Anzi, non di rado è lo studio corretto di uno stemma che conferma, smentisce o ribalta convinzioni storiche a volte ritenute assodate.


Perciò proprio l'identificazione dello stemma per altre strade darebbe la conferma scientifica alla sua ipotesi, ribaltando quel che hai detto: sarebbe la storiografia a raccogliere materiale dall'Araldica Wink .

...il guardiano dei molossi sta per dare Cool conferma a questa frase sacrosanta...

spesso vediamo sorridere (devo a malincuore dire, stupidamente) studiosi anche di levatura davanti allo studio di uno stemma, considerandolo soltanto un attributo nobiliare.

Questo è un tasto dolentissimo, infatti. Sad

Come vedete da questo e da tanti altri esempi, i risultati delle ricerche danno torto a questi atteggiamenti: uno stemma è una fonte diretta e parlante, e molto spesso datante, perciò dobbiamo per forza prenderlo in considerazione.

Soprattutto quando esso dapprima appare muto, ma in seguito si rivela dotato di una Cool voce stentorea!

Come accade per il partito: nel 1° troncato dentato, a una conchiglia ed una mezza uscente dalla partizione, affiancate e poste nel primo; nel 2° due fasce bordate del sepolcro in questione.

Muto nella sua seconda componente, perchè la prima è l'arma Ruffo a tutti evidente.

Cogliendo il suggerimento cogno-toponomastico di Da Fiore, il guardiano di molossi ha provato a sfogliare il testo di C. G. Gattini Delle armi de' comuni di Basilicata, Matera 1910 (rist. Bologna 1981), ad vocem Balvano.

Prima grande sorpresa: a p. 9, l'accorto Autore afferma che "agevolmente l'arma antica (del paese - n.d.r.) doveva esser comune con la Casa di Balvano, ch'usava: fasciato di 8 pezzi di oro e di nero".

Bingo! Razz A questo punto, le due fasce bordate sono nette emule del fasciato di cui sopra, complice la naturale variabilità delle pezze araldiche in quei primissimi secoli della nostra scienza.

Ma non basta.

Il Gattini prosegue dicendo che il paese lucano forse diede o ricevette nome dalla famiglia "già notissima e potente ai tempi Normanni", aggingendo che Gilberto fu Giustiziere di Capitanata sotto re Ruggero, che il conte Filippo era nel Catalogo dei Baroni di Guglielmo II, che Riccardo, Gionata e Raone erano tra i massimi feudatari del tempo; per concludere che "con l'ultimo dei nomati questa Casa si estinse nel 1239".

Controbingo? Confused
No. Wink

Sempre ibidem, ma a p. 87, ad vocem Spinoso (PZ), il Gattini precisa che tale altro paese faceva parte del feudo di San Chirico Raparo (che a p. 76 è detto a sua volta esser stato feudo in epoca sveva dei da Balbano) e che, come tale, "circa l'anno 1239 trovasi donato da Federico II di Svevia a Guida Balbano in dote pel matrimonio con Ugone di Chiaromonte".

Quindi, nel 1239 la famiglia esisteva ancora. Forse solo per linea femminile? Chissà! Su questo, il Gattini non aggiunge nulla.

Ma a p. 10, però, egli ritiene di precisare che il feudo di Balvano "fu preteso anche dai Ruffo nel 1446"!!!

E perchè, se non per la connessione parentale appurata per altre vie dal Pellicano Castagna?

Wink Wink Wink

Razz Avete ancora dei dubbi sulla validità dell'araldica quale scienza documentaria della Storia?! Razz

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da Fiore
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Residenza: Gioiosa Jonica

MessaggioInviato: Mer Ago 27, 2008 3:09 pm    Oggetto: Rispondi citando

Phersu ha scritto:
Assolutamente sì!
Anzi, non di rado è lo studio corretto di uno stemma che conferma, smentisce o ribalta convinzioni storiche a volte ritenute assodate.


Ma infatti! Le mie affermazioni si basano proprio sull'analisi e lo studio di questo aspetto dell'Araldica, che sto affrontando in questo periodo in maniera più puntuale perchè ne parlerò ad un Convegno a Bologna alla fine di settembre.

Questo è un tasto dolentissimo, infatti. Sad


Purtroppo anche negli studi ci sono i preconcetti e le false convinzioni, che sono dure a morire...

Soprattutto quando esso dapprima appare muto, ma in seguito si rivela dotato di una Cool voce stentorea!


Come tutti i manufatti: nessuna pietra o dipinto, o altra espressione umana è muta, ma lo è solo per chi non ne sa sentire la voce...Non per niente ci sono gli specialisti che sanno farle parlare..

Come accade per il partito: nel 1° troncato dentato, a una conchiglia ed una mezza uscente dalla partizione, affiancate e poste nel primo; nel 2° due fasce bordate del sepolcro in questione.

Muto nella sua seconda componente, perchè la prima è l'arma Ruffo a tutti evidente.

Cogliendo il suggerimento cogno-toponomastico di Da Fiore, il guardiano di molossi ha provato a sfogliare il testo di C. G. Gattini Delle armi de' comuni di Basilicata, Matera 1910 (rist. Bologna 1981), ad vocem Balvano.

Prima grande sorpresa: a p. 9, l'accorto Autore afferma che "agevolmente l'arma antica (del paese - n.d.r.) doveva esser comune con la Casa di Balvano, ch'usava: fasciato di 8 pezzi di oro e di nero".

Bingo! Razz A questo punto, le due fasce bordate sono nette emule del fasciato di cui sopra, complice la naturale variabilità delle pezze araldiche in quei primissimi secoli della nostra scienza.

Ma non basta.

Il Gattini prosegue dicendo che il paese lucano forse diede o ricevette nome dalla famiglia "già notissima e potente ai tempi Normanni", aggingendo che Gilberto fu Giustiziere di Capitanata sotto re Ruggero, che il conte Filippo era nel Catalogo dei Baroni di Guglielmo II, che Riccardo, Gionata e Raone erano tra i massimi feudatari del tempo; per concludere che "con l'ultimo dei nomati questa Casa si estinse nel 1239".

A questo proposito, però, il Pellicano dice che Altadonna de Balbano fu erede del padre Giordano, signore di Tignano e di Castagneto, morto nel 1346, dunque oltre un secolo dopo ancora la famiglia non era estinta nella linea maschile; Giordano aveva un'altra figlia femmina, Majaldella, che alla morte del padre era ancora in capillis.
Altadonna successe nei feudi paterni e Nicolò fu erede dei feudi materni, quindi questo ramo sembra essersi estinto proprio nei Ruffo nella seconda metà del XIV sec., non prima.


Controbingo? Confused
No. Wink

Sempre ibidem, ma a p. 87, ad vocem Spinoso (PZ), il Gattini precisa che tale altro paese faceva parte del feudo di San Chirico Raparo (che a p. 76 è detto a sua volta esser stato feudo in epoca sveva dei da Balbano) e che, come tale, "circa l'anno 1239 trovasi donato da Federico II di Svevia a Guida Balbano in dote pel matrimonio con Ugone di Chiaromonte".

Quindi, nel 1239 la famiglia esisteva ancora. Forse solo per linea femminile? Chissà! Su questo, il Gattini non aggiunge nulla.

Ma a p. 10, però, egli ritiene di precisare che il feudo di Balvano "fu preteso anche dai Ruffo nel 1446"!!!

E perchè, se non per la connessione parentale appurata per altre vie dal Pellicano Castagna?

Wink Wink Wink

Per questo valgano le considerazioni che ho fatto prima.

Razz Avete ancora dei dubbi sulla validità dell'araldica quale scienza documentaria della Storia?! Razz
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Io no di certo! Razz

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