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Le strane "pietre" in territorio di Mammola
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Inviato: Gio Feb 22, 2018 2:44 am    Oggetto: Ads

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Licofoli
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MessaggioInviato: Mer Ott 08, 2008 1:02 am    Oggetto: Le strane "pietre" in territorio di Mammola Rispondi citando

A confermare quanto sia bella e varia paesaggisticamente la nostra regione basterebbero, se ci fosse ancora bisogno, le immagini di queste due strane "pietre" menzionate nella platea Carafa del 1534 e da chi scrive ritrovate e fotografate in loco.

La prima è la Petra de lo Imperatori, sita presso i Piani di Cannalo, lungo un'antica arteria viaria Jonio-Tirreno, utilizzata come punto di riferimento per la determinazione dei confini di una vasta tenuta di terre.


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Mammola, Piani di Cannalo, Petra de lo Imperatori.



La seconda è la Petra di Aconi, in contrada Acone, che assomiglia a un piccolo meteorite venuto giù chissa quando e conficcatosi nel terreno. Ai suoi piedi gli uomini hanno edificato un ricovero che sembra una piccola casa a cui la pietra funge da tetto a prova di pioggia (nella foto la casa non è visibile). L'uomo nei pressi costituisce il punto di riferimento per determinare a vista le dimensioni della pietra.


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Mammola, c.da Acone, Petra di Aconi


Due serie di domande mi sorgono, una per ciascuna pietra:

Nel primo caso quale origine ha e a quando si data la denominazione di Petra de lo Imperatori. Perché anticamente le si è attribuita tale curiosa denominazione? Non è una rarità: a Locri Epizefiri è attesta nel '500 una Grutta de lo Imperatori. Esiste un evento specifico legato a questi luoghi che possa in qualche modo spiegare la nascita di questa denominazione?

Nel secondo caso (quello di Acone) qualcuno conosce la natura e la tipologia di questo curioso masso? E' sempre stato nel punto in cui si trova o eventi naturali lo hanno spostato?

Chiedo scusa per le mie scarse conoscenze geologiche e auspico uno o più interventi in merito ai quesiti posti sopra.

Saluti
Licofoli

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fethiye



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MessaggioInviato: Gio Ott 09, 2008 8:50 pm    Oggetto: Rispondi citando

Premesso che disconoscevo totalmente l'esistenza nel territorio mammolese dei bellissimi "monumenti" postati da Licofoli, purtuttavia nel territorio calabrese, pur non essendo numerosi, essi non sono però del tutto infrequenti, per noti motivi geologici (che non è il caso di illustrare in quanto non di stretto interesse del forum).
Generalmente sono conosciuti col nome di "megaliti" quando fanno "strutturalmente" parte del territorio, costituendone parte integrante della stratigrafia geologica e, quindi, della genesi, appunto geologica: l'esempio più eclatante al riguardo è Petra Cappa, se non erro il più grande megalite d'Europa.
Talora, nonostante la mole considerevole, questi massi possono essere stati trasportati (si immagini da quali immense forze) da un diverso luogo d'origine al sito attuale: in questo caso si parla di "massi erratici". E' senz'altro questo il caso della Petra de Aconi (seconda fotografia di Licofoli): le caratteristiche "striature" parallele fanno senza ombra di dubbio capire che si tratta di un litotipo di origine sedimentaria (accumulo di sedimenti granulari cementati per l'azione di fortissime pressioni esercitate per milioni di anni), staccatasi da qualche formazione distante anche decine di km. La presenza della caverna, poi, avvalora ulteriormente l'ipotesi, confermando che dovrebbe, in definitiva, essere un blocco di arenaria (sul tipo, per intenderci, del sito paleolitico di Stefanelli, a Gerace), roccia abbastanza "tenera" da risultare escavabile e sufficientemente "dura" da non crollare a seguito di eventuali escavazioni.
E' quindi da escludersi un'origine "aliena" (meteoritica), in quanto i meteoriti, quando non sono composti da ghiaccio e polveri (nel qual caso si disintegrano al contatto con l'atmosfera, v. le stelle cadenti) sono composti da elevate percentuali di materiali pesanti (metalli).
Molto più interessante, invece, è la Petra de lo Imperatore (1a foto): è molto difficile, infatti, in quel caso stabilire a vista se trattasi di megaliti o di massi erranti, a causa soprattutto delle notevoli dimensioni.
Il fatto è che, però, talvolta, essi assumono forme talmente "strane", da mettere in crisi anche esperti geologi: è il caso degli ormai celebri "megaliti" di Nardodipace, , enormi formazioni rocciose, la cui "strana" forma diventa addirittura inquietante e fa, come ha sinora fatto, litigare scienziati anche insigni, per decidere se trattasi di "massi erratici" o di possibili manufatti antropici.
Io mi fermo qui (con la medesima inquietudine che mi assalì quando li fotografai alcuni anni fa) e lascio giudicare gli altri.


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Nardodipace - Sito "A" - megalite 1



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Per finire un'altra foto, la più (apparentemente) inquietante:


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a prima vista i segni sembravano la prova di una manifattura umana... ma poi, su un'altra pietra ho visto infisse delle barre di acciaio zigrinato da costruzione, che certo i popoli paleolitici non usavano ...

(purtroppo all'epoca non disponevo di un apparecchio fotografico all'altezza: mi scuso per la qualità non eccelsa delle foto)

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Abate Correale



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MessaggioInviato: Gio Ott 09, 2008 10:05 pm    Oggetto: Rispondi citando

Complimenti per l'interessante tema.

Ritengo che il nome della "petra dell'imperaturi" possa essere esclusivamente un riferimento a Federico II.

Questo perché se si fosse voluto un riferimento a un periodo più antico il nome sarebbe stato probabilmente assimilabile alla cultura greca. Magari "Pietra del logotheta" o qualcosa di simile Wink

Il significato di questo nome non è naturalmente da attribuirsi ad una reale presenza di Federico ma probabilmente è da imputare alla grandezza della pietra in riferimento alla grandezza dell'imperatore. Dunque nel senso di pietra grande, imponente.

Per la pietra in località ACONE il dizionario etimologico asserisce sul termine AGONE:


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Abbiamo dunque 2 ipotesi su questo luogo e questa pietra:

1. nome derivato da AGO nel senso di spingere, perché la pietra è stata spinta in quel luogo.

2. nome derivato da AGON nel senso di adunanza, perché era luogo in cui ci si riuniva.

Servirebbero non solo i geologi ma anche gli archeologi.. Wink

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fethiye



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MessaggioInviato: Ven Ott 10, 2008 8:21 am    Oggetto: Rispondi citando

Altra possibile derivazione per Acone: nel dizionario toponomastico Rohlfs riporta Acone come contrada in territorio di Mammola (ma vi sono altre contrade in giro per la Magna Grecia con lo stesso nome o similare) ed inserisce nella voce il termine akònion come presente nel dialetto greco bovese col significato di "cote", cioè pietra da mola. L'ipotesi non è peregrina perchè le pietre da mola erano proprio di arenaria (magari a grana fina o finissima, mentre quella della foto sembra a grana grossolana).

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Licofoli
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MessaggioInviato: Ven Ott 10, 2008 2:46 pm    Oggetto: Rispondi citando

Ringrazio l'amico Fethiye per l'importante contribuito che ha fornito sull'argomento, frutto senz'altro della sua notevole esperienza nel settore geologico-geografico; ed anche l'Abate Correale per le sue considerazioni.

Da parte mia aggiungo che in contrada Acone si ritrova pure una pietra appuntita che credo sia identificabile con "lo Acuto di Acone" anche menzionato nella predetta platea Carafa (di cui non mi ritrovo più la foto).

A corredo di quanto finora da noi considerato in questo topic aggiungo:

Un'altra inquadratura della Pietra di Acone dalla quale è visibile la costruzione in muratura che insiste sotto il masso.



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La casetta-ricovero sotto la "Petra di Acone".


Infine vi posto un'altra curiosa pietra menzionata nella platea Carafa e che io ho identificato in situ. Siamo sempre in territorio di Mammola e precisamente lungo la sponda sinistra del fiume Zarapotamo. Questa è la "Petra de Largada", anch'essa termine di confine di una antica tenuta di terre.



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Mammola, valle dello Zarapotamo, "Petra de Largada"

La cosa strana di questa pietra è che sulla sommità è come se vi fosse applicata una piccola pietra tonda. Trattasi di invervento umano o no? E' una traccia di quell'antico confine? Purtroppo ho scattato la foto da lontano con il teleobiettivo e all'epoca non ebbi il tempo di avvicinarmi.
Comunque mi sembra qualcosa di davvero singolare. Credo che varrebbe la pena andare a dare un'occhiata.

Cosa ne pensate?

Saluti

Licofoli

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MessaggioInviato: Ven Ott 10, 2008 3:20 pm    Oggetto: Rispondi citando

Senza dubbio alcuno, l'interessantissimo topic proposto da Fethiye apre orizzonti che vanno ben oltre gli aspetti geomorfologici e che, nelle emergenze litiche incluse pure da Licofoli, riaccendono la solita, inesauribile, sete di sapere che in tali occasioni assale tutti noi.
Mi associo alla proposta di una escursione in locis, la quale, certamente, sarà più proficua di cento fotografie.
Ne discuteremo, a tal proposito, alla prossima assemblea del Circolo.
Saluti.

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MessaggioInviato: Ven Ott 31, 2008 2:40 pm    Oggetto: Rispondi citando

Comunico ad eventuali interessati della zona che per domani, sabato 1 novembre, si potrebbe organizzare una piccola escursione per dare un'occhiata ai massi descritti in questo topic.
La cosa potrebbe realizzarsi solo se siamo almeno 4-5 persone. Preciso che trattasi di una mia iniziativa, fuori dai programmi ufficiali del Circolo.

Gli eventuali interessati possono aderire intervenento dopo qui, dopo il mio post.

Saluti

Licofoli

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L'ultima modifica di Licofoli il Ven Ott 31, 2008 2:50 pm, modificato 1 volta
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MessaggioInviato: Ven Ott 31, 2008 2:46 pm    Oggetto: Rispondi citando

Aderisco volentieri qualora (maltempo permettendo) l'escursione si terrà nel pomeriggio.

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MessaggioInviato: Ven Ott 31, 2008 2:51 pm    Oggetto: Rispondi citando

Caro UJD,

penso che il pomeriggio vada benissimo, magari il primo pomeriggio, considerando che comincia a far buio presto. Attendiamo eventuali altre adesioni per poi fissare un orario preciso.

Saluti

L.

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MessaggioInviato: Ven Ott 31, 2008 11:06 pm    Oggetto: Rispondi citando

Sic stantibus rebus,

parafrasando i miei amici notai del passato, non avendo avuto a tutt'ora ulteriori adesioni, l'escursione è rinviata a sabato prossimo8 novembre. Abbiamo già l'adesione del carissimo UJD, chiunque può aggiungersi fino al prossimo sabato, sia attraverso un intervento in questo topic, sia telefonicamente contattando il sottoscritto.

Licofoli

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MessaggioInviato: Dom Nov 09, 2008 1:01 pm    Oggetto: Rispondi citando

L'appuntamento, per soci e non soci, interessati alla visita informale alle pietre oggetto di questo topic è per oggi, domenica 9 novembre 2009, alle ore 14.30 allo svincolo di Gioiosa Jonica (non Gioiosa Marina) della superstrada jonio-tirreno. Ci vedremo là per partire alla volta delle campagne mammolesi.

Vi attendo.

Saluti

Licofoli

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MessaggioInviato: Gio Nov 13, 2008 7:38 pm    Oggetto: Rispondi citando

Il giro nel territorio mammolese è stato davvero molto interessante. Abbiamo visitato tutte e tre le pietre ma per due non è stato possibile avvicinarsi del tutto ai reperti. Quella sicuramente più interessante dal punto di vista storico sembra essere quella detta "de Largada". Esattamente sulla sua sommità è presente una sporgenza che sembra proprio un manufatto, lapideo o in muratura, probabilmente utilizzato come antico limite.

Voglio riportate un bellissimo passo in latino contenuto nella platea dei Carafa del 1534 nel quale viene descritto un vasto comprensorio di terre di tale Graziano Longo il cui inizio e la cui fine aveva come riferimento proprio la pietra "de Largada". All'interno nel Cinquecento si ritrovava ancora la chiesa greca dei Santi Anargiri (ss. Cosma e Damiano in latino).

Ecco il passo che chi conosce il latino troverà suggestivo ed affascinante:

Gratianus Longus praedictus comparuit et, nomine proprio et nomine et pro parte Evangelistae Longo eius fratris et Laviniae filiae et haeredis quondam Minici Longo eius fratris et Agatii Ambesii fratris materni, cum iuramento confessus est et declaravit ipsum et praedictos in communi et indiviso tenere et recognoscere a comitali curia dictae terrae Agroptereae terras quasdam capacitatis in semine frumenti salmarum triginta, in territorio praedictae terrae, in loco dicto La Serra di Canalo. In quibus terris sunt arbores sicomorum, olivarum et aliae arbores et etiam vineae et domus una terrana et ecclesia nominata in greco Sancti Anargirii, latine Sancti Cosmi et Damiani. Quarum terrarum sunt partes aratoriae in plures portiones divisae, circiter salmarum quinque capacitatis in semine frumenti; reliquae vero sunt rusticae, consistentes in montibus, vallibus et collibus. Quae terrae incipiunt a Xeropotamo a lapide magno dicto de Largada, iuxta flumen Xeropotami et iuxta terras et olivas quondam magistri Ami Urlandi, quas in praesentiarum tenet Baptista Panecta eius gener, et ascendit ad viam et confinatur cum terris nobilis Agatii Striverii, quae fuerunt de feudo Abbatis Enrici, et ascendit sursum serram iuxta terras quondam Hieronymi Angillecta et ascendit ad serram sursum usque ad collem nominatum de Surrenti, et descendit septentrionem versus aspiciendo casale Mammulae quoddam senterium seu limes deorsum usque ad locum qui dicitur Litara, limitando cum terris abbatiae Sanctae Vennereae Hieracensis ex uno latere et ex alio latere iuxta clausuram Berardi Panecta et ascendit sursum Li Tagli nominati di Sparta et ascendit sursum ubi dicitur Surbia limitando a parte inferiori cum terris ecclesiae Sancti Nicodemi de Celaranis seu casalis Mammulae et iuxta terras quas in praesentiarum tenet Evangelista Scarfò dictae abbatiae et exit ad viam usque ad Pillam et ascendit ad terminum seu senterium dictum de La Pilla sursum usque ad aliam viam quae ducit ad Canalum ubi est lapis magnus scissus nominatus de Lo Imperatori et descendit per vallonem deorsum de Mancipa usque ad flumen de Xerapotamo prosequendo semper flumen deorsum usque ad locum ubi dicitur Cimbario, et post ascendit vallonem sursum usque ad locum dictum Surrenti, iuxta alias terras abbatiae praedictae Sanctae Vennerae de Hieracio et iuxta alias terras nobilis Agatii Striverii quae dicuntur de Feudo de Surrenti, et descendit deorsum usque ad flumen de Xeropotamo et iuxta alias terras praedictae abbatiae Sanctae Vennerae, || (150v) in quibus terris tenet ipse Gratianus quoddam iardenum; et descendit ad flumen deorsum et pervenit ad dictum lapidem magnum de Largada unde incepit. Sub annuo censu seu redditum carulenorum undecim et grani unius et medii. Quem censum hactenus solvit et in futurum paratum se obtulit, nominibus quibus supra, solvere singulis annis in perpetuum ipsi curiae et ita promisit et se obligavit et ad alia ut iuris erit.

Se siete giunti fin qui con la lettura la curiosità di recarvi in questi luoghi, descritti cinque secoli fa e ancora oggi davvero bellissimi, vi sarà certamente venuta Wink .

Saluti

Licofoli

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Licofoli
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MessaggioInviato: Dom Nov 16, 2008 5:11 pm    Oggetto: Rispondi citando

Ecco le foto del primo sopralluogo alla interessantissima pietra de Largada effettuato stamane insieme all'Utrisque Juris Doctor:

Abbiamo accertato che effettivamente si tratta di una pietra su cui la mano dell'uomo è più che presente.

Come potete vedere dalle prossime tre foto la sporgenza visibile a distanza è stata realizzata incidendo la pietra ai lati in forma piuttosto simmetrica. Ne è risultata una forma piuttosto singolare e di non facile interpretazione.



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Sulla pietra sono presenti alcuni fori, alcuni dei quali situati a distanza costante fra loro. L'UJD ha rilevato una profondità di circa 4-5 cm per ogni singolo foro.



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Vi sono poi due fori, uno dei quali è riprodotto nell'immagine successiva, in altre zone della superficie. In prossimità dei fori è presente anche una forma particolare graffita che si ricollega ai medesimi (un paio di "corna").

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Nella parte sommitale è rilevabile un graffico di difficoltosa interpretazione (vedere le due prossime immagini)

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Infine una visione frontale del "Lapis Magnus de Largada"

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Attendiamo considerazioni... archeologiche, anche se l'idea che i fori possano essere legati ad un'attività di cava è frullata in testa anche a noi storici. Nell'area tuttavia non sembra presente alcuna significativa attività estrattiva.

Saluti

Licofoli

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da Fiore
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MessaggioInviato: Dom Nov 16, 2008 7:27 pm    Oggetto: Rispondi citando

Finalmente riesco a capire cosa sia quella sporgenza che da lontano si scorge sulla pietra de Largada! Purtroppo per motivi di salute non ho potuto partecipare all'escursione, ma a giudicare dalle immagini e dalla descrizione, non ci sono più dubbi circa l'intervento artificiale sulla struttura naturale del masso.

Le fessure regolari che si vedono indicate dalle frecce gialle sono segni di un cuneo utilizzato per tentare di ricavare dalla parte sinistra del masso un blocco simile a quello che, invece, dall'altra parte sembra essere stato asportato. Dalla forma ad arco di cerchio si direbbe che sia stato ricavato un concio per un arco.
Le altre tracce di lavorazione sono visibili nella fessura dotata di apici e nel taglio alla base di quel blocco rimasto ancora in situ sulla parte superiore, risultato dall'asportazione del blocco laterale.

Mi chiedo se questa pietra non sia stata scelta come segno di confine, proprio per questa sua particolare conformazione conferita ad essa dai segni di estrazione.
Dubito che l'attività estrattiva possa essere avvenuta dopo che essa ha assunto un significato importante come quello di limite tra due proprietà.

Ci sarebbe da accertare se la lavorazione non sia stata fatta invece proprio per farle assumere una forma che poi non è stata portata a termine.
Ma non sono convinta che sia così, perchè quella traccia ad arco è troppo corrispondente ad un segno usuale di cava per poter essere casuale.

Gradirei sentire altri specialisti della "materia"...nel senso vero del termine... Wink

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Marilisa Morrone
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Phersu



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MessaggioInviato: Lun Nov 17, 2008 1:42 pm    Oggetto: Rispondi citando

Il guardiano dei molossi non Embarassed è tale, nemmeno dando al termine il senso più lato possibile...
...ma desidera aggiungere una riflessione, pur probabilmente non applicabile alla pietra de Largada.

Fermo restando che:
da Fiore ha scritto:
non ci sono più dubbi circa l'intervento artificiale sulla struttura naturale del masso.

condivido il dubbio sul fatto che
da Fiore ha scritto:
Mi chiedo se questa pietra non sia stata scelta come segno di confine

e mi sentirei di scioglierlo positivamente, pur conscio però che è esperienza comune trovare su ogni segno di confine segni o simboli indicanti le due (o più) entità proprietarie delle terre confinanti, e le reciproche posizioni rispetto al manufatto.

La cosa è normalmente verificabile su manufatti artificiali (cippi, colonnine, ecc.), e su confini fra titolari nettamente distinti (ne ricordo in Abruzzo, a separare lo Stato Pontificio dal Regno; ed in Piemonte, a separare le terre sabaude dalla Francia).

Due caratteristiche che reputo non applicabili alla pietra de Largada.

Potrebbe ben darsi che la natura di segno di confine sia stata attribuita a questo enorme masso proprio e solo in virtù della sua particolare eccezionalità.

Il che, di per sè solo, potrebbe ben aver sostituito la necessità di simboleggiare con altri segni artificiali i due (o più) "confinanti".

Dal che deriva lecito affermare sia
da Fiore ha scritto:
Dubito che l'attività estrattiva possa essere avvenuta dopo che essa ha assunto un significato importante come quello di limite tra due proprietà.

sia il contrario.

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