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IL PATRIZIATO NEL REGNO DI NAPOLI
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Giovanni Grimaldi



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MessaggioInviato: Dom Dic 14, 2008 9:07 pm    Oggetto: IL PATRIZIATO NEL REGNO DI NAPOLI Rispondi citando

Gentili amici
ho il piacere di annunciarvi che il mio progetto sul patriziato locale nel Regno di Napoli è ormai ad un buon punto.
Vorrei dunque chiedere al Circolo di Studi Storici “Le Calabrie” di collaborare al progetto, al fine di definire il concetto di nobiltà, patriziato locale, nobiltà civica e le città che ne godettero, con le relative famiglie.

Tutti gli interessati oppure i semplici curiosi possono aiutarmi nel progetto.

A titolo di curiosità:

Le città regie del Regno di Napoli erano:

I) TERRA DI LAVORO


1. Napoli e suoi casali

2. Aversa e suoi casali (NA)

3. Capua e suoi casali (NA)

4. Gaeta (LT)

5. Massalubrense

6. Pozzuoli (Napoli)

7. San Germano

8. Sorrento e suo piano (NA)

9. Somma Vesuviana e suoi casali (NA)


II) PRINCIPATO CITRA


1. Ariola

2. Amalfi e suoi casali (SA)

3. Capri ed Anacapri (NA)

4. Cava de’ Tirreni (SA)

5. Gragnano

6. Lettere (NA)

7. La Sala (Sala Consilina, SA)

8. Le Franche

9. Marsico Nuovo

10. Piemonte

11. Salerno

12. Maiori

13. Minori

14. Ravello (Napoli)

15. Scala (Napoli)


III) PRINCIPATO ULTRA


1. Ariano

2. Benevento


IV) BASILICATA


1. Lagonegro

2. Maratea

3. Rivello

4. Tolve

5. Tramotola


V) CALABRIA CITRA


1. Amantea (CS)

2. Cosenza

3. Longobucco

4. Rossano

5. Scagliano


VI) CALABRIA ULTRA


1. Crotone

2. Catanzaro

3. Policastro

4. Reggio Calabria

5. Sant’Agata

6. Stilo

7. Seminara

8. Tropea (Catanzaro)

9. Taverna


VII) TERRA D’OTRANTO


1. Brindisi

2. Gallipoli

3. Lecce

4. Ostini

5. Squinzano

6. Taranto

7. Torre di S. Susanna


VIII) TERRA DI BARI


1. Bari

2. Barletta (Bari)

3. Bitonto (Bari)

4. Bisceglie

5. Matera

6. Monopoli (Bari)


IX) ABRUZZO CITRA


1. Chieti

2. Lanciano


X) ABRUZZO ULTRA


1. Accumoli

2. Alanno

3. Campana

4. Civita Regale

5. Città del Tronto

6. Fagnano


X) MOLISE

1. Isernia


XI) CAPITANATA


1. Foggia

2. Lucera (FG)

3. Manfredonia

4. [CENSORED] a

5. Vieste



Le città feudali del Regno di Napoli in cui esisteva il Patriziato locale erano:


1. Altamura

2. Andria

3. Ariano (di Puglia)

4. Bisignano (CS)

5. Campagna (SA)

6. Capaccio (SA)

7. Caserta

8. Castellammare (di Stabia) (NA)

9. Castelvetere

10. Castrovillari

11. Chieti

12. Corato

13. Corigliano

14. Cotrone (riconosciuta solo Nobiltà civica);

15. Eboli

16. Gerace

17. Giovinazzo (BA)

18. Gravina

19. L’Aquila

20. Lavello

21. Modugno

22. Molfetta

23. Montecorvino

24. Monteleone (attuale Vibo Valentia)

25. Moltalto (Uffugo) (CS)

26. Nocera dei Pagani (oggi Pagani e Nocera Inferiore, SA) (la città era divisa in vari paesi a se stanti; l’antica Nocera Corpo, attuale Nocera Superiore, era il paese infeudato)

27. Nola (NA)

28. Oppido Mamertina

29. Ostuni

30. Otranto

31. Paola

32. Penne

33. San Severino

34. Sarno

35. Sessa (Aurunca) (ebbe antico ed ilustre patriziato e quattro sedili: Castellane, Piazza del Vescovado, San Matteo e Toraldo, Spinelli)

36. Squillace

37. Sulmona

38. Taverna

39. Teano

40. Terlizzi

41. Terranova

42. Trani (BA)

43. Tramonti

44. Tricarico

45. [CENSORED] a

46. Traetto

47. Vasto

48. Venafro

49. Venosa

50. Vico Equense (NA)

******

Grazie a tutti.

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Giovanni Grimaldi

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Licofoli
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MessaggioInviato: Dom Dic 14, 2008 10:07 pm    Oggetto: Rispondi citando

Il tema è molto interessante e un suo approfondimento colmerebbe una grossa lacuna esistente per l'intero Regno. Per la Calabria, poi, c'è moltissimo ancora da fare e si pongono pure - mi pare - problemi di ordine metodologico al fine di diradare la confusione che in alcuni regna sovrana.

Trattandosi di argomento relativo a tutto il Regno di Napoli, ritengo opportuno trasferirlo nella sezione "storia moderna" relativa al nostro ex Regno.

Licofoli

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L'ultima modifica di Licofoli il Dom Dic 14, 2008 10:13 pm, modificato 1 volta
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Giovanni Grimaldi



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MessaggioInviato: Dom Dic 14, 2008 10:11 pm    Oggetto: Rispondi citando

Gentile signore
innanzitutto la ringrazio per il suo interessamento.

Sul tema del patriziato nel Regno di Napoli sto compiendo studi da anni.

Online è possibile leggere anche alcuni miei appunti, ovvero gli inizi del mio studio.
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Gradirei un vostro parere in merito (tenendo presente che sono questi solo appunti).

Grazie

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Giovanni Grimaldi

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MessaggioInviato: Dom Dic 14, 2008 10:30 pm    Oggetto: Rispondi citando

Confemo l'interesse per il tema, e che esso manchi di una ricostruzione organica. In questo senso gli studi dell'amico Giovanni, rivolti a una definizione finalmente precisa del profilo storico-giuridico della materia, che è il più annoso, sono a mio avviso già molto chiarificatori. Davvero un lavoro lucido, di cui si sentiva la necessità Boo hoo!

Dopodichè chiedo due cose:

Cotrone ebbe "riconosciuta" (dalla Consulta Araldica) la sola nobiltà civica. Vuoi dire che esistevano invece "patriziati" veri e propri in città feudali, ovvero organi che, seppure sottoposti al feudatario, pure tenevano a conservare il giudicato esclusivo in materia di surrogazione, ciò che li distingue dalle nobilità civiche ("seggi aperti"). Il punto mi interessa perchè, tendenzialmente, perchè le piazze nobili in città feudali sono proprio poco studiate, e su come avvenissero le surrogazioni ad esse non si sa quasi nulla. Ho sempre pensato che la distinzione "patriziato" "nobiltà civica" perdesse di senso se la città finiva infeudata...non saprei
Question Question Question ....potresti diffonderti su ciò?

E poi forse c'è un'integrazione da fare tra le città libere di Abruzzo Citra, vedi se è del caso

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Saluti


Furio

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Giovanni Grimaldi



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MessaggioInviato: Dom Dic 14, 2008 10:48 pm    Oggetto: Rispondi citando

Caro Furio
purtroppo tra i tanti mali dell'Unità d'Italia ci fu anche questo del decadimento morale, culturale e sociale del regno espresso attraverso la mortificazione della sua memoria storica e delle sue glorie cittadine (che esistevano... sic!).

Esistevano dunque città feudali che avevano però patriziato locale ed il regno tenne a precisare, con il Regio Dispaccio del 1780, che una famiglia che era appartenuta a seggi nobiliari si "salvava" dalla decadenza, anche se aveva vissuto più generazioni in città feudali.
Chiarificando così che nel Regno il principio adottato per analogia con l'Ordine di Malta (che dal 1693 non accettava apparteneti a casate viventi in città feudali) non valeva se la nobiltà era stata acquistata antecedentemente l'infeudazione. Gli esempi sono numerosi in questo senso.
Ricordo a mente Giovinazzo.

Porto poi l'esempio di Venafro come città che, pur essendo infeudata ai Peretti Savelli, nel 1639 ottenne da loro capitoli municipali e quelli della Bagliva, ottenendo la separazione di 32 famiglie nobili dagli altri ceti.
Tale separazione fu ricordata dal marchese Geremei (in La Lega del Bene, Anno VIII, 1893, n. 40 e 41) e dal cardinale De Luca (De Pracheminent, Dis. 35).

Dunque una nobiltà civica (chiamata patriziale o nobiltà cittadina, sinonimi) restava in vigore se essa era antecedente l'infeudazione.

Crotone ebbe invece nobiltà civica, ma Sedile Aperto, come specificò la Consulta della Real Camera di Santa Chiara (28 dicembre 1752).
In ossequio a questo (uno dei pochi casi di corretta memoria di nobiltà civica meridionale) la Consulta Araldica riconobbe alle famiglie nobili crotonesi il titolo di Nobile di (m.).

Per le integrazioni ci possono sempre essere casi non noti, ma devono essere sempre documentati.

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MessaggioInviato: Dom Dic 14, 2008 11:09 pm    Oggetto: Rispondi citando

Caro Giovanni,
mi scuserai se sono "magmatico"...

Questo

Citazione:
Porto poi l'esempio di Venafro come città che, pur essendo infeudata ai Peretti Savelli, nel 1639 ottenne da loro capitoli municipali e quelli della Bagliva, ottenendo la separazione di 32 famiglie nobili dagli altri ceti.
Tale separazione fu ricordata dal marchese Geremei (in La Lega del Bene, Anno VIII, 1893, n. 40 e 41) e dal cardinale De Luca (De Pracheminent, Dis. 35).


mi sembra molto interessante. Qui la "separazione" è ottenuta da parte del feudatario. ?Ho capito bene? Sarebbe il primo caso così che incontro.

Riassumendo:e'pacifico che esistessro seggi di nobiltà nei feudi. Ma come avvenivano in essi le surrogazioni? Esistevano, anche nei feudi, seggi aperti o chiusi? O non erano, a quel punto, tutti aperti? Questa è la domanda (e scusa la poca chiarezza della mia prosa)

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L'ultima modifica di Scinuso il Mer Gen 14, 2009 7:42 pm, modificato 1 volta
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Licofoli
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MessaggioInviato: Dom Dic 14, 2008 11:23 pm    Oggetto: Rispondi citando

A conferma di quanto affermate, inserisco uno stralcio di un documento della seconda metà del seicento, un atto di notorietà di un regio notaio di Grotteria, che contiene le testimonianze di alcuni abitanti del luogo sulla nobiltà dell'illustre casato d'Aragona de Ayerbe. Anche il sentire locale della gente, la mentalità insomma, conferma le vostre tesi che condivido anch'io.

Ecco il passo del documento, siamo nel 1695:

...asseriscono come per la loro grave età sanno come l’illustrissimo quondam Signor don Gasparo d’Ayerbis d’Aragona Prencipe di Cassano e duca di Atessano era padrone di questa terra della Grotteria e l’anno 1630, secondo il nostro ricordo, vendette detta terra della Grotteria al signor Marchese di Castelvetere e illustrissimo Prencipe della Roccella e detto Signor don Gasparo era di famiglia nobilissima descendente per quanto si dicea publicamente dal re d’Aragona (...) E questo lo sappiamo in causa scientiae come cittadini di questa terra e perché la casa dell’illustrissimo don Andrea Ayerbis di Aragona Seniore e suoi discendenti nonostante la vendita della terra sempre soggiornorno et habitorno cum domo e famiglia in questa predetta terra e alle volte in Martone sino alla morte dell’ultimo illustrissimo Signor don Andrea padre di detti Signori don Giuseppe e don Pietro d’Aragona, né detti Signori han mai esercitato officii universali preiudicanti alla loro nobiltà e famiglia ma sempre manutenuti con ogni decoro e solo l’illustrissimo don Andrea Ayerbis de Aragona Seniore e Signor don Giuseppe suo nepote esercitorno la riguardevol carica di Governatori Generali di tutto il Stato della Roccella con ampia facultà concessali dall’illustrissimo Prencipe della Roccella...

Dal passo si evince che la famiglia rimase in Grotteria e casali anche dopo aver venduto il feudo ai Carafa. Vivere sotto i Carafa per gli Aragona de Ayerbe non appariva di pregiudizio alla loro nobiltà.

Mi viene in mente questa similitudine. Il territorio di una città infeudata era composto da terre di natura feudale (una minoranza) e terre burgensatiche ossia allodiali (la maggioranza). Su quest'ultime il feudatario locale non aveva alcuna giurisdizione e in effetti i possessori di quelle pagavano le imposte direttamente al sovrano. Molti studiosi, anche illustri, fino a non molto tempo fa, a causa della carenza di studi sulla feudalità regnicola, facevano gran confusione e non operavano questa distinzione che invece ai contemporanei era chiara e fondamentale. A Castelvetere i Carafa esercitavano il dominio solo sull'8% della superficie territoriale della città.

Ora perché meravigliarsi se impropriamente rimanevano sacche di "libertà" anche su alcuni gruppi di individui delle terre infeudate che la legislazione cercava di ordinare?

A mio giudizio molti problemi nascono dall'ignoranza generalizzata della storia e degli ordinamenti nel nostro ex regno e dell'applicazione ad esso di stereotipi, anche in ambito feudale, note in altre aree del continente europeo.

Chi cerca di rischiarare le tenebre è sempre benemerito.


Saluti

Licofoli

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Giovanni Grimaldi



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MessaggioInviato: Lun Dic 15, 2008 10:44 am    Oggetto: Rispondi citando

Gentili signori
l'argomento è un tema che mi ha sempre affascinato ed interessato. Anche perchè è uno degli argomenti più oscuri della materia.

In sostanza anche una città feudale poteva avere sua "separazione" (seggio aperto o chiuso a seconda della tipologia della separazione) e la sua nobiltà locale poteva restare tale e godere del loro status nobiliare, SE la costituzione della "separazione" era avvenuta PRIMA che la città fosse infeudata, oppure SE durante il periodo feudale il signore concedeva un riconoscimento di "separazione" di ceto ai nobili locali (privilegio che dopo doveva essere ratificato dal Collaterale, oppure, in seguito, altro organo competente).

Quindi la "separazione" NON è ottenuta da parte del feudatario. Ma è ottenuta con il consenso del feudatario e la ratificazione del sovrano attraverso il suo organo di rappresentanza.

I seggi si gestivano secondo norme consuetudinarie (se antichi) e/o attraverso diplomi, concessioni, privilegi etc., ovvero attraverso normativa ufficiale concessa dallo Stato.

Potevano esistere dunque seggi aperti o chiusi (a seconda della loro tipologia), ma in teoria un seggio feudale di una città feudale superava il veto dei nobili del seggio stesso attraverso il "primato" del feudatario.

Il nostro amministratore "Licofoli"
ci ricorda poi un diverso tipo di nobiltà.
Ovvero quella di origine feudale.
E' vero che esistevano in un feudo anche "terre libere", ovvero direttamente dipendenti dal demanio (e quindi come regie), ma questo non significa che vi fossero nobili non feudali (nobiltà civiche) che restavano tali senza l'esistenza di un "seggio" nobiliare locale ed ufficiale.

L'Ordine di Malta, rispettatissimo in materia nobiliare, infatti non intervenne mai sulla nobiltà minore (ovvero su baroni locali al servizio di veri feudatari). Proprio per non entrare nel merito di "competenze" e riconoscimenti nobiliari che urtassero il diritto regio (come ci spiega Spagnoletti).

Mi permetto qui di riportare un mio piccolo specchietto/schema su quanto detto finora, tratto dal mio
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.

In base alle mie esperienze ed ai miei studi le distinzioni fra i vari tipi di Nobiltà patriziale (distinzioni solo tipologiche e non qualitative) con i relativi requisiti che possono permetterne l’individuazione e la distinzione, erano dunque le seguenti:


1) Patrizi (ovvero Nobili di Seggio Chiuso):


- nobili abitanti di città regie o demaniali (dunque non sottoposte a feudatari);
- viventi nettamente separati dagli altri nobili locali e dal popolo;
- godenti dell'ascrizione ad un Seggio Nobiliare chiuso (al quale non potevano accedere altri se non voluti dai patrizi già ascritti):
- godenti del diritto monopolistico (esclusivo) dell'accesso alle cariche civiche locali (e spesso anche a certe ecclesiastiche);


2) Nobili di città (nobiltà civica; ovvero Nobili di Seggio Aperto, detti anche loro genericamente anche “Patrizi”):


- nobili abitanti di città regie o demaniali (dunque non sottoposte a feudatari);
- viventi separati dal popolo;
- godenti dell'ascrizione ad un Seggio Nobiliare Aperto (detta “vera separazione”) riservato ai soli nobili locali, al quale potevano accedere però anche altri nobili, richiedendolo al Seggio Nobiliare stesso oppure al Sovrano se non erano stati accettati dai nobili già ascritti;
- godenti del diritto esclusivo dell'accesso alle cariche civiche locali (e spesso anche a certe ecclesiastiche);



3) Nobili locali



Nobili locali in città regie o demaniali


- 1) nobili abitanti di città regie dove esisteva Patriziato cittadino o Nobiltà civica (ovvero Nobili di Seggio Aperto o Chiuso), ma non ascritti a tali Seggi (nobili fuori seggio, ovvero estranei al Patriziato locale);

- 2) oppure abitanti di città regie dove non esisteva patriziato locale o nobiltà civica;

- 3) oppure nobili viventi in città feudali ma dove esisteva patriziato locale o nobiltà civica (e quindi la condizione feudale della città non aveva fatto decadere la nobiltà dei patrizi locali);
- viventi separati dal popolo;
- uniti in un collegio nobiliare ma non ascritti a nessun Seggio Nobiliare (perchè localmente non esistente oppure perchè Seggio Nobiliare chiuso);
oppure non riuniti in nessuna associazione riservata ai soli nobili; tale condizione fece degradare la nobiltà dopo il 1693
- aventi l'opportunità di collaborare al potere locale (con l’Universitas cittadina, oppure con il feudatario del luogo, ecc.);



Nobili locali in città feudali

- nobili viventi in città feudali ma dove esisteva patriziato locale o nobiltà civica (e quindi la condizione feudale della città non aveva fatto decadere la nobiltà dei patrizi locali);
- viventi separati dal popolo;
- uniti in un collegio nobiliare ma non ascritti a nessun Seggio Nobiliare (perchè localmente non esistente oppure perchè Seggio Nobiliare chiuso);
oppure non riuniti in nessuna associazione riservata ai soli nobili; tale condizione fece degradare la nobiltà dopo il 1693
- aventi l'opportunità di collaborare al potere locale (con l’Universitas cittadina, oppure con il feudatario del luogo, ecc.);



Quindi ricapitolando potevano esistere:


- Città Regie con Seggio(i) Nobiliare(i) (Chiuso o Aperto) ovvero con i Patrizi cittadini;

- Città Regie con Seggio(i) Nobiliare(i) (Chiuso o Aperto), ovvero con i Patrizi cittadini e con altri Nobili locali (riuniti in altri Collegi nobiliari, ovvero nobili fuori Seggio, oppure non riuniti fra loro);

- Città Regie senza Seggio(i) Nobiliare(i), ovvero dove i Nobili locali non erano riuniti in collegi o seggi;

- Città feudali con Seggio(i) Nobiliare(i) (anteriore alla feudalità o costituito dopo), ovvero con i Patrizi cittadini;

- Città feudali con Seggio(i) Nobiliare(i) (Chiuso o Aperto), ovvero con i Patrizi cittadini e con altri Nobili locali (riuniti in altri Collegi nobiliari, ovvero nobili fuori Seggio, oppure non riuniti fra loro); tale condizione fece degradare la nobiltà dopo il 1693

- Città feudali senza Seggio(i) Nobiliare(i), ovvero dove i Nobili locali non erano riuniti in collegi o seggi nobiliari; tale condizione fece degradare la nobiltà dopo il 1693;

******

Spero di essere stato utile.

Ma il tema è molto vario ed articolato. Ed io stesso ho più il bisogno di aiuti che il privilegio delle certezze.

Il mio progetto comprende quindi:
- elencazione /individuazione delle città (regie e feudali) che ebbero patriziato;
- studio delle tipologie, della storia e delle particolarità dei vari patriziati cittadini;
- studio della storia, genealogia ed elenchi delle varie famiglie nobili cittadine.

Sarebbe dunque importante avere l'aiuto di chiunque voglia partecipare al progetto per identificare i vari patriziati cittadini, studiarli, elencarne le famiglie, etc. etc.
Chi volesse partecipare sarebbe il benvenuto.

Cordiali saluti

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MessaggioInviato: Lun Dic 15, 2008 2:04 pm    Oggetto: Rispondi citando

Anzitutto comincerei col contestualizzare meglio nel tempo.

Un conto è il Cinquecento, altro conto è il Seicento, altro conto ancora è il Settecento.

Nel topic
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in modo molto interessante parlando della nobiltà nel Cinquecento

Scinuso ha scritto:
Intendo dire che in anni così risalenti difficilmente si troverebbero "patenti" ufficiali di nobltà, emesse da cancellerie di qualsiasi tipo. La nobiltà poichè "tutta dalla comune opinione dipende" come scrisse Padre Fiore, non conosceva in quei secoli di primordi altre attestazioni che una consolidata condizione sociale congiunta alla pubblica fama.

Il "riconoscimento" di nobiltà da parte di un organo dello stato non può essere ricercato prima che il concetto stesso di stato, in senso moderno, si affacciase alla storia politica europea.

Sarà assolutista, napoleonica e poi dell'Italia Liberale una concezione "legalistica" del concetto di nobiltà, che prende piede a partire dalle norme in materia contenute nei dispacci e nelle leggi di Ferdinando IV. Questa impostazione fu evidentemente parto del centralismo statalista della tradizione assolutista francese, diffusosi poi nel Settecento in Europa a soppiantare le istituzioni assai meno verticistiche dell'Antico Regime.


Noi di che periodo vogliamo parlare?

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MessaggioInviato: Lun Dic 15, 2008 3:55 pm    Oggetto: Rispondi citando

Gentile signore
il mio modesto tentativo è comprendere proprio il patriziato locale nel Regno di Napoli.
Fin dai suoi primordi citato in alcuni atti (sec. XV), fino agli inizi delle sue formalizzazioni (secc. XVI-XVII), per finire quindi in epoca borbonica.

Però non ho capito la sua affermazione sull'inestistenza di
""patenti" ufficiali di nobltà, emesse da cancellerie di qualsiasi tipo"...

Nel regno di Napoli, dall'epoca angioina, la nobiltà, non era inquadrata in nobiltà feudale (e prima ancora fin dall'epoca normanno-sveva)?
E non esistevano nei famosi regi Archivi le cedole feudali? Le dichiarazioni di familiarità del sorvano? I riconoscimenti di nobiltà?

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MessaggioInviato: Lun Dic 15, 2008 4:22 pm    Oggetto: Rispondi citando

Giovanni Grimaldi ha scritto:
Gentile signore
il mio modesto tentativo è comprendere proprio il patriziato locale nel Regno di Napoli.
Fin dai suoi primordi citato in alcuni atti (sec. XV), fino agli inizi delle sue formalizzazioni (secc. XVI-XVII), per finire quindi in epoca borbonica.

Però non ho capito la sua affermazione sull'inestistenza di
""patenti" ufficiali di nobltà, emesse da cancellerie di qualsiasi tipo"...

Nel regno di Napoli, dall'epoca angioina, la nobiltà, non era inquadrata in nobiltà feudale (e prima ancora fin dall'epoca normanno-sveva)?
E non esistevano nei famosi regi Archivi le cedole feudali? Le dichiarazioni di familiarità del sorvano? I riconoscimenti di nobiltà?


Certo ma era qualcosa di non comune.

Il riconoscimento della nobiltà nei processi per l'ammissione nell'ordine di Malta, ad esempio, era in larghissima parte fino al Seicento basata sostanzialmente sulla tradizione e sulla pubblica fama attestata da testimonianze giurate (Mario Pellicano Castagna, Processi di cavalieri gerosolomitani calabresi, Frama Sud, 1978, p. 9).

L'evoluzione del concetto di nobiltà si ha a partire dalla seconda metà del Seicento in cui la prova testimoniale è abbandonata per essere sostituita dalla prova documentale (ibid. p.10)

Il Settecento poi è periodo ancora più complesso dato che furono pubblicate numerose prammatiche che riguardavano l'argomento nobiltà.

Dunque per un discorso sulla nobiltà occorre senza dubbio chiarire meglio il periodo che si vuole prendere a riferimento.

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MessaggioInviato: Lun Dic 15, 2008 5:32 pm    Oggetto: Rispondi citando

Gentile signore
forse non riesco io a spiegarmi.

Ho scritto che parlavo del patriziato locale nel Regno di Napoli, dai suoi primordi citato in alcuni atti (sec. XV), fino agli inizi delle sue formalizzazioni (secc. XVI-XVII), per finire quindi in epoca borbonica.

Sintetizzando: il mio studio verte sull'epoca borbonica ('700)
e sul bisogno di capire la normativa generale di riferimento in tale epoca borbonica (che esisteva, mi ripeto, anche se è poco nota e molto poco studiata), per identificare i "criteri generali" che permettevano (ieri come oggi) quando, come e perchè si considerava un "seggio nobiliare" ed il conseguente patriziato/nobiltà locale.

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Scinuso



Registrato: 16/01/07 21:42
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MessaggioInviato: Lun Dic 15, 2008 5:40 pm    Oggetto: Rispondi citando

Mi sembra che si possa dire che il quadro normativo divenne organico e coerente con la sistematizzazione che ne fece Ferdinando IV, proprio nell'orizzonte del nuovo illuminismo giuridico.

E'chiaro che ciò si rese necessario in presenza di contenziosi dovuti, in questa come evidentemente in altre materie, alla varietà e alla stratificazione secolare delle fonti.

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Scinuso
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Abate Correale



Registrato: 21/01/07 21:09
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MessaggioInviato: Lun Dic 15, 2008 5:52 pm    Oggetto: Rispondi citando

Citazione:
Gentile signore
forse non riesco io a spiegarmi.

Ho scritto che parlavo del patriziato locale nel Regno di Napoli, dai suoi primordi citato in alcuni atti (sec. XV), fino agli inizi delle sue formalizzazioni (secc. XVI-XVII), per finire quindi in epoca borbonica.

Sintetizzando: il mio studio verte sull'epoca borbonica ('700)
e sul bisogno di capire la normativa generale di riferimento in tale epoca borbonica (che esisteva, mi ripeto, anche se è poco nota e molto poco studiata), per identificare i "criteri generali" che permettevano (ieri come oggi) quando, come e perchè si considerava un "seggio nobiliare" ed il conseguente patriziato/nobiltà locale.


Uno studio che si rispetti oltre ad inquadrare il tempo storico deve partire dalle fonti.

In questo caso quali fonti vogliamo analizzare?

Continuando con i processi di nobiltà per entrare nell'ordine di Malta mi sembra che gli studi del Pellicano Castagna siano ottimi per analizzare tali questioni.

"A chiarire le idee basta leggere i processi del cav. Alimena, Cito, Malena e Susanna, con i loro quarti [..], tutte famiglie godenti nelle piazze di Montalto, Bisignano, Rossano e Corigliano; si ha la prova che l'ordine non soltanto conosce e riconosce la legittima esistenza delle Piazze dei Nobili in queste città infeudate, ma attribuisce loro un valore paritario come unica fonte e titolo primordiale di nobiltà generosa senza il bisogno di altre formalità nè di altri accessori, esattamente come avviene per le analoghe piazze delle città demaniali.." (Mario Pellicano Castagna, Processi di cavalieri gerosolomitani calabresi, Frama Sud, 1978, p. 11)

Da questo tipo di fonte dunque emerge un valore paritario come unica fonte e titolo primordiale di nobiltà generosa tra nobili di città demaniali e nobili di città infeudate.

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Ex abundantia enim cordis os loquitur (Mt 12,35)
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Giovanni Grimaldi



Registrato: 12/12/08 20:01
Messaggi: 151

MessaggioInviato: Lun Dic 15, 2008 5:56 pm    Oggetto: Rispondi citando

Gentile signore
appunto parlavo di questo.

Il primo e basilare "criterio generale" era che per considerare l'esistenza di un patriziato bisogna supportarlo con un documento ufficiale dal sovrano o da suo organo competente in materia nobiliare (o altri Enti come l'Ordine di Malta) che riconosceva o istituiva tale patriziato.

Purtroppo l'argomento è vario e non è stato mai fino in fondo e sufficientemente studiato.

Durante il regno d'Italia poi si è assistito ad un livellamento ed una mortificazione di antichi patriziati (ignorati o declassati).

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Giovanni Grimaldi

"Ricordate le gesta compiute dai nostri padri ai loro tempi e ne trarrete gloria insigne e nome eterno."

(Maccabei, Libr. 1, cap. 2, v. 51)
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