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La città bizantina

 
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Inviato: Sab Feb 24, 2018 1:43 pm    Oggetto: Ads

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Scinuso



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MessaggioInviato: Ven Gen 16, 2009 3:53 pm    Oggetto: La città bizantina Rispondi citando

Cari amici,

sono interessato a delucidazioni sull'ordinamento municipale delle città del Mezzoggiorno nell'età bizatina. Ogni notizia è benvenuta.


Grazie



furio

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Scinuso
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Axiopistos anthropos



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MessaggioInviato: Dom Feb 08, 2009 4:17 pm    Oggetto: Rispondi citando

Anche se un pò in ritardo e me ne scuso rispondo consapevole che questo è un problema vasto e non facilmente decifrabile, tanto più in aree periferiche dell'impero come l'Italia.

Quello che so di certo per l'Italia meridionale è che le città, come anche i kastra (nuclei urbani fortificati) sono il centro di gestione periferica del potere imperiale, in cui si esercita la giustizia e si assolve alle pratiche di natura fiscale. In questo senso le informazioni ricavabili dalle fonti, piuttosto esigue, ci indicano almeno per la Puglia e la Basilicata una organizzazione territoriale che fa capo alla città e che è nota come diakratesis. Per la Calabria il termine compare solo in età normanna. Per J.M. Martin in epoca catepanale si assiste al superamento delle vecchie circoscrizioni fiscali-militari come le turme e bande (nonostante la menzione nel cartolario di Oppido) in favore di distretti amministrativi a scala cittadina, appunto la diakratesis.

Il territorio della città era suddiviso secondo le partizioni legate alla proprietà privata che l'ordinamento imperiale come tutti gli ordinamenti centralizzati considera in capite al fisco e per questo soggetto a tassazione.
Esistono ambiti di gestione collettiva della terra e questo riguarda in particolare l'incolto e la montagna per i quale la città (rappresentazione del potere in sede perifeerica) percepisce una tassa di usufrutto, come una tassa è ad esempio percepita in relazione alle transazioni commerciali.
Differentemente che nella legislazione normanna in cui l'incolto è pertinenza fiscale, l'ordinamento privatistico bizantino ammette la proprietà su incolto, montagna e le risorse che vi dimorano. Non è un caso se il cartolario di Oppido menzioni saline o boschi di proprietà privata. Quello che occorre capire sono gli spazi che lo stato riservava per se. Il mio pensiero va innanzitutto alle miniere di metalli, dove l'usufrutto collettivo ammesso dalla legislazione giustinianea comportava il versamento di una decima al fisco.

Sono piccoli spunti per un problema vasto che in base alle tue (vostre richieste) può essere focalizzato con maggiore precisione.

Axio
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Scinuso



Registrato: 16/01/07 21:42
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MessaggioInviato: Dom Feb 08, 2009 10:19 pm    Oggetto: Rispondi citando

Caro Axio,

grazie mille della risposta.

Il mio interesse si appunta più che altro sul sistema amministrativo interno alla diakratesis (circoscrizione incentrata sulla città). Cioè vorrei sapere cosa si conosce sui magistrati dell'amministrazione civica: se erano espressi dalla popolazione locale, dagli ordini cittadini, e attraverso quale sistema di rappresentanza; se era poi previsto qualcosa del genere, o se il potere cittadino era invece monopolizzato da rappresentanti della apparato imperiale.

Le tradizioni storiografiche erudite dell'Età Moderna, nelle città soprattutto demaniali della Calabria, si fanno in più di un caso un punto d'onore nel dimostrare l'origine della tradizione di "libertà" degli apparati municipali locali da quella delle strutture amministrative cittadine di età bizantina. Non a caso il seggio cittadino, che dal tardo medioevo è il luogo di riunione del parlamento generale delle Università, e in seguito del solo primo ceto, è in molte città della Calabria detto "tocco", con termine appunto derivato dal greco.

Non so se esistano studi specifici sul tema, in particolare riferiti alla Regione.

saluti

furio

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Scinuso
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Axiopistos anthropos



Registrato: 18/11/07 22:38
Messaggi: 24

MessaggioInviato: Lun Feb 09, 2009 1:03 pm    Oggetto: Rispondi citando

Caro Furio

dal tuo post ricavo una serie di suggerimenti che possiamo approfondire insieme.

Innanzi tutto ti segnalo un recente articolo di J.M. Martin che se hai difficoltà a trovare posso in qualche modo fartelo avere: J.M. Martin 2006, Les Thèmes italiens. Territoirs, aministration, population, in Jacob-Martin-Noyé (a cura di), Histoire et culture dans l'Italie Byzantine, Ecole Francaise de Rome.

Allora, l'idea che mi sono fatto è che ogni città è frutto della promozione del potere imperiale (basti pensare agli atti di fondazione delle città di Tricarico e di [CENSORED] a in Basilicata e Puglia, ma anche alle notizie che si ricavano dalla vita di S. Pancrazio di Taormina o dalla controversa Cronaca di Taverna riguardo la fondazione di Catanzaro a opera dello stratego Flagizio). Essendo ciascuna città una cellula periferica di gestione del territorio imperiale é demandato ad un corpo di funzionari ufficiali la sua gestione.

Il problema storiografico moderno sta nel comprendere il grado di raicamento di particolari famiglie in un comprensorio che sono contemporaneamente possessori di beni e amministratori locali.

Sappiamo che la legislazione bizantina vietava ai funzionari maggiori (strateghi) di possedere beni in proprietà (non però in possesso) nella provincia in cui operavano, ma questo non era vietato ai funzionari subalterni che anzi rivestivano cariche ufficiali ed erano detentori di beni nei territori in cui operavano.

I modi di ascesa dell'aristocrazia locale sono stati ben messi in evidenza da Cheynet il quale individua delle cause preferenziali a partire da cui avviene l'assunzione di cariche a dimensione locale e il parallelo radicamento fondiario in un determinato territorio: sono costantemente nomine "dall'alto" che hanno come presupposto la garanzia dell'esercizio della potestà imperiale (ci sono diversi esempi laddove l'impero è distante di tentativi di costituzione di domini autonomi - sempre repressi - per le motivazioni che ti ho detto sopra). Oltretutto l'assunzione di onorifica (protospatario, spatario etc.) è una delle condizioni che consentono di accedere a particolari cariche amministrative...e l'onoreficenza è dispensata dall'imperatore.

Per farti capire come il problema non sia di facile soluzione basta pensare alla famiglia dei Maleinos residente a Stilo e Rossano che tra età bizantina e normanna rivestono diverse cariche in scala provinciale e locale. I Maleinos (se l'identificazione è esatta) erano una famiglia vicina alla corte macedone. Accanto ai Maleinos a Stilo abbiamo famiglie della piccola aristocrazia di funzioni come I Moschatos o i Presbyteranoi che lentamente crescono fino ad assumere particolari ruoli nell'ambito ristretto della cerchia cittadina per essere a vario titolo degli "arconti". Ma le modalità di accesso a queste cariche non ci sono note.

Esempi di rappresentatività interna esistono invece nelle comunità di villaggio. I Choria (villaggi) sono unità fiscali, in cui tutti coloro che vi risiedono sono collettivamente responsabili del versamento dell'imposta (Il chorion è l'unità contribuente). Kaplan ha messo in evidenza come anche all'interno del chorion di verificano dinamiche di ascesa sociale che portano all'assunzione da parte di particolari individui di funzioni di rappresentanza, ma è una dinamica questa tutta interna al chorion (non ufficiale).

Ti indico di seguito i principali operatori sul territorio cittadino, considerando preliminarmente che i termini spesso non corrispondono alla funzione e che le funzioni variano anche per area geografica (aree a continuità di dominio - Calabria; aree di più antica influenza longobarda - Puglia settentrionale:
I taboullarioi: sono i redattori degli atti ufficiali, affiancano i giudici cittadini e sono responsabili delle problematiche fiscali.
krites-iudex: giudice cittadino menzionato in particolare in Puglia
Turmarca: in Puglia sono i responsabili dell'amministrazione cittadina, in Calabria sembrerebbero responsabile delle turme.
Ek Prosopou: ci sono esempi (Gerace, Bari, Conversano, Civitate) in cui risulta responsabile dell'amministrazione cittadina.
Komes: responsabile dell'apparato militare cittadino (ma quando si introduce l'esercito di professione diventa sempre più un funzionario amministrativo).

Spero di non averti confuso, anzi se ci sono tue richeste che non ho colto, continua a chiedere

Un abbraccio
Peppe
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messer giorgio



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MessaggioInviato: Lun Feb 09, 2009 2:47 pm    Oggetto: Rispondi citando

......lungi da me entrare in queste discussioni.

Vorrei segnalare (probabilmente già conosciuto poichè è datato) Domenico Minuto
Conversazione su territorio e architettura nella Calabria bizantina.

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Cordialmente, Messer rk01_acavallo Giorgio.

Chi riconosce il valor altrui, accresce il proprio. (V. Zangara)
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Scinuso



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MessaggioInviato: Mar Feb 10, 2009 4:57 pm    Oggetto: Rispondi citando

Axiopistos anthropos ha scritto:
Caro Furio

dal tuo post ricavo una serie di suggerimenti che possiamo approfondire insieme.

Innanzi tutto ti segnalo un recente articolo di J.M. Martin che se hai difficoltà a trovare posso in qualche modo fartelo avere: J.M. Martin 2006, Les Thèmes italiens. Territoirs, aministration, population, in Jacob-Martin-Noyé (a cura di), Histoire et culture dans l'Italie Byzantine, Ecole Francaise de Rome.

Ti ringrazio: cercherò di trovarlo; se non dovessi abuserò della tua gentilezza.

Allora, l'idea che mi sono fatto è che ogni città è frutto della promozione del potere imperiale (basti pensare agli atti di fondazione delle città di Tricarico e di [CENSORED] a in Basilicata e Puglia, ma anche alle notizie che si ricavano dalla vita di S. Pancrazio di Taormina o dalla controversa Cronaca di Taverna riguardo la fondazione di Catanzaro a opera dello stratego Flagizio). Essendo ciascuna città una cellula periferica di gestione del territorio imperiale é demandato ad un corpo di funzionari ufficiali la sua gestione.

Il problema storiografico moderno sta nel comprendere il grado di raicamento di particolari famiglie in un comprensorio che sono contemporaneamente possessori di beni e amministratori locali.

Da parte mia mi interesserebbe sapere: chiarito lo stretto grado di controllo e di emanazione del potere cittadino da parte dell'apparato imperiale, quale è il ruolo che in quello svolge la popolazione autoctona?


Sappiamo che la legislazione bizantina vietava ai funzionari maggiori (strateghi) di possedere beni in proprietà (non però in possesso) nella provincia in cui operavano, ma questo non era vietato ai funzionari subalterni che anzi rivestivano cariche ufficiali ed erano detentori di beni nei territori in cui operavano.

I modi di ascesa dell'aristocrazia locale sono stati ben messi in evidenza da Cheynet il quale individua delle cause preferenziali a partire da cui avviene l'assunzione di cariche a dimensione locale e il parallelo radicamento fondiario in un determinato territorio: sono costantemente nomine "dall'alto" che hanno come presupposto la garanzia dell'esercizio della potestà imperiale (ci sono diversi esempi laddove l'impero è distante di tentativi di costituzione di domini autonomi - sempre repressi - per le motivazioni che ti ho detto sopra).

E qual'è la portata della presenza dell'elemento locale in questi meccanismi? I funzionari sono inviati greci?


Oltretutto l'assunzione di onorifica (protospatario, spatario etc.) è una delle condizioni che consentono di accedere a particolari cariche amministrative...e l'onoreficenza è dispensata dall'imperatore.

Per farti capire come il problema non sia di facile soluzione basta pensare alla famiglia dei Maleinos residente a Stilo e Rossano che tra età bizantina e normanna rivestono diverse cariche in scala provinciale e locale. I Maleinos (se l'identificazione è esatta) erano una famiglia vicina alla corte macedone. Accanto ai Maleinos a Stilo abbiamo famiglie della piccola aristocrazia di funzioni come I Moschatos o i Presbyteranoi che lentamente crescono fino ad assumere particolari ruoli nell'ambito ristretto della cerchia cittadina per essere a vario titolo degli "arconti". Ma le modalità di accesso a queste cariche non ci sono note.

Esempi di rappresentatività interna esistono invece nelle comunità di villaggio. I Choria (villaggi) sono unità fiscali, in cui tutti coloro che vi risiedono sono collettivamente responsabili del versamento dell'imposta (Il chorion è l'unità contribuente). Kaplan ha messo in evidenza come anche all'interno del chorion di verificano dinamiche di ascesa sociale che portano all'assunzione da parte di particolari individui di funzioni di rappresentanza, ma è una dinamica questa tutta interna al chorion (non ufficiale).

Capisco. Mi viene da fare una riflessione, a partire retrospettivamente dalla storia moderna: nella città demaniali meridionali tardo-medievali e moderne la presenza di un funzionario del potere centrale, con ruoli più o meno decisivi (governatore, giudice), è affiancata a una struttura amministrativa (il reggimento espresso da un parlamento e guidato da un sindaco) che recluta i suoi funzionari tutti nella città; chissà che nelle città bizantine, e con i modo spontanei osservati nei choria, non si desse qualcosa del genere?

Ti indico di seguito i principali operatori sul territorio cittadino, considerando preliminarmente che i termini spesso non corrispondono alla funzione e che le funzioni variano anche per area geografica (aree a continuità di dominio - Calabria; aree di più antica influenza longobarda - Puglia settentrionale:
I taboullarioi: sono i redattori degli atti ufficiali, affiancano i giudici cittadini e sono responsabili delle problematiche fiscali.
krites-iudex: giudice cittadino menzionato in particolare in Puglia
Turmarca: in Puglia sono i responsabili dell'amministrazione cittadina, in Calabria sembrerebbero responsabile delle turme.
Ek Prosopou: ci sono esempi (Gerace, Bari, Conversano, Civitate) in cui risulta responsabile dell'amministrazione cittadina.
Komes: responsabile dell'apparato militare cittadino (ma quando si introduce l'esercito di professione diventa sempre più un funzionario amministrativo).

Tutti questi sono di nomina imperiale; come tu dici, insomma, il punto è che essendo la città fondamentalmente il centro di una circoscrizione amministrativa dell'Impero interna al thema (turma, o simili) all'apice di essa vi era appunto un funzionario imperiale.

Forse il discorso sul ruolo svolto dalle comunità autoctone nell'amministrazione della città dovrebbe lambire il terreno delle strutture dell'eparchìa, della diocesi ecclesiastica, dove il vescovo è la figura più eminente della città, dotato di responsabilità civili di qualche tipo.


Spero di non averti confuso, anzi se ci sono tue richeste che non ho colto, continua a chiedere

Un abbraccio
Peppe


Grazie come sempre, come vedi le mie sono piste abbastanza "evanescenti" ma spero di aver dato l'idea di quale sia il tipo di curiosità che mi sollecita questo tema.

furio

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