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Il suffeudo in Calabria e nella Diocesi di Gerace
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Inviato: Mar Gen 16, 2018 7:11 am    Oggetto: Ads

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Licofoli
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Residenza: Gioiosa Jonica

MessaggioInviato: Mer Mar 24, 2010 12:54 pm    Oggetto: Rispondi citando

Grazie Kaulon per la notizia; è un dato in più che arricchisce questo censimento suffeudale dai risvolti sicuramente notevoli. Speriamo che corpi feudali spuntino fuori.

L.

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Giovanni Grimaldi



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MessaggioInviato: Ven Apr 02, 2010 4:03 pm    Oggetto: Rispondi citando

Licofoli ha scritto:
Sarebbe bello riprendere l'argomento riallacciando ancora una volta il discorso e cercando di aggiungere nuovi suffeudi a questa fantomatica cartina sub-feudale della cosiddetta Locride.

Non è facile, ma prego tutti coloro che hanno avuto fonti di età moderna fra le mani di compiere un piccolo sforzo di memoria al finedi integrare il più possibile l'elenco contenuto nelle pagine precedenti.

Non è impossibile, occorre tener conto anche del più piccolo corpo (sub)feudale.

Diamoci da fare......... Wink


L.


Grazie professore,

che rilancia questo interessantissimo argomento!

Cercherò, nonostante i miei pochi mezzi, di contribuire per quel che posso.

Saluti

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Giovanni Grimaldi

"Ricordate le gesta compiute dai nostri padri ai loro tempi e ne trarrete gloria insigne e nome eterno."

(Maccabei, Libr. 1, cap. 2, v. 51)
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carnelevario



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MessaggioInviato: Mar Gen 08, 2013 9:43 pm    Oggetto: Rispondi citando

carnelevario ha scritto:
Lobstein nel suo ultimo "La Città di Stilo ecc." assegna la signoria del suffeudo Arcamone seu Salesi a Don Tiberio Carnevale di quella città, ma non riporta indicazioni di tempo. Ciò nonostante, Tiberio visse nella metà del '500.

Riprendo questa sopita discussione per un aggiornamento. Girovagando nell'archivio on line dell'ASNa ho trovato il seguente riferimento:

Regia Camera della Sommaria, Segreteria. Partium – Inventario 1468-1688
Volume 1997 anni 1615-1618
f. 273 t. Città di Stilo, per li suoi suffeudatarii con peso d'adoha a detta città et sono: ...
Fabio Carnevale compratore del suffeudo del quondam Salvatore Salesi annui carlini nove

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Alberto Mario Carnevale
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Licofoli
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Residenza: Gioiosa Jonica

MessaggioInviato: Lun Gen 28, 2013 5:59 pm    Oggetto: Rispondi citando

Gent.mo,

a quanto pare sembra che l'acquisto del suffeudo da parte del Carnevale debba essere posticipato, rispetto a quando riferito da von Lobstein.

Interessante constatare, ma la cosa non stupisce, la presenza di suffeudi anche all'interno di territori non infeudati. Sarebbe interessante accertare se il suffeudo in oggetto dipendesse direttamente dal sovrano - e in questo caso più che un suffeudo sarebbe stato un feudo disabitato - oppure se, in quanto suffeudo, non dipendesse dall'università di Stilo.

Una riflessione sulla quale tirerei in ballo, oltre che tutti gli interessati anche l'amico Scinuso, che in questo periodo si sta occupando proprio di questioni legate ai suffeudi nel Regno di Napoli.

Saluti

Licofoli.

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Dinzo



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MessaggioInviato: Mar Gen 29, 2013 9:48 am    Oggetto: Rispondi citando

Anche se la zona è quella di Arena, in relazione al suffeudo posso portare il risultato delle mie ricerche; anche queste partite da quanto riportato dal Lobstein nel vol. I del suo Settecento Calabrese e portate a termine presso l'archivio di Stato di Vibo.

Don Gregorio d'Inzillo il 16/12/1756 acquistò da D. Gioacchino Mottola dei Baroni di S. Calogero, unitamente a D. Domenico Carroccia i suffeudi di Golardo e Abruzzo.
La mancanza dell’assenso dei Marchesi di Arena e Duchi di Soreto, che ne rivendicarono la disposizione per non avere il Mottola denunciato ( e pagato) la successione dalla madre D. Antonia Signoretta, ne rimandò l’investitura.
( Quanto sopra riporta il Lobstein)

L’acquisto del feudo fu effettuato in occasione delle doppie nozze dei rispettivi figli D. Maria Carroccia con D. Valentino e D. Pascale Carroccia con D. Rosa, per ducati 8000.
I suffeudi citati , successivamente alla morte di don Gregorio, passarono a Don Valentino suo figlio ed erede universale con cui proseguirono i contrasti legati all’investitura degli stessi; la stessa giunse il 10/10/1767, dopo la morte del Marchese di Arena, per mano del di lui figlio ed erede Don Tristano Caracciolo, e rispettivamente per Don Valentino il suffeudo di Golardo e per Don Domenico il suffeudo di Abruzzo.

Particolare la circostanza che la compilazione della Platea del Feudo in questione , fu fatta "servatis servandis" nel 1707 da don Livio d’Inzillo (zio di don Gregorio e padre del conte Bruno) a quel tempo delegato del Regio Consiglio Collaterale.


L'ultima modifica di Dinzo il Mar Gen 29, 2013 4:42 pm, modificato 1 volta
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Scinuso



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MessaggioInviato: Mar Gen 29, 2013 3:19 pm    Oggetto: Rispondi citando

Carissimi, è un piacere rileggervi ed è un piacere riprendere anche per un attimo questo argomento, al quale ultimamente mi sto dedicando in modo particolare:)

Il caso di Stilo di cui già a suo tempo avevamo rilevato l'interesse, è senz'altro molto emblematico. Come emerge dalle poche righe della Sommaria riportate da Carnelaverio, Stilo, città demaniale, esercita lei stessa quella peculiare delega fiscale consistente nella riscossione dell'adoa, in cui si sostanzia il rapporto tra un feudatario e il suo suffeudatario. E'qualcosa che in effetti nessuno ha mai posto nel dovuto rilievo. Come già in precedenza notammo, la città subentra nei rapporti giuridici di natura feudale in precedenza facenti capo ai Concublet. E'come se in ciò diventasse in un certo senso feudataria di sè stessa...

La circostanza consente qualche riflessione, innanzitutto sul perchè i suffeudi non diventino a quel punto, come suggerisce Licofoli, feudi rustici (o magari abitati) in capite al sovrano, come forse sarebbe lecito aspettarsi. Sarebbe bello trovare altri esempi su cui ragionare, per esempio in ordine ai suffeudi delle altre città regie calabresi, di consolidata tradizione demaniale, come Cosenza o Reggio, o con una storia travagliata come Taverna. Forse nel nostro caso agisce una forza peculiare della città di Stilo, che si riserva in tal modo il controllo fiscale e giurisdizionale su una parte importante del suo territorio. Ma questo avviene in quale linee tendenziali nel contesto del Regno?

Mi sembra in proposito che in passato Carnelavario stesso portò nel dibattito il riferimento a un privilegio particolare stilese in ordine alla facoltà di investire baroni. E' un caso isolato, o un piccolo tassello da aggiungere al profilo delle città regie del Regno in età moderna?

Soprattutto mi sembrerebbe interessante notare questo: il sistema dei suffeudi è una dimensione della gestione della terra legato in particolare ai gruppi preminenti locali, più che a supposti sistemi di "patronage" come li chiamano, dei feudatari. E' forse uno spazio che i nobili locali si ritagliano negoziandolo con i baroni maggiori, e non semplicemente emanante da questi. Origina dal basso, non dall'alto. Intendo dire: il suffeudo è garanzia di un potere diverso da quello del barone che lo concede, e questo potere è quello proprio delle elite cittadine. Tra questi poteri c'è un rapporto più articolato che non la sola sottomissione nella gerarchia feudale. Ne è forse prova il fatto che un patriziato come quello stilese mantiene le sue prerogative feudali anche in mancanza di una corte baronale.Forse è un'intuizione da seguire, forse no...Grazie comunque per sollevare una questione che in questo momento mi interessa molto!

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carnelevario



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MessaggioInviato: Mar Gen 29, 2013 3:57 pm    Oggetto: Rispondi citando

Citazione:
Il caso di Stilo di cui già a suo tempo avevamo rilevato l'interesse, è senz'altro molto emblematico. Come emerge dalle poche righe della Sommaria riportate da Carnelaverio, Stilo, città demaniale, esercita lei stessa quella peculiare delega fiscale consistente nella riscossione dell'adoa, in cui si sostanzia il rapporto tra un feudatario e il suo suffeudatario. E' qualcosa che in effetti nessuno ha mai posto nel dovuto rilievo. Come già in precedenza notammo, la città subentra nei rapporti giuridici di natura feudale in precedenza facenti capo ai Concublet. E'come se in ciò diventasse in un certo senso feudataria di sè stessa...

Del privilegio di Stilo ne parla Luigi Cunsolo nella sua Storia di Stilo alle pagg. 96 e 98 quando discorre delle "Capitulazioni" stilesi.
Cunsolo ricorda che "Stilo conservò a lungo la facoltà delle investiture e nominò appunto baroni di Salesi (una tenuta nel suo territorio) alcuni benemeriti cittadini che molte persecuzioni, anche, avevano sofferto da parte della famiglia Marchionale Concublet ... L'università di Stilo infatti dalla regina Giovanna I nell'anno 1343 aveva ottenuto il privilegio di concedere in feudo con titolo nobiliare l'investitura di un terreno allodiale a determinate persone (Dall'Archivio della R. Zecca di Napoli)." e poi prosegue più avanti: "Grata, la Città di Stilo alle fatiche durate da Girolamo [Crea] e riconoscente ai dispendi tollerati, congregatasi in pubblico general parlamento, ... gli rilasciò con titolo baronale l'investitura del predio allodiale Salesi. Lo stesso titolo fu concesso - anche per le sue benemerenze patriottiche - a Conforto Crea..."

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Alberto Mario Carnevale
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MessaggioInviato: Mar Gen 29, 2013 8:53 pm    Oggetto: Rispondi citando

Caro Alberto grazie della tua puntualità! Ricordavo appunto questo riferimento di Cunsolo. Chissà se esiste traccia di questo privilegio "della regia zecca" in qualche registro angioino ricostruito...

E inoltre sarebbe interessante scoprire casi analoghi di concessioni simili ad altre città del regno....Per esempio non ho mai sentito che la stessa Napoli godesse di una prerogativa del genere....

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MessaggioInviato: Mer Gen 30, 2013 9:23 am    Oggetto: Rispondi citando

C'è un aspetto relativo alla concessione/gestione di terre che non mi è chiara: presso l'archivio di Vibo ho trovato un atto del 1734 relativo all'affitto degli Stati dei Principi di Castiglione e Feroleto.
Pur essendo chiara la diversa natura del possesso a dispetto del suffeudo per essere quest'ultimo regolato dal diritto feudale, vorrei comprendere meglio in pratica quale era la differenza sostanziale tra canone di affitto e adoa. Spero che la domanda non sia banale, vista la mia breve esperienza in materia.

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MessaggioInviato: Mer Gen 30, 2013 3:27 pm    Oggetto: Rispondi citando

Caro amico,

l'affitto di un intero stato feudale era una pratica di ampia diffusione tra la nobiltà del Regno in età spagnola e fino all'eversione. L'affitto era in genere previsto per periodi limitati, con un emolumento per lo più in denaro, che si trova indicato come "estaglio" previsto per contratto tra le parti.

L'investitura suffeudale riguardava invece ovviamente delle particolari porzioni di territorio, sulle quali ab immemorabili era incardinata una "natura" feudale, cioè un insieme di norme particolari che le individuavano inequivocabilmente rispetto alle terre allodiali. All'origine, la principale di esse riguardava il servizio militare da prestare al concedente come obbligazione posta al cuore del rapporto giuridico (prestazione in seguito monetarizzata nell'adoa). Come vede, dal punto di vista genetico e teorico la differenza è molto perspicua. Inoltre la natura feudale imponeva un particolare marchio che potremmo definire "pubblicistico" al rapporto tra feudale e suffeudale, e che si sostanzia fondamentalmente in una minore disponibilità sul bene oggetto di concessione, del quale ogni modificazione patrimoniale da parte del concessionario è soggetta ad assenso del concedente o, a volte, del Re; e in un particolare regime successorio "feudale" più "restrittivo" rispetto ai beni allodiali liberi.

Dal punto di vista pratico, e se escludiamo questi due ultimi profili, in effetti il godimento del bene concesso in suffeudo di contro al versamento di un corrispettivo in denaro avvicina il contratto feudale all'affitto; per la verità i teorici del passato tendevano piuttosto ad accostare suffeudo ed enfiteusi. Su questo punto sarebbe interessante sentire un parere giuridico assai più qualificato del mio, da parte per esempio dell'Utroque Jure Doctor, che chiamo caldamente in causa!

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MessaggioInviato: Mer Gen 30, 2013 4:15 pm    Oggetto: Rispondi citando

Amici,

innanzitutto una precisazione in riferimento al mio precedente intervento il quale, come avrete capito, risentiva del fatto che non mi ero riletto il topic. Dunque non ricordavo che avevamo acclarato il fatto che a Stilo era l'università ad assegnare i suffeudi e a riscuotere l'adoha.

Non posso che concordare con quanto affermato da Scinuso e, soprattutto, con la necessità di procedere all'analisi di altre realtà regnicole, al fine di verificare talune illuminanti considerazioni dal medesimo avanzate, sebbene in forma ancora preliminare e, dunque, ipotetica.

Non tutte sono ipotesi, tuttavia; vi è già più di un punto fermo, al di là, forse, delle nostre stesse aspettative. In un ambito ancora così poco esplorato e adeguatamente considerato, l'aver preso atto del caso stilese e la possibilità che non sia isolato, come ritengo probabile, apre il campo a più larghe e allettanti prospettive di ricerca. Perché ciò convaliderebbe le successive ipotesi di Scinuso circa il ruolo dei suffeudi in taluni equilibri locali all'interno della nobiltà locale e fra questa e il potere feudale. Elementi in larga misura sfuggiti a quanti hanno indagato finora in questa direzione.

E potrebbero non mancare altre sorprese!

Licofoli

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carnelevario



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MessaggioInviato: Mer Gen 30, 2013 9:56 pm    Oggetto: Rispondi citando

Tempo fa, nel girovagare nel web alla ricerca delle tracce dei Carnelevari di Stilo, mi imbattei nell'enciclopedica opera di Luigi Amabile, Fra’ Tommaso Campanella, la sua congiura, i suoi processi e la sua pazzia: Narrazione ecc., Napoli 1882, scaricabile gratuitamente in
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(consiglio l'edizione dell'Oxford University). Nello scorrere le pagine fui "attratto" da una breve disamina sulla natura del suffeudo e ne ritagliai il passaggio (Vol. II, pag. 29) che vi propongo.


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MessaggioInviato: Mer Gen 30, 2013 10:23 pm    Oggetto: Rispondi citando

Caro Alberto, le differenze tipologiche trai feudi dovettero essere molto più chiare agli "antichi" che non a noi. All'inizio di questo topic avevo riportato la classificazione "di scuola" per come emerge dalla sintesi di un noto studioso, e alla quale rinvio.

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