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(Contro)migranti: nobiltà settentrionale nel Meridione

 
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Inviato: Mer Feb 21, 2018 2:57 pm    Oggetto: Ads

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Phersu



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MessaggioInviato: Lun Lug 12, 2010 11:48 am    Oggetto: (Contro)migranti: nobiltà settentrionale nel Meridione Rispondi citando

Carissimi,
in altra parte del forum si è recentemente parlato dell'ennesimo stemma di una dinastia non regnicola (i Malaspina) riscontrato dalle nostre parti.

Ribadisco: l'ennesimo. L'araldica si fa sintomo di un fenomeno non sporadico nè limitato.

Leggo oggi sul corrente numero (luglio-agosto 2010) della rivista Cronaca Numismatica un articolo di F. di Rauso, inerente a una moneta coniata per Napoli da Carlo II.
A p. 52 l'autore cita un passo della Prammatica del 17.7.1683 emanata dal vicerè Gaspare de Haro, marchese del Carpio, il quale (per affrontare al meglio un'auspicata riforma monetaria comprendente la coniazione di una nuova valuta in argento) impose Rolling Eyes alcune tasse fra cui una "...trattenuta d' un'annata delle entrate feudali possedute nel Regno dagli stranieri..." (fonte citata: Dipendenza della sommaria. Zecca, fascio 22, fascicolo 9).

Questa frase, di per sè semplicemente curiosa, si abbina però a una considerazione espressa poco prima dall'estensore dell'articolo, secondo la quale "...Negli oltre due secoli di colonialismo, il Meridione venne considerato come 'la migliore delle Indie'...".

Certo quest'ultimo concetto va inteso in riferimento al connubio fra abbondanza delle risorse naturali del Regno, e la vicinanza chilometrica con i "consumatori" europei.
Ed è un concetto che trovo potrebbe spiegare la presenza quaggiù di così tante famiglie "nordiche" (non soltanto italiane).

L'argomento è già stato affrontato sotto altri punti di vista?

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Licofoli
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Residenza: Gioiosa Jonica

MessaggioInviato: Mar Lug 13, 2010 2:50 am    Oggetto: Rispondi citando

Ci sarebbe molto da scrivere sul tema, si pensi per esempio alla "calata dei genovesi" nel Regno ed anche in Calabria nel corso della seconda metà del '500.

In Calabria si stanziarono in modo permanente decine di famiglie di quella prospera città, attirate dalle ottime rendite dei feudi calabresi e dalla crescente produzione e commercializzazione della seta e di altre risorse.

Ecco quanto scrive Giovanni Brancaccio al riguardo: inserisco il link per evitare inutili ripetizioni:


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Come si vede fu un fenomeno di portata ampia che spiega i così tanti collegamenti e parentele fra famiglie nordiche e calabresi, un tempo in altri spazi telematici ritenuti frutto di fantasie e che invece non possono essere ignorati.

Verrebbe da chiedersi come mai questi casati lasciavano Genova - alcuni temporaneamente altri in via definitiva, per scendere in questo presunto deserto? Erano tutti matti o non sappiamo ancora i conti con il passato sono in gran parte da fare?

Potrebbe essere questo uno spunto per avviare una discussione...

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Phersu



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Messaggi: 1806
Residenza: Etruria meridionale

MessaggioInviato: Mar Lug 13, 2010 1:34 pm    Oggetto: Rispondi citando

...uno spunto a cui possiamo agganciare due sottospunti:

- la Liguria ha certo dato al discorso un contributo numericamente cospicuo, ma non esclusivo: a mente ricordo anche i Malaspina (toscani), i Dolfin (veneti) e i Falletti (piemontesi);

- trovo sintomatico che proprio i genovesi, proverbialmente noti per la spiccata attenzione al lato affaristico delle cose, costituiscano quello che sembra essere una sorta di "zoccolo duro" della immigrazione nordica in Calabria: in parole povere (e parafrasando un loro modo dialettale di dire), se sono calati in massa avranno avuto "la loro conveniénsa".

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Phersu



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Residenza: Etruria meridionale

MessaggioInviato: Ven Lug 16, 2010 9:07 pm    Oggetto: Rispondi citando

Sperando di non andare troppo Embarassed fuori discorso, ho trovato un aggancio territoriale sul tema dell'emigrazione:

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Si tratta del Museo dell'emigrazione calabrese "Giovanni Battista Scalabrini", situato a Francavilla Angitola (VV): un'istituzione fra le non molte che, a livello nazionale, si occupano di ricostruire le vicende dei nostri migranti.

E, credo, la sola che si occupi di quelli calabresi.

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messer giorgio



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MessaggioInviato: Ven Lug 16, 2010 9:33 pm    Oggetto: Rispondi citando


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Phersu



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MessaggioInviato: Ven Lug 16, 2010 9:43 pm    Oggetto: Rispondi citando

...come si dice a Genova: son palanche!...

Wink Grazie, Messere!

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messer giorgio



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MessaggioInviato: Sab Lug 17, 2010 9:12 am    Oggetto: Rispondi citando


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Giovanni Grimaldi



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Messaggi: 151

MessaggioInviato: Mer Set 15, 2010 11:32 pm    Oggetto: Rispondi citando

Phersu ha scritto:
...uno spunto a cui possiamo agganciare due sottospunti:

- la Liguria ha certo dato al discorso un contributo numericamente cospicuo, ma non esclusivo: a mente ricordo anche i Malaspina (toscani), i Dolfin (veneti) e i Falletti (piemontesi);

- trovo sintomatico che proprio i genovesi, proverbialmente noti per la spiccata attenzione al lato affaristico delle cose, costituiscano quello che sembra essere una sorta di "zoccolo duro" della immigrazione nordica in Calabria: in parole povere (e parafrasando un loro modo dialettale di dire), se sono calati in massa avranno avuto "la loro conveniénsa".



Mi trovo perfettamente daccordo sul tema.
Una ricca bibliografia dimostra l'argomento (Colapietra, Galasso, Musso, Brancaccio, etc. etc.).

Genova, che si era sempre interessata del regno meridionale (fin dall'epoca normanna, ad esempio comprando grano dai normanni in Sicilia), si strinse agli angioini (per la politica guelfa e fornendo supporto miliare sul mare) e si avvicinò agli aragonesi, fino a quando, nella politica di Carlo V ed Andrea Doria la Superba repubblica inaugurò quel suo "secolo d'oro" che descrisse Braudel.

I genovesi arrivarono nel regno facendo incetta di arrendamenti, rendite, benefici, prima investendo in commercio e quindi nelle attività bancarie e poi reinvestendo in feudi...

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Giovanni Grimaldi

"Ricordate le gesta compiute dai nostri padri ai loro tempi e ne trarrete gloria insigne e nome eterno."

(Maccabei, Libr. 1, cap. 2, v. 51)
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