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Un caso di spionaggio nel circondario di Gerace nel '700
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Licofoli
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MessaggioInviato: Dom Dic 05, 2010 11:55 pm    Oggetto: Un caso di spionaggio nel circondario di Gerace nel '700 Rispondi citando

Gentili amici,

ecco un po' di carne al fuoco. Il documento che segue è stato da me individuato e pubblicato nel mio volume sul notariato.

Leggete con attenzione il testo; c'è molto da riflettere per cercare di capire cosa stava accadendo. Un romanziere vi costruirebbe su un romanzo. Sono pronto a leggere le vostre ipotesi. Dimenticavo, questo è un atto del notaio gioiosano Francesco Cetera (1640-1718), uno dei più grandi notai calabresi di età moderna.

Buona lettura.


Anno Domini millesimo septemcentesimo octavo, indictione prima, die vero prima mensis Iunij, in rure Sancti Ioannis. Regnante etc.
In nostri presentia personalmente constituti il magnifico Crispino Infusini, magnifico Nicolò Barillaro, il magnifico Carlo Jerace, magnifico Giovan Tomaso Jerace, Antonio De Maria e mastro Giovan Vincenzo Ritorto di questo casale di Santo Giovanni, pertinenza della Grottaria; richiesti per la verità con giuramento attestano e ne fanno pubblica testimonianza come hoggi venerdì primo del presente mese di giugno del corrente anno passavano per dentro detto casale due giovani forastieri, quali, visti per dentro detto casale furono domandati di dove sono e dove vanno; risposero li detti due giovani che sono schiavi sigiliani fggiti di Messina e vanno per la Puglia. E perché la parla di detti due giovani era sigiliana furono per ordine del signor Nicolò L'Anoija Macedonio fatti fare priggione e legati che furono dal mastro giurato di questo casale portati in presenza del detto signor Nicolò come luogotenente generale della militia deputato dall'illustrissimo signor don Domenico Carafa capitano a guerra della paranza di Castelvetere sino a Brancaleone, deputato dall'eccellentissimo signor generale Carafa e condotti nella presentia del medesimo luogotentente esaminati et interrogati di dove sono e dove vanno, dissero che sono sigiliani fuggiti da Messina e poi dissero che sono di Melito e che uno dei due giovani tiene madre in Puglia e che volevano andare ivi. E conoscendo detto signor luogotenente detta riversiva nel parlare di detti due giovani, fece ordine al suddetto mastro giurato che facesse diligentia nella persona delli medesimi due giovani se trovassero qualche cosa di sopra; et per obedire detto mastro giurato mise mano nella persona di detti due giovani et ad uno di essi vidde una lettera con la soprascritta che dice videlicet: Al magnifico illustre signore e padrone mio osservatissimo il signor dottor Federico Catroppa nella casa della eccellenza signora principessa di Roccella. Et è la detta lettera dal detto signor luogotenente aperta nella nostra presentia si viddero dentro tre pezzotti di carta bianca senza esservi scritta se fosse per una parola, solamente la suddetta carta conforme sopra; et conosciuta malitia detto signor luogotenente li fece ligare e condurre carcerati per dar parte non solo all'illustre signor capitano a guerra, m'anche all'eccellentissimo signor generale Carafa, quello si deve fare per servitio del Re Nostro Carlo Terzo (che Dio guardi), mentre al discorso di detti due giovani si conoscono esser piuttosto spia che foristieri (9v) le quali vanno rubbando per le marine si vuole accertare da detti due giovani che cosa volevano oprare in queste marine e così con giuramento attestano e ne fanno pubblica testimonianza. Et quia officium nostrum puplicum est et iuxta petenti non est denegandus assensus, requisiverunt nos ut de predittis omnibus publicum conficere debeamus instrumentum. Nos enim etc. Unde etc.
Praesentibus: regio iudice ad contractus magistro Paulo Parlò, magistro Blasio Circosta, Thoma Naymo, Ioanne Baptista Natì, Ioseph Femia, Thoma Naymo et me notario Francisco Cetera rogato.


Spero siate riusciti a giungere alla fine.

Saluti

Licofoli

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messer giorgio



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MessaggioInviato: Lun Dic 06, 2010 12:17 am    Oggetto: Rispondi citando

... Rolling Eyes ma erano realmente delle spie? Vi sono altri atti che hanno accertato una qualche responsabilità riferita a questa accusa?

Bastava essere forestieri per essere fermati ed interrogati o era conseguenza di qualche delazione?

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Licofoli
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MessaggioInviato: Lun Dic 06, 2010 8:37 am    Oggetto: Rispondi citando

Bisognerebbe capire perché nel 1708 erano in atto nel territorio dell'attuale Locride alcune operazioni militari. I capitani a guerra venivano nominati solo in caso di imminenti operazioni belliche.

Citazione:
...deputato dall'illustrissimo signor don Domenico Carafa capitano a guerra della paranza di Castelvetere sino a Brancaleone, deputato dall'eccellentissimo signor generale Carafa...


No, non occorreva soltanto essere forestieri per venire arrestati.

Non bisogna dimenticare che nel 1708 si era a ridosso di un cambio di regime nel Regno e di mutamenti politici (la fine del dominio spagnolo)...

A determinare l'arresto dei due fu:

A. Il fatto di essere siciliani; evidentemente i pericoli venivano attesi da quell'isola.

B. Il loro fare sospetto;

Dalla loro perquisizione qualcosa di sospetto davvero è emersa:

Citazione:
E conoscendo detto signor luogotenente detta riversiva nel parlare di detti due giovani, fece ordine al suddetto mastro giurato che facesse diligentia nella persona delli medesimi due giovani se trovassero qualche cosa di sopra; et per obedire detto mastro giurato mise mano nella persona di detti due giovani et ad uno di essi vidde una lettera con la soprascritta che dice videlicet: Al magnifico illustre signore e padrone mio osservatissimo il signor dottor Federico Catroppa nella casa della eccellenza signora principessa di Roccella. Et è la detta lettera dal detto signor luogotenente aperta nella nostra presentia si viddero dentro tre pezzotti di carta bianca senza esservi scritta se fosse per una parola, solamente la suddetta carta conforme sopra; et conosciuta malitia detto signor luogotenente li fece ligare e condurre carcerati per dar parte non solo all'illustre signor capitano a guerra...


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Phersu



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MessaggioInviato: Lun Dic 06, 2010 10:10 am    Oggetto: Re: Un caso di spionaggio nel circondario di Gerace nel '700 Rispondi citando

Una trama degna di Camilleri, tanto più che coinvolge due (sedicenti) Laughing siciliani...
Licofoli ha scritto:
(...) ...et per obedire detto mastro giurato mise mano nella persona di detti due giovani et ad uno di essi vidde una lettera con la soprascritta che dice videlicet: Al magnifico illustre signore e padrone mio osservatissimo il signor dottor Federico Catroppa nella casa della eccellenza signora principessa di Roccella.

Federico Catroppa:
- chi era costui?
- non dico se lui in persona sia rimasto testimoniato altrove, ma quanto meno il suo cognome risulta attestato nel territorio di pertinenza della "principessa di Roccella"?
- poi: che ci azzeccava costui "nella casa della eccellenza signora" suddetta? Era un famiglio? Un personaggio di corte?
- e come mai la lettera menzionava la consorte, anzichè il "signor don Domenico Carafa" direttamente?

Licofoli ha scritto:
(...) Et è la detta lettera dal detto signor luogotenente aperta nella nostra presentia si viddero dentro tre pezzotti di carta bianca senza esservi scritta se fosse per una parola, solamente la suddetta carta conforme sopra(...)

"Pezzotti di carta bianca" anepigrafi...
...difficile credere che li portassero seco per Cool prendere appunti...
...possiamo pensare che invece quei tre pezzotti fossero scritti con inchiostro simpatico? Confused

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Licofoli
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MessaggioInviato: Lun Dic 06, 2010 6:51 pm    Oggetto: Rispondi citando

Caro Phersu,

giuste le tue osservazioni. Innanzitutto quella riguardante Federico Catroppa. In effetti viene da chiedersi chi era proprio costui?

Il cognome non è assolutamente dell'area. Era un calabrese? Forse un siciliano? Certamente non era "autoctono". E in effetti cosa ci facesse nella casa della principessa e che mansione svolgesse è un vero mistero.

Il fatto che fosse chiamato "dottore" più che all'arte medica rinvia all'esercizio della professione forense. E si sa quanto all'epoca fra gli intrallazzatori quale fosse il ruolo - oserei dire principe - degli avvocati. Non occorre scomodare Manzoni ed un suo noto personaggio per ricordarcelo.

In effetti l'elemento che determinò l'arresto dei due, dopo il fermo, fu proprio quella famigerata lettera, quella che induce il luogotenente Lanoya Macedonio a farli arrestare

Citazione:
...et conosciuta malitia detto signor luogotenente li fece ligare e condurre carcerati...


Inchiostro simpatico? Può darsi oppure ai tre pezzetti di carta sarà stato attribuito un valore simbolico: la loro presenza o il loro numero avrebbe potuto avere un preciso significato: non sappiamo quale; ma certamente la cosa "puzza" molto anche oggi dopo oltre tre secoli . E francamente non me la sento molto di biasimare le autorità sangiovannesi per l'operato nei confronti di costoro.

Sono accettate ulteriori ipotesi, ovviamente, visto gli interrogativi se li ponevano già i contemporanei:

Citazione:
... mentre al discorso di detti due giovani si conoscono esser piuttosto spia che foristieri (9v) le quali vanno rubbando per le marine si vuole accertare da detti due giovani che cosa volevano oprare in queste marine...


Io non sottovaluterei il riferimento alle "marine" cioè al litorale, la costa insomma, che potrebbe essere la chiave del mistero.

L.

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Phersu



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MessaggioInviato: Lun Dic 06, 2010 7:19 pm    Oggetto: Rispondi citando

Licofoli ha scritto:
Caro Phersu,
giuste le tue osservazioni. Innanzitutto quella riguardante Federico Catroppa. In effetti viene da chiedersi chi era proprio costui?
Il cognome non è assolutamente dell'area.

Carissimo, qui più che altrove occorre l'esperienza Wink "locale".
Il fatto che costui sia un emerito ignoto ai documenti è Cool una certezza già di per sè molto significativa.
Vengono da pensare altre cose:
- che si tratti di un nome vero, ma anagrammato?
- che quel cognome sia assonante, o allusivo, ad altro? ---> e di conseguenza che voglia indicare altro?
- e assonante in che dialetto? ---> mica è detto che i due venissero da dove asserivano di venire...
- che tutto il messaggio recato dai due fosse un qualcosa di criptato?


Era un calabrese? Forse un siciliano? Certamente non era "autoctono". E in effetti cosa ci facesse nella casa della principessa e che mansione svolgesse è un vero mistero.

Ribalterei il ragionamento: in quegli anni, chi frequentava la casa della principessa?
Cool
Se non ci sono esplicite "liste" al riguardo, penso però che non sia difficile reperire menzioni più o meno complete e sparse.


Il fatto che fosse chiamato "dottore" più che all'arte medica rinvia all'esercizio della professione forense. E si sa quanto all'epoca fra gli intrallazzatori quale fosse il ruolo - oserei dire principe - degli avvocati. Non occorre scomodare Manzoni ed un suo noto personaggio per ricordarcelo.

Laughing Laughing Laughing Laughing
...se ti sente un Twisted Evil nostro comune amico...
Cool Laughing Cool Laughing

(...) Inchiostro simpatico? Può darsi

Ormai la cosa è inappurabile, purtroppo. Embarassed

oppure ai tre pezzetti di carta sarà stato attribuito un valore simbolico: la loro presenza o il loro numero avrebbe potuto avere un preciso significato: non sappiamo quale;

O la loro forma. Cool
Uno dei "metodi" seguiti nelle cifrature postGutenberghiane consisteva in questo:
- il testo cifrato veniva ricavato dalla sequenza di parole già stampate (su righe diverse) in una ben precisa pagina di un dato libro;
- la "cifra" veniva data da un foglio, che veniva forato (o "finestrato", per capirci Wink meglio) in corrispondenza di dette parole;
- il foglio forato (bianco o meno, non importa) veniva inviato assieme al n° della pagina del "libro-chiave";
- il ricevente lo sovrapponeva ad essa su una copia del libro in proprio possesso, e dai fori "leggeva" il testo cifrato.
Sembra Embarassed macchinoso.
Ma in realtà è un metodo comodissimo. Wink


(...) Io non sottovaluterei il riferimento alle "marine" cioè al litorale, la costa insomma, che potrebbe essere la chiave del mistero.
L.

Le "strade" marittime erano le autostrade di oggi.

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L'ultima modifica di Phersu il Mar Dic 07, 2010 2:33 pm, modificato 1 volta
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messer giorgio



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MessaggioInviato: Lun Dic 06, 2010 8:56 pm    Oggetto: Rispondi citando

Catroppa, oggi, non è un cognome molto diffuso; ma è presente in Calabria ed è quasi inesistente in Sicilia..

...io ne conosco uno anche se non so di quale zona, comunque, della Calabria sia..

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da Fiore
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MessaggioInviato: Mar Dic 07, 2010 9:58 am    Oggetto: Rispondi citando

Confremo ciò che ha scritto Messer Giorgio, è un vero cognome.

Catrappa è cognome calabrese ancora oggi, diffuso nella zona dell'Istmo, tra l'hinterland di Squillace e i paesi dell'interno Nicastrese.

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MessaggioInviato: Mar Dic 07, 2010 12:39 pm    Oggetto: Rispondi citando

Correggetemi se sbaglio: la principessa di Roccella era Ippolita Cantelmo Stuart, dico bene?
Ossia l'ultima dei Cantelmo, famiglia abruzzese che un re inglese riconobbe discendere dagli ancestrali re di Scozia... Rolling Eyes

Quanta sia l'attendibilità storica di un tale "riconoscimento" è facilmente intuibile a tutti.
Ma è innegabile che tale voce fosse di pubblico dominio: e chissà se può esser rapportata alla nostra vicenda.

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da Fiore
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MessaggioInviato: Mar Dic 07, 2010 9:23 pm    Oggetto: Rispondi citando

Si la principessa di Roccella nel 1708 era Ippolita Cantelmo Stuart, moglie di Vincenzo Carafa diventata tale da appena meno di un anno, da Luglio 1707.
In quella data, infatti, fu emessa la sentenza che assegnava lo Stato di Roccella a Vincenzo Carafa duca di Bruzzano, del ramo cadetto dei Principi di Roccella, contro i d'Avalos, per l'eredità di Giulia e Carlo Maria Carafa, ultimi del ramo primogenito.

Furono anni un po' controversi per lo Stato Carafa e per il panorama politico internazionale; l'episodio riportato nell'Atto notarile, secondo me, rispecchia il clima di tensione e di sospetto che c'era in quegli anni di passaggio non solo dello Stato di Roccella da un ramo all'altro dei Carafa, ma anche del Regno dal dominio spagnolo a quello austriaco.

Il Catroppa era probabilmente un funzionario addetto agli affari della principessa: bisogna vedere quali affari non del tutto chiari celasse dietro i messaggi cifrati che scambiava con suoi sottomessi.

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Marilisa Morrone
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Phersu



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MessaggioInviato: Mar Dic 07, 2010 9:38 pm    Oggetto: Rispondi citando

É molto interessante tutto questo.

Sarebbe utile sapere qualcosa di più sulle vicende "lavorative" del Catroppa: conoscerle non aiuta certo ad afferrare i suoi "affari non chiari", ma non è detto. Wink

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Licofoli
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MessaggioInviato: Gio Dic 09, 2010 12:31 pm    Oggetto: Rispondi citando

Cari amici,

dopo aver riflettuto un poco sull'argomento qui trattato, mi sento di avanzare un'ipotesi su questa curiosa vicenda.

Potrebbe darsi, ma ripeto è solo una ipotesi, che questa vicenda possa essere collegata in qualche modo ad una avvenuta un anno e tre mesi dopo (settembre 1709) di cui si è discusso in questo topic:


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In quel tempo si verificò alla marina di Gioiosa un violentissimo attacco piratesco, con conseguente sbarco e saccheggio. Si trattava di un contigente di pirati liparoti e messinesi composto di circa 400 uomini imbarcati su ben 11 navi.

Mi chiedo se la nazionalità siciliana di questi pirati non possa essere messa in relazione all'origine o alla provenienza dei due soggetti catturati un anno prima.

Mi viene di ipotizzare che quei pirati avessero potuto mandare in avanscoperta o in perlustrazione loro emissari al fine di individuare le zone più ricche da depredare sulla costa calabra.

Il sospetto degli inquirenti del 1708 che i due giovani fossero interessati alle marine, cioè alle zone costiere, costituirebbe un ulteriore indizio a posteriori.

Trascrivo nuovamente il documento dell'attacco per facilitarne la lettura:

Anno Domini millesimo septemcentesimo nono, indictione secunda, die vero decima septima mensis septembris, in Terra Gioiosae. Regnante etc.
In nostra presentia personalmente costituti li reverendi don Antonio D'Agostino, don Matteo Belcastro, magnifico Giovanni Iacopo Lombardo ed Antonio Vadolato di detta Terra agentino etc., li quali, con giuramento tacto pectore ac tactis scripturis respettive, asseriscono, sponte, nella nostra presentia, come hieri matina lune dì sedici del presente mese, sono stati scesi nella marina di questa terra per comprar fave in una barca nomata Santa Maria di Porto Salvo ch'era venuta carica di fave con la società di Patron Cosmo Fancà e suoi marinari. Ed havendono visto detto Patron Cosmo e suoi marinari in lido di mare verso la volta della Roccella, spuntare undici vele inemiche tra liparoti e messanesi , tirarono detta barca proprio sotto la chiesa di Santo Nicola per salvarla ed hanno fatto due paranze, una dalla parte destra et l'altra dalla sinistra tagliate con l'accetta, ed anco hanno cacciato tutti li varata di sotto e l'hanno sotterrato nell'arena e poi pigliarono le veli e corde della detta barca e li levarono al fondaco vicino la torre detta la Spina per salvarli, con haverino levato anco tutti gli ordegni di detta barca l'argano, remi, li timoni, la tenda ed intennoli e li portarono da mezi miglio di via distante della marina per salvarli acciò non li fossero presi da detti legni inemiche; ed a questo fatto li suddetti liparoti e messenesi fecero sbarco da quattrocento homani armati, sparandono tanto la gente inemica sbarcata quanto li legni di mare cannonati che hanno intimorito tutti di modo hanno gionto ivi et pigliarono la detta barca che era carica piena di fave, conforme loro l'havea vista, ed hanno accomodato la detta barca che detto Patron Cosmo l'havea scassata e trovarono li varata nascosti e se la portarono in mare; e poi successivamente assaltarono lo fundaco e l'hanno saccheggiato con haverino preso molte quantità di matarazzi che tenea l'eccellentissimo Signor duca di Girifalco, con più scomodità in detto fundaco quanta robba tenea il fundacaro e tre barilli di sardi salate che l'havea mandato dentro certe vigne da mezzo miglio di stante per salvarli, grano, fave, funicello, mobili, vino e quanto ivi tenea. Ed anco la detta gente inemica non solo hanno preso tutto ciò e quanto li detti marinari aveano nascosto, m'anche hanno visto quantità di porci et li levarono in mare, ma pure quelle cose che l'haveano nascoste più di mezzo miglio distante, e l'hanno trovate, e se li pigliarono, di modo tale che non si potea riparare. E benché gionto l'avviso alla Terra, benché scese gran gente armata non hanno potuto riparare atteso erano già imbarcati con la robba presa; che per esser tutto ciò di pura verità hanno fatto fare il presente atto pubblico per indennità di chi spetta e così con giuramento esse parti, asseriati, testificano esser seguito in detta marina ed a tale effetto fare il presente atto pubblico per esser la pura verità per mano di noi infrascritti notaro, giudice e testimoni. Nos enim etc. Unde etc.
Praesentibus: Regio Giudice ad contractus Joseph Coluccio, Reverendo don Antonio Greco, magistro Cosma Caracciolo et me notario Francisco Cetera Rogato.


Rimane il problema della lettera misteriosa e di Federico Catroppa...

L.

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MessaggioInviato: Gio Dic 09, 2010 1:05 pm    Oggetto: Rispondi citando

Licofoli ha scritto:
(...) Potrebbe darsi, ma ripeto è solo una ipotesi, che questa vicenda possa essere collegata in qualche modo ad una avvenuta un anno e tre mesi dopo (settembre 1709) (...) In quel tempo si verificò alla marina di Gioiosa un violentissimo attacco piratesco, con conseguente sbarco e saccheggio. Si trattava di un contigente di pirati liparoti e messinesi composto di circa 400 uomini imbarcati su ben 11 navi.
Mi chiedo se la nazionalità siciliana di questi pirati non possa essere messa in relazione all'origine o alla provenienza dei due soggetti catturati un anno prima.
Mi viene di ipotizzare che quei pirati avessero potuto mandare in avanscoperta o in perlustrazione loro emissari al fine di individuare le zone più ricche da depredare sulla costa calabra.
Il sospetto degli inquirenti del 1708 che i due giovani fossero interessati alle marine, cioè alle zone costiere, costituirebbe un ulteriore indizio a posteriori.

Beh, la coincidenza è davvero singolare.
E se gli inquirenti erano sospettosi, evidentemente già avevano i loro buoni motivi (dei quali penso sarà difficile trovare testimonianza scritta).


(...) (i gioiosani) hanno cacciato tutti li varata di sotto e l'hanno sotterrato nell'arena (...) (ma sbarcati) quattrocento homani armati (...) trovarono li varata nascosti e se la portarono in mare (...)

...scusa la curiosità: cos'erano i varata?

Rimane il problema della lettera misteriosa e di Federico Catroppa...
L.

Sì. La prima rischia di Sad rimanere tale per un bel po'... a differenza del secondo (almeno, speriamo).

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messer giorgio



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MessaggioInviato: Gio Dic 09, 2010 9:46 pm    Oggetto: Rispondi citando

Premessa: di "solito" chi viaggia/va con una lettera indirizzata ad una persona "importante" è/era persona onesta.

Questi due "siciliani" hanno con loro quella che potrebbe essere una specie di raccomandazione da presentare al Catroppa e i pezzotti di carta la conferma che i raccomandati sono proprio loro (l'attuale password).

Se i siciliani fossero stati delle spie ....il Catroppa, probabilmente, il loro complice Rolling Eyes

...a questo punto la storia ci avrebbe riferito di un processo, al Catroppa, per alto tradimento e di una esemplare condanna (a morte?).

Chi ci dice che realmente i due siciliani non fossero diretti in Puglia e che la visita al Catroppa non fosse che solo una tappa per rifocillarsi e poi ripartire? Raccomandati naturalmente da qualche amico siciliano del Catroppa.

Il dichiararsi siciliani e poi di Melito può riferirsi alla paura di provenire da una zona non amica per i calabresi e quindi di essere considerati ostili.

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MessaggioInviato: Ven Dic 10, 2010 4:29 am    Oggetto: Rispondi citando

Caro Messere,

è vero che le lettere di presentazione circolavano molto all'epoca e che erano spesso legate a persone oneste ma erano sempre lettere scritte. Una normale lettera di presentazione dei due giovani al Catroppa, magari scritta da un conoscente di costui, non solo non avrebbe insospettito gli inquirenti del tempo ma, al contrario, li avrebbe indotti a rilasciare i due giovani. Invece la lettera con i tre "pezzotti" di carta ottenne l'effetto opposto: quello di insospettirli. E dobbiamo ammettere, credo, che costoro non avevano tutti i torti, visto che anche oggi trovare a qualcuno una lettera senza testo, con tre pezzi di carta bianca un minimo di sospetto lo genera.

Le tue considerazioni sulla loro innocenza sarebbero state condivisibili a pieno se la lettera fosse stata normale. Ma occorre ammettere che quella lettera normale non era...

L.

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