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Sulla spedizione dei Mille

 
Nuovo argomento   Rispondi    Indice del forum -> L'Ottocento (III Periodo postunitario 1807-1861)
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Inviato: Mar Gen 16, 2018 10:56 pm    Oggetto: Ads

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Scinuso



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MessaggioInviato: Dom Mar 20, 2011 4:25 pm    Oggetto: Sulla spedizione dei Mille Rispondi citando

Cari amici,

vorrei fcapire, per mio personale interesse, in cosa precisamente consista l'opinione corrente su questo episodio determinante della storia risorgimentale.

Vorrei in particolare sapere se chi ci legge conviene con questa ricostruzione:

-la spedizione dei Mille fu un atto in sè dotato di motivazione ideale, ma manovrato scientemente dalle mire espansionistiche torinesi; Torino appoggiò e favorì (anche con mezzi) ab initio la spedizione nel proposito di servirsene per il proprio piano politico-militare;

-la massoneria internazionale preparò nell'opinione pubblica europea, organizzò e finanziò Garibaldi quale attuatore del proprio piano geopolitico volto a sovvertire l'assetto della penisola italiana.

L' "eroismo" dei Mille va dunque posto storiograficamente in necessario rapporto con i moventi politici dell'espansionismo piemontese e con i piani geopolitici della Massoneria internazionale.

Fatemi sapere cosa ne pensate.

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Scinuso
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Abate Correale



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MessaggioInviato: Mar Mar 22, 2011 5:07 pm    Oggetto: Rispondi citando

L'evento fu un qualcosa di complesso, che trovò delle condizioni forse irripetibili in altri momenti storici.

Agli elementi che hai addotto aggiungerei:

- L'incapacità di Francesco II e di molti suoi uomini di fronteggiare la situazione

- La corruzione dell'esercito e in particolare di molti suoi uomini importanti

- Il cattivo stato in cui si trovava in genere la classe proletaria che di fatto fu affascinata da Garibaldi

- La volontà della borghesia di partecipare maggiormente alla vita economico e sociale dello stato. In questo senso il ritiro della concessione dello statuto fu un boomerang per i Borbone.

- La propaganda degli esiliati politici che descrivevano il sud come la terra del latte e miele.

- Il fatto che il regno avesse molta liquidità economica (non si fa la guerra a chi è un morto di fame)

- Il forte indebitamento che il Piemonte aveva contratto per le guerra contro l'Austria. Furono gli stessi debitori del Piemonte (Francia e Inghilterra se non erro) a perorare la conquista del Regno delle Due Sicilie

A questi se ne potrebbero ancora aggiungere altri...

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Scinuso



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MessaggioInviato: Mar Mar 22, 2011 9:05 pm    Oggetto: Rispondi citando

Caro Alessio,

tutto vero quanto dici. Vorrei capire se, nel concorso di tutte queste cause, la spedizione dei Mille avrebbe potuto compiersi senza l'appoggio del Piemonte e della Massoneria; cioè quanto questi due elementi furono determinanti. Chissà se si può rispondere a questa domanda. In effetti, ad esempio, la corruzione su larga scala dell'esercito non sarebbe potuta avvenire senza denaro, che certo i Mille non misero di tasca loro.

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Scinuso
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Abate Correale



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MessaggioInviato: Mer Mar 23, 2011 2:29 pm    Oggetto: Rispondi citando

E' molto difficile valutare se una situazione si fosse realizzata ugualmente con il venir meno di alcuni elementi.

Occorrerebbe anzitutto valutare l'importanza dei singoli elementi che abbiamo enunciato.

Certo il sostegno del Piemonte fu probabilmente l'elemento più importante senza il quale la spedizione dei mille non avrebbe avuto successo.

L'appoggio della massoneria invece lo collocherei un gradino piu in basso.

Sono comunque elementi difficili da valutare separatamente.

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Phersu



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MessaggioInviato: Mer Mar 23, 2011 3:20 pm    Oggetto: Rispondi citando

Circa la componente massonica dell'evento, può essere utile tenere a mente un dato documentale fornito dall'araldica.
Ossia, dal primo stemma del Regno d'Italia ufficialmente deliberato il 4 maggio 1870 dalla Consulta Araldica.
Si noti per inciso che il Regno avrebbe fatto un significativo passo verso la sua (quasi) effettiva unità solo il 22 settembre successivo, con la presa di Porta Pia a Roma.
Osservate bene lo stemma che fu deliberato, in particolare nella sua componente sommitale:

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Una stella a cinque raggi, cadente (ossia capovolta) e radiosa.
Non vi è chi non veda in questo segno un rimando ad analoghi emblemi di stampo massonico.
Ed è comprensibile il motivo per cui questa stella capovolta scomparve ben presto dall'uso, sostituita da un vessillo sabaudo più politically Cool correct.

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Scinuso



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MessaggioInviato: Mer Mar 23, 2011 7:36 pm    Oggetto: Rispondi citando

La stella c'è ancora nell'emblema repubblicano. Siamo ot, ma perchè ce l'hanno messa?

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Scinuso
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Phersu



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MessaggioInviato: Mer Mar 23, 2011 7:45 pm    Oggetto: Rispondi citando

Scinuso ha scritto:
La stella c'è ancora nell'emblema repubblicano.

Sì, ma non è nè capovolta, nè radiosa.
E ha il bordo filettato di rosso.
Tanto che gli araldisti stranieri la vedono affine alle stelle degli emblemi dei Paesi di stampo socialista, molte delle quali entrarono nell'uso nel medesimo lasso di tempo del nostro Stellone.

Cool Wink
---
Siamo ot, ma perchè ce l'hanno messa?

Chiudiamo subito l'o.t., con un'ipotesi dalle molte sfaccettature:
- una stella non si Cool nega a nessuno;
- "porta Razz buono" (un fattore di cui l'Italia postbellica aveva alquanto bisogno);
- all'epoca (come accennato qui sopra) andava di moda;
- la si può collegare a questa stella capovolta del 1870... Wink

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Scinuso



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Residenza: Roma

MessaggioInviato: Mer Mar 23, 2011 8:18 pm    Oggetto: Rispondi citando

Quindi o è socialista o è massonica....

Sicuramente a simboleggiare il lavoro sta la ruota dentata cui la stella è accollata.

Ma chiudiamo l'ot.

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Scinuso
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da Fiore
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MessaggioInviato: Mer Mar 23, 2011 9:27 pm    Oggetto: Rispondi citando

Che l'Italia Unita sia anche un parto della massoneria, non corre dubbio, non vedo perchè dobbiamo meravigliarci di ciò, nessuno lo nasconde ormai.
In occasione di questo 150° anniversario, in tante manifestazioni a cui ho assistito, ho sempre ascoltato qualche aderente alla massoneria che si è alzato ed ha rivendicato il ruolo decisivo dei fratelli nel processo unitario.

Ed hanno ragione, visto che i principali protagonisti del Risorgimento erano massoni: Mazzini, Garibaldi, Cavour, lo stesso Vittorio Emanuele...
perciò...

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Marilisa Morrone
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Phersu



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Residenza: Etruria meridionale

MessaggioInviato: Mer Mar 23, 2011 9:43 pm    Oggetto: Rispondi citando

da Fiore ha scritto:
Che l'Italia Unita sia anche un parto della massoneria, non corre dubbio, non vedo perchè dobbiamo meravigliarci di ciò, nessuno lo nasconde ormai (...)

...e infatti, a livello simbolico, la cosa non venne nascosta Cool nemmeno in quell'ormai lontano 1870.
Salvo poi fare un'italica retromarcia quando si comprese che, fra i malumori serpeggianti nella neonata Nazione, non era il caso di aggiungere le conseguenze di una così palese esibizione. Wink

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timoniere



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Residenza: Stignano

MessaggioInviato: Ven Mar 25, 2011 2:09 pm    Oggetto: Rispondi citando

Abate Correale ha scritto:



- Il forte indebitamento che il Piemonte aveva contratto per le guerra contro l'Austria. Furono gli stessi debitori del Piemonte (Francia e Inghilterra se non erro) a perorare la conquista del Regno delle Due Sicilie


errata corrige:... furono gli stessi creditori del Piemonte......
Wink

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Fulco di Calabria
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Licofoli
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MessaggioInviato: Lun Apr 04, 2011 9:05 pm    Oggetto: Rispondi citando

Ai fattori indicati da Scinuso e dall'Abate aggiungerei il ruolo, per me determinante, giocato dall'Inghilterra. Era la prima potenza mondiale di allora, come lo sono oggi gli Stati Uniti. Se oggi nulla si muove senza il placet di Washington, pensate davvero che allora fosse diverso per Londra?

Non penso si possa oggi credere sul serio che quanto avvenuto allora nella penisola - cioè una vera e propria rivoluzione politica - si potesse compiere senza il nulla osta britannico.

Nulla osta? No un totale appoggio inglese!

Ma perché l'Ighilterra dopo aver a lungo appoggiato il regno meridionale (pensate al periodo francese) gli girò le spalle?

La risposta la si può trovare, probabilmente, nell'ambito economico e commerciale. L'appoggio inglese a Napoli durante la rivoluzione francese ed il periodo napoleonico ebbe un prezzo. L'inghilterra, infatti, mantenne in Sicilia importanti intreressi: basti pensare al monopolio sugli zolfi siciliani.

Tutto ciò, ad un certo punto, finì col cozzare con la politica di Ferdinando II, tendente a rendere autonomo il regno da interessi e dipendenze straniere.

Quando nel 1836 Ferdinando II concesse ad una società francese il diritto di commerciare gli zolfi siciliani (con un aumento di guadagno per il regno del 100%) fra i due stati si giunse ad un passo dal conflitto armato: Palmerston inviò le navi inglesi a bombardare Napoli e il peggio fu scongiurato in extremis grazie ad una mediaione francese.

L'Inghilterra si legò la cosa al dito e fin da allora girò le spalle alle Due Sicilie. Se a ciò si aggiunge che i commerci della marina mercantile del regno meridionale in forte espansione facevano grossa concorrenza a quelli inglesi, si comprende bene come gli inglesi avessero tutto l'interesse a dirottare verso settentrione, cioè verso l'Europa continentale, l'economia italiana.

Nacque così quella propaganda tipica, ancora oggi, delle grandi potenze, tendente a screditare uno stato nemico. Le celebri balle raccontate da lord Gladstone nei confronti del Regno meridionale (che sarebbe stata "la negazione di Dio" trovano così ampia spiegazione. Ricordo che il Gladstone successivamente, a cose fatte, dichiarò di non avere avuto alcuna esperienza diretta nel regno ma di aver riportato voci ascoltate).

L'appoggio piemontese, certamente fondamentale nella spedizione dei mille, non sarebbe stato determinante senza il viatico inglese.

Le sorti del Regno erano comunque segnate allo stesso modo nel quale lo sono state quelle dell'Iraq, o dell'Afganistan ai tempi dell'invasione sovietica del 1979 - mutatis mutandis, naturalmente.

Lo scacchiere internazionale è stato sempre fondamentale, si sa. E noi lo abbiamo sperimentato sulla nostra pelle.

L.

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L'ultima modifica di Licofoli il Lun Apr 04, 2011 9:16 pm, modificato 1 volta
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Phersu



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MessaggioInviato: Lun Apr 04, 2011 9:16 pm    Oggetto: Rispondi citando

Di paralleli se ne potrebbero fare a bizzeffe: mutatis mutandis in senso sociale, anzichè temporale, l'atteggiamento è lo stesso delle liti di pianerottolo fra condomini Rolling Eyes puntigliosi. Wink

Oppure, sostituendo la parola cricche a "potenze", e le parole un avversario a "uno stato" --->
Licofoli ha scritto:
(...) quella propaganda tipica, ancora oggi, delle grandi potenze, tendente a screditare uno stato (...)

---> otterremmo una frase calzantissima con la cronaca politica italiana degli ultimi mesi. Mr. Green

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