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Carmine Crocco Donatelli

 
Nuovo argomento   Rispondi    Indice del forum -> L'Ottocento (III Periodo postunitario 1807-1861)
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Inviato: Mar Gen 16, 2018 10:54 pm    Oggetto: Ads

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Scinuso



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Messaggi: 1185
Residenza: Roma

MessaggioInviato: Gio Mar 06, 2008 8:05 pm    Oggetto: Carmine Crocco Donatelli Rispondi citando

Da un pò di tempo rifletto su questa figura, sicuramente nota ai più, alla luce dei documenti della sua vita ai quali sono riuscito ad attingere: a parte il testo sul brigantaggio di Monnier, che è tendenzialmente critico e filoliberale, ho cercato il più possibile fonti "di prima mano" (per quanto era nelle mie immediate possibilità) e ho letto la cosiddetta (ma per esempio Croce aveva espresso dei dubbi) autobiografia del guerrigliero, corredata, nella edizione in mio possesso (ed. Capone e del Grifo per Il giornale di Sicilia, in una collana sul Meridione che va per la maggiore nelle bancarelle romane) da una controbiografia "in negativo" (come se da quell'altra non uscisse, come sto per dire, una figura abbastanza ambigua!) di Basilide del Zio, che però non ho letto. Inoltre ho letto il diario di Borjès, figura pure , anzi proprio di più, ricca di fascino.

Ebbene l'impressione che ne ho tratto è fondamentalmente quella di un disperato, che abbraccia la causa di Francesco II ("da me costantemente abborrito", dichiara nell'autob.) perchè privo ormai di qualsiasi concreta possibiltà di condurre una vita se non da predone, come affogato dalla necessità perchè escluso irrevocabilmente dal consesso civile. Egli stesso, nella autobiogrfia, ostenta una superiorità un pò baldanzosa, e tinta dell'orgoglio individualista degli offesi, nei confronti della causa borbonica. In definitiva un uomo di grande forza eppure assetato di preda e potere, un pò opportunista ma con la scusante di una consapevole disperazione, che dunque difende le insegne del re, di cui si proclama generale, spinto non da altro che da un bestiale istinto di affermazione. Lo stesso Borjès, con cui non ebbe mai ottimi rapporti fino alla rottura finale, lo definisce un "sacripante". In definitiva senz'altro simpatico, ma non vi sembra che difetti di alcuni elementi per assurgere a simbolo della lotta partigiana meridionale, come avviene per esempio nel noto film di Squitieri? Ruolo, quello, a cui più degnamente potrebbe aspirare per esempio il Sergente Romano, che muore in battaglia gridando "Vivaorrè"; e vi sono comunque figure ammantate di assoluta e addirittura patetica forza ideale, come il marchese belga de Triezegenies, che morirà al seguito di Chiavone in Campania, o lo stesso Borjès.

Che ne pensate? Forse la autobiografia non è, come rilevato da alcuni, fonte attendibile? Attendo contributi...


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