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IL PATRIZIATO NEL REGNO DI NAPOLI
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Inviato: Sab Feb 24, 2018 1:49 pm    Oggetto: Ads

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Scinuso



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MessaggioInviato: Dom Dic 28, 2008 3:42 am    Oggetto: Rispondi citando

Giovanni Grimaldi ha scritto:
Caro Scinuso,

Il tentativo poi di sminuire il mio discorso si commenta e giustifica da solo
mostrando la sua provenienza.

Tornando al discorso qui non stiamo cercando di affermare che la citazione, in un atto di una regia udienza, della qualifica di "sindaco dei nobili" non fosse vera.

Ma l'esistenza di un gruppo di nobili che avesse un proprio sindaco NON dimostra affatto, come invece è strumentale voler affermare, che esistesse in quello stesso paese un SEGGIO nobiliare ufficiale, ovvero riconosciuto dal Regno (o da enti quali l?Ordine di Malta).
Cioè un seggio NOBILITANTE.

Perfettamente d'accordo.


I nobili, infatti, per loro natura giuridica e sociale, erano sempre ceto a parte. E come tale ci tenevano ad essere divisi da coloro che nobili non erano.

La domanda non è se in una determinata città vi fossero dei nobili.

La domanda non è se in una determinata città vi fosse un rappresentante (un sindaco) di tali nobili.

La domanda non è se in una determinata città vi fosse una qualche istituzione che riunisse i nobili cittadini (quali confraternite, piazze o seggi privati, non riconosciuti ufficialmente).

La domanda è se in una determinata città vi fosse un seggio nobiliare vero e proprio (chiuso o aperto che fosse)!


In che senso un "seggio nobiliare vero e proprio"?
Un seggio che fosse riconosciuto dal sovrano o suo organo competente in materia (Sacro regio Consiglio, Collaterale, Tribunale di Santa Chiara, Commissione etc.).
Riconosciuto perchè esistente da tempo ("ab immemorabili) oppure istituito ex novo.
E per questo realmente valido come TITOLO PRIMORDIALE DI NOBILTA'
e la cui appartenenza per una famiglia fosse valsa in un processo nobiliare del regno, oppure in un processo quale Cavaliere di Malta o Costantiniano.

Ed infatti l'UNICO modo per rispondere alla domanda è trovare dei documenti ufficiali (quali atti del sovrano o suo organo competente o ente nobiliare, quale Ordine di Malta, oppure processi nobiliari) che attestano l'esistenza da tempo, oppure la creazione ex novo di un seggio nobiliare vero e proprio.

Ovvero riconosciuto dal regno come nobilitante!

Su tutto questo direi che abbiamo fatto bene chiarezza.


Il citato R.D. del 1780 ed il responso citato del 1791 valgono come DEROGHE al principio generale.

Come? In che modo?
Notando Infatti che IL RE (e non Pinco!) nelle regolamentazioni dell'Ordine Costantiniano del 1794 (l'Ordine cavalleresco più illustre e proprio del REGNO, quello dinastico) RIAFFERMO' il principio:
non possono esistere famiglie di nobiltà patrizia in città feudali, se a maggior ragione hanno continuato a vivere in loco dopo il 1693 in maniera effettiva..

Personalmente mi farebbe piacere che qui si portasse come esempio qualche processo di riconoscimento di nobiltà avvenuta nel regno o presso l'Ordine di Malta in cui come titolo primordiale di nobiltà era stato usata l'appartenenza a quel determinato seggio nobiliare!

Anche io a questo punto analizzerei volentieri dei casi concreti. Dirò di più: se un seggio ci fu in una città è difficile che a noi oggi si presenti il problema di acclararlo: proprio perchè un seggio è un istituto in genere antico e clebre: per esempio nel caso di Castelvetere, come diceva Marialisa, c'è la testimonianza di prima mano di Padre Fiore, che cita espressamente un "antichissimo" seggio per quella città.


Ma al contrario, sarebbe ancora più interessante studiare i processi che dimostrarono come NON esistesse un qualche seggio nobiliare vero e proprio in determinati paesi!


Forse il problema di tutto il discorso, gentili signori, è il tentativo di stravolgere la storia, inseguire la brama di nobiltà ed il desiderio di "nobilitare" a forza anche chi nobile di un seggio non lo fu MAI?

Questo modo di procedere, all'insegna del relativismo e delle congetture private ed interessate, si sminuisce da solo nel valore di se stesso.

Che una città avesse dei nobili locali può essere riscontrato da tanti documenti.

Che però l'esistenza di nobili locali, anche riuniti in un seggio, una confraternita nobile o altra istituzione privata, fosse PROVA che esistesse in quella città un SEGGIO NOBILIARE VERO E PROPRIO è una forzatura, una bugia, un tentativo di manipolare a proprio uso e consumo i documenti e la storia.

E anche su questo siamo d'accordo. Direi che se volete possiamo analizzare dei casi concreti.


Da leggere anche:
- La patria e il sangue: città, patriziati e potere nella Calabria moderna
di Francesco Campennì, Edito da P. Lacaita, 2004

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Scinuso



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MessaggioInviato: Dom Dic 28, 2008 4:03 am    Oggetto: Rispondi citando

Direi che qui si scontrano due previsioni normative in ordine al punto, finalmente isolato in questa discussione, se la residenza in un feudo comportasse o meno decadenza dalla nobiltà in una famiglia. La prima riportata dalla Rao:

Mare Nostrum ha scritto:

Citazione:
Ancora l'8 dicembre 1791 La Real Camera (di Santa Chiara, ndr.) dava il suo parere positivo al Sovrano per eliminare del tutto la norma che escludeva gli abitanti delle terre feudali dagli impieghi riservati ai nobili:

"convenendo una volta per sempre togliersi il pregiudizio che nei luoghi baronali non vi possono essere Famiglie Nobili, mentre gli abitanti delle Terre dei Baroni non sono meno sudditi di Vostra Maestà di quello che sono gli abitanti nei luoghi demaniali, i quali si possono sentire più fortunati, per ché non sentono il peso della soggezzione baronale, ma siffatto accidente non può ne' deve togliere alle Famiglie Nobili quella Nobiltà che si hanno acquistata colle gloriose azioni o con quegli altri mezzi coi quali la Nobiltà generosa si ottiene"



E la seconda delle regolamentazioni dell'Ordine Costantiniano del 1794:

Citazione:
non possono esistere famiglie di nobiltà patrizia in città feudali, se a maggior ragione hanno continuato a vivere in loco dopo il 1693 in maniera effettiva..


Qui si vale l'interpetazione giuridica degli storici del diritto, per cui potrei chiamare in causa il nostro U.J.D.
Per quanto posso dire io, vedrei agire due principi:
-il primo tempus regit actum. Per cui la norma posteriore abroga l'anteriore.
-il secondo, il grado relativo delle due norme nella gerarchia delle fonti.

Inoltre giustamente Giovanni specifica che la norma del 1794 va attenuata dove concorrano le due fattispecie della appartenenza a seggio nobiliare di terra infeudata e, soprattutto, la nobiltà pregressa. Mi riservo di approfondire ancora un pò la questione.

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Giovanni Grimaldi



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MessaggioInviato: Lun Dic 29, 2008 12:03 pm    Oggetto: Rispondi citando

Caro Scinuso,
siamo perfettamente daccordo su tutta la linea.

Questo mi rende lieto perchè mi aiuta a capire che non sbaglio,
se il mio modesto parere è in linea con la tua più illustre opinione.

Sintetizzando:

A) Chiara e lucida la riflessione sull'organizzazione dell'Università
entro il feudo: essa è frutto degli usi, e cerca in primo luogo il
rispetto da parte del baronato.

B) Daccordissimo sugli esempi da portare per confermare/confutare l'esistenza dei seggi nobiliari
di città feudali nei processi nobiliari accaduti nei secoli,
come quelli dell'Ordine di Malta.
Occorrerebbe studiare ed approfondire ricerche come quelle di:
- Mario Pellicano Castagna, "Processi di cavalieri gerosolomitani calabresi" (Frama Sud 1978)
- Gustavo Valente, Il Sovrano militare ordine di Malta e la Calabria
- studi del professore Giuseppe Caridi su "La nobiltà calabrese e l'Ordine di Malta"

C) Siamo daccordo quindi sulla difficoltà di inquadrare le particolarità delle Univeristà
(diverse per organizzazioni, elezioni, titolature...) e sulla questione che il termine "Sindaco dei Nobili"
non è l'equazione che dimostra che esisteva per certo un seggio nobiliare riconosciuto.

D) Siamo anche daccordo sulla questione che l'esistenza di nobili
locali, anche riuniti in un seggio, una confraternita nobile o
altra istituzione privata, NON fosse PROVA che esistesse in quella
città un SEGGIO NOBILIARE VERO E PROPRIO.

Veniamo all'ultima questione:
l'esistenza o meno di nobiltà in città feudali.

Temo che giuristi e storici abbiano spesso (e volentieri?) confuso i due concetti.
Ovvero il concetto di nobiltà feudale (spesso minore, quando anche solo suffeudataria)
e la nobiltà patriziale (quella scaturita dall'esistenza di un seggio nobiliare riconosciuto).

E' dunque indubbio che in città feudali potessero esistere delle famiglie nobili feudali.
Ma ad esempio se esse avessero fatto domanda di ammissione all'Ordine di Malta avrebbero prodotto come
titolo primordiale di nobiltà una concessione feudale da parte di un sovrano (o il regio assenso
ad una concessione di un feudatario maggiore).

Dal 1693 la normativa dell'Ordine di Malta però (accettata dal Regno di Napoli) volle puntualizzare e distinguere che per un pretendente che volesse entrare nella Religione non poteva portare come "titolo primordiale di nobiltà" l'appartenenza ad un seggio nobiliare di una città feudale se il seggio stesso non era riconosciuto dal Regno come
seggio nobiliare vero e proprio
(chiuso o aperto che fosse).

Qui è il nodo dell'intera questione.

Il princìpio accettato fu questo.

In seguito furono anche ammesse delle deroghe, come quella citata del 1780 (che rispondeva però all'esigenza del sovrano
di ampliare il reggimento).

Ma solo di deroghe si trattò visto che la normativa costantiniana del 1794
(quindi emanata direttamente dal sovrano!) volle ribadire che la nobiltà si corrompeva se la famiglia aveva continuato a vivere in una data città feudale dopo il 1693,
salvo se se non apparteneva a seggi nobiliari riconosciuti ed esistenti da prima dell'infeudazione
della stessa detta città, salvo se la famiglia era solo residente ma non partecipava alla vita pubblica locale, etc.

Quindi potremmo sintetizzare:

1) la nobiltà ottenuta per concessione diretta di feudi e/o titoli da parte del sovrano o suoi Organi competenti;
2) la nobiltà ottenuta per generazioni vissute "more nobilium" e con l'ascrizione a seggi nobiliari riconosciuti;
3) degradazione della nobiltà patriziale in città feudali dopo il 1693 (salvo se non era nobiltà patriziale
di seggi riconosciuti, seggi esistenti da prima dell'infeudazione, e salvo che la famiglia fosse solo residente ma non vivente
nella detta città infeudata).

Ne consegue che dopo il 1693 fu applicato il principio che:

Una famiglia nobile che vive stabilmente in una città feudale dove non è iscritta ad un Seggio Nobiliare locale decade dalla sua nobiltà.

Infine mi permetto di aggiungere alcune riflessioni:
- se in queste città "con seggi nobiliari finora non noti" fosse esistito un seggio locale vero e proprio come mai non vi fu, in tanti secoli,
nessun documento ufficiale da parte degli Organi competenti in materie nobiliari?
Non sarebbe stato importante interesse, da parte dei patrizi locali del seggio, avere un riconoscimento formale
che li distinguesse dal resto della cittadinanza per permettere loro di godere del potere politico ed amministrativo che un seggio comportava?
- se in queste città "con seggi nobiliari finora non noti" fosse esistito un seggio locale vero e proprio come mai non vi fu un qualche patrizio locale che ottenne dall'Ordine di Malta
di essere accettato ottenendo, come suo "titolo primordiale di nobiltà", l'appartenza a quel presunto seggio nobiliare?
Ricordiamo che l'Ordine di Malta era il più prestigioso riconoscimento per la dichiarata ed acclarata nobiltà di una famiglia.
Possibile che nessuna di queste "illustri famiglie patriziali" di queste città "con seggi nobiliari finora non noti" non ne ottenne mai l'ammissione?
Non è più vero ricordare come l'Ordine di Malta, come ci dice lo storico Spagnoletti, si guardò sempre bene dal "dichiarare" l'esistenza di seggi nobiliari
se essi non erano stati effettivamente riconosciuti da qualche sovrano e/o suo Organo competente in materia?

Io temo, mio caro Scinuso, che troppo spesso il desiderio di nobilitare centri minori, dove magari esistettero effettivamente dei nobili locali,
degeneri nell'affermare, magari troppo frettolosamente, che in quegli stessi centri fosse esistito addirittura un seggio nobiliare vero e proprio.

E sul tema, come sempre, gradirei il tuo parere.

Cordiali saluti,

_________________
Giovanni Grimaldi

"Ricordate le gesta compiute dai nostri padri ai loro tempi e ne trarrete gloria insigne e nome eterno."

(Maccabei, Libr. 1, cap. 2, v. 51)
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Giovanni Grimaldi



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MessaggioInviato: Lun Dic 29, 2008 12:48 pm    Oggetto: Rispondi citando

Caro Scinuso,
come vedi rispondo a te non raccogliendo le provocazioni altrui che cercano su di me di rigirare i propri difetti ed errori.

Mi rendo però conto che non per tutti mi pare che sia facile
capire il mio discorso.

Forse è difficile capire la distinzione fra famiglie nobili feudali viventi in città feudali e famiglie "patrizie" viventi in città infeudate dove non esisteva nessun seggio nobiliare vero e proprio.

Non vi fu mai degradazione di nobiltà patrizia in città feudali?

"...Dovendosi in seguito provare da detti stipiti sino al pretendente la continuazione della nobiltà per altri nobili uffici, ed anche colla contrazione di nobili matrimoni, restando affatto esclusi non solo coloro i quali non hanno le sopradette circostanze, ma anche coloro che si fossero fatti abitatori di luoghi vassalli, e villaggi ignobili; eccetto però se i suddetti abitatori se ne fossero usciti fin dall'anno 1693, tempo in cui fu promulgato il decreto della religione di Malta prescrivente, che quelli i quali da allora in poi seguitavano la detta abitazione, non avessero potuto più pretendere l'ammissione in essa Religione"

[Istruzioni del 10 ottobre 1794 per li recipendi in grado di cavalieri di giustizia proprietarii di commende del sacro reale e militare Ordine Costantiniano]

Forse il sovrano, scrivendo questo, aveva fatto abuso di alcool?

E come dimenticare l'Ordine di Malta, che dopo la normativa del 1693
ribadì più volte, come anche ricordato dal Massimario della Commissione Araldica, non ammise il pretendente che portava come "titolo primordiale di nobiltà" l'ascrizione a seggi nobiliari se non erano riconosciuti, visto che l'appartenenza a città infeudate era degradante per la loro nobiltà?

Eviterò di replicare oltre, perchè è mia intenzione restare nel forum senza polemiche e liti personali.
Quindi risponderò in seguito a te solo.

Saluti

_________________
Giovanni Grimaldi

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Giovanni Grimaldi



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MessaggioInviato: Lun Mar 23, 2009 11:25 pm    Oggetto: Rispondi citando

Gentili utenti del forum ed amici,

finalmente riapre questa nostra discussione, che adesso potrà finalmente riprendere il suo corso.

Sintetizzaiamo i punti:

A) La nostra riflessione sull'organizzazione dell'Università
entro il feudo ha posto in luce come essa sia stata frutto degli usi locali tipici, e di come le università fossero in primo luogo alla ricerca del rispetto da parte del baronato.

B) Siamo daccordo quindi sulla difficoltà di inquadrare le particolarità delle Univeristà (diverse per organizzazioni, elezioni, titolature...) e sulla questione che il termine "Sindaco dei Nobili"
non è l'equazione che dimostra che esisteva per certo un seggio nobiliare riconosciuto.

Per questi temi strettamente legati alle Ordinamenti cittadini
rimandiamo
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C) Abbiamo compreso la necessità di portare esempi per confermare/confutare l'esistenza dei seggi nobiliari
di città feudali nei processi nobiliari accaduti nei secoli,
come quelli dell'Ordine di Malta.
Occorrerebbe studiare ed approfondire ricerche come quelle di:
- Mario Pellicano Castagna, "Processi di cavalieri gerosolomitani calabresi" (Frama Sud 1978)
- Gustavo Valente, Il Sovrano militare ordine di Malta e la Calabria
- studi del professore Giuseppe Caridi su "La nobiltà calabrese e l'Ordine di Malta"

D) Abbiamo convenuto sulla questione che l'esistenza di nobili
locali, anche riuniti in un seggio, una confraternita nobile o
altra istituzione privata, NON fosse PROVA che esistesse in quella
città un SEGGIO NOBILIARE VERO E PROPRIO.

----

Veniamo ora all'ultima questione:
l'esistenza o meno di nobiltà in città feudali.


Temo che giuristi e storici abbiano spesso (e volentieri?) confuso i due concetti.
Ovvero il concetto di nobiltà feudale (spesso minore, quando anche solo suffeudataria)
e la nobiltà patriziale (quella scaturita dall'esistenza di un seggio nobiliare riconosciuto).

E' dunque indubbio che in città feudali potessero esistere delle famiglie nobili feudali.
Ma ad esempio se esse avessero fatto domanda di ammissione all'Ordine di Malta avrebbero prodotto come
titolo primordiale di nobiltà una concessione feudale da parte di un sovrano (o il regio assenso
ad una concessione di un feudatario maggiore).

Dal 1693 la normativa dell'Ordine di Malta però (accettata dal Regno di Napoli) volle puntualizzare e distinguere che per un pretendente che volesse entrare nella Religione non poteva portare come "titolo primordiale di nobiltà" l'appartenenza ad un seggio nobiliare di una città feudale se il seggio stesso non era riconosciuto dal Regno come
seggio nobiliare vero e proprio (chiuso o aperto che fosse).

Qui è il nodo dell'intera questione.

Il princìpio accettato fu questo.

In seguito furono anche ammesse delle deroghe, come quella citata del 1780 (che rispondeva però all'esigenza del sovrano di ampliare il reggimento).

Ma solo di deroghe si trattò visto che la normativa costantiniana del 1794
(quindi emanata direttamente dal sovrano!) volle ribadire che la nobiltà si corrompeva se la famiglia aveva continuato a vivere in una data città feudale dopo il 1693,
salvo se se non apparteneva a seggi nobiliari riconosciuti ed esistenti da prima dell'infeudazione
della stessa detta città, salvo se la famiglia era solo residente ma non partecipava alla vita pubblica locale, etc.

Quindi potremmo sintetizzare:

1) la nobiltà ottenuta per concessione diretta di feudi e/o titoli da parte del sovrano o suoi Organi competenti;
2) la nobiltà ottenuta per generazioni vissute "more nobilium" e con l'ascrizione a seggi nobiliari riconosciuti;
3) degradazione della nobiltà patriziale in città feudali dopo il 1693 (salvo se non era nobiltà patriziale
di seggi riconosciuti, seggi esistenti da prima dell'infeudazione, e salvo che la famiglia fosse solo residente ma non vivente
nella detta città infeudata).

Ne consegue che dopo il 1693 fu applicato il principio che:

Una famiglia nobile che vive stabilmente in una città feudale dove non è iscritta ad un Seggio Nobiliare locale decade dalla sua nobiltà.

A tale affermazione mi permetto di aggiungere alcune riflessioni:
- se in queste città "con seggi nobiliari finora non noti" fosse esistito un seggio locale vero e proprio come mai non vi fu, in tanti secoli,
nessun documento ufficiale da parte degli Organi competenti in materie nobiliari?
Non sarebbe stato importante interesse, da parte dei patrizi locali del seggio, avere un riconoscimento formale
che li distinguesse dal resto della cittadinanza per permettere loro di godere del potere politico ed amministrativo che un seggio comportava?
- se in queste città "con seggi nobiliari finora non noti" fosse esistito un seggio locale vero e proprio come mai non vi fu un qualche patrizio locale che ottenne dall'Ordine di Malta
di essere accettato ottenendo, come suo "titolo primordiale di nobiltà", l'appartenza a quel presunto seggio nobiliare?
Ricordiamo che l'Ordine di Malta era il più prestigioso riconoscimento per la dichiarata ed acclarata nobiltà di una famiglia.
Possibile che nessuna di queste "illustri famiglie patriziali" di queste città "con seggi nobiliari finora non noti" non ne ottenne mai l'ammissione?
Non è più vero ricordare come l'Ordine di Malta, come ci dice lo storico Spagnoletti, si guardò sempre bene dal "dichiarare" l'esistenza di seggi nobiliari
se essi non erano stati effettivamente riconosciuti da qualche sovrano e/o suo Organo competente in materia?


Aggiungo inoltre, citandomi,
che a volte sembra difficile capire la distinzione fra famiglie nobili feudali viventi in città feudali e famiglie "patrizie" viventi in città infeudate dove non esisteva nessun seggio nobiliare vero e proprio.

Ma torniamo al punto.
Vi fu mai degradazione di nobiltà patrizia in città feudali?

Le Istruzioni del 10 ottobre 1794 per li recipendi in grado di cavalieri di giustizia proprietarii di commende del sacro reale e militare Ordine Costantiniano
sembrano parlare chiaro:

"...Dovendosi in seguito provare da detti stipiti sino al pretendente la continuazione della nobiltà per altri nobili uffici, ed anche colla contrazione di nobili matrimoni, restando affatto esclusi non solo coloro i quali non hanno le sopradette circostanze, ma anche coloro che si fossero fatti abitatori di luoghi vassalli, e villaggi ignobili; eccetto però se i suddetti abitatori se ne fossero usciti fin dall'anno 1693, tempo in cui fu promulgato il decreto della religione di Malta prescrivente, che quelli i quali da allora in poi seguitavano la detta abitazione, non avessero potuto più pretendere l'ammissione in essa Religione"

E ridabiamo ancora come l'Ordine di Malta, che dopo la normativa del 1693 ebbe modo di ribadire più volte, come anche ricordato dal Massimario della Commissione Araldica, che non ammise il pretendente che portava come "titolo primordiale di nobiltà" l'ascrizione a seggi nobiliari se non erano riconosciuti, visto che l'appartenenza a città infeudate era degradante per la loro nobiltà.

Gradirei su questi temi il parere degli esperti ed i commenti degli interessati.

Grazie a tutti

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Giovanni Grimaldi



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MessaggioInviato: Sab Apr 04, 2009 4:30 pm    Oggetto: Rispondi citando

PATRIZIATI IN CALABRIA (città che ebbero seggi patrizi riconosciuti, con alcune citazioni)

1. BISIGNANO; Ordine di Malta, cfr. Pellicano Castagna, Decreto S.R.C. 1677 cfr. Consulta Araldica Italiana (Commissione Araldica Napoletana, Verbale n. 150 della seduta del 6 nov. 1922); (F. Von Lobstein, Nobiltà e città calabresi infeudate; G. Presterà, Sul governo municipale delle piazze nobili d'Italia, in Calendario d'Oro, Roma, 1989)
2. CATANZARO; Cons. collat. (1776); Ord. Malta; Camera S. Chiara; Fiore S.C.; Padiglione;
3. CORIGLIANO; Ord. Malta, cfr. Pellicano Castagna
4. COSENZA; capitol. regie (1565); Fiore S.C.; Padiglione S.C., Cons. Aral. S.C.
5. COTRONE; Camera S. Chiara; Fiore S.C.; Padiglione S.A.; Cons. Aral. S.A.
6. MONTELEONE (ora Vibo Valentia); Collaterale Consiglio (S.A. dal 1594); Cons. collat. (1715); Camera S. Chiara (1758); Consul. stato (1790); Fiore S.A.; Padiglione; (C. Arnone, Rivista Araldica, 1974, F. Von Lobstein, Nobiltà e città calabresi infeudate)
7. MONTALTO; dispaccio (1473) e conf. regia (1614); Ord. Malta, cfr. Pellicano Castagna (Padiglione S.C.; Fiore S.A., F. Von Lobstein, Nobiltà e città calabresi infeudate)
8. REGGIO CALABRIA; privilegi regi ed imperiali vari; Ord. Malta (anche dal 1699); Camera S. Chiara; Commiss. Tit. Nob.; Fiore S.A.; Padiglione;
9. ROSSANO; Ord. Malta, cfr. Pellicano Castagna, Fiore S.A. (C. Arnone, Rivista Araldica, 1974, F. Von Lobstein, Nobiltà e città calabresi infeudate)
10. STILO; regio assenso (1707); Camera S. Chiara; Commiss. Tit. Nob.; Fiore S.A.,
11. TAVERNA; Fiore S.C.; Camera S. Chiara; Cons. Aral. S.A.; Padiglione;
12. AMANTEA; Fiore S.C.; Consulta Araldica S.C.
13. TROPEA; Fiore S.C.; Cons. Aral. S.C.


N.B. S.A. seggio aperto, S.C. seggio chiuso


Città che ebbero "splendore" ma non seggi patrizi (nobiltà locale, ma non riunita in seggi patrizi formalmente riconosciuti dallo Stato)


1. Aiello (F. Von Lobstein, Nobiltà e città calabresi infeudate) (anche per G. Presterà, Sul governo municipale delle piazze nobili d'Italia, in Calendario d'Oro, Roma, 1989)
2. Altomonte (F. Von Lobstein, Nobiltà e città calabresi infeudate)
3. Arena (F. Von Lobstein, Settecento calabrese)
4. Bova (F. Von Lobstein, Nobiltà e città calabresi infeudate)
5. Cassano (F. Von Lobstein, Nobiltà e città calabresi infeudate)(F. Von Lobstein, Settecento calabrese)
6. Castelvetere (F. Von Lobstein, Nobiltà e città calabresi infeudate)
7. Castrovillari; Fiore S.A. (F. Von Lobstein, Nobiltà e città calabresi infeudate)
8. Gerace; Fiore S.A. (F. Von Lobstein, Nobiltà e città calabresi infeudate)
9. Mileto (F. Von Lobstein, Nobiltà e città calabresi infeudate)
10. Nicastro (F. Von Lobstein, Nobiltà e città calabresi infeudate)
11. Nicotera (F. Von Lobstein, Nobiltà e città calabresi infeudate)
12. Oppido; Fiore S.A. (F. Von Lobstein, Nobiltà e città calabresi infeudate)
13. Paola (G. Mareasca, Rivista Araldica, 1958) (F. Von Lobstein, Nobiltà e città calabresi infeudate)
14. Pizzo (Calabro) (F. Von Lobstein, Nobiltà e città calabresi infeudate)
15. Polistena (F. Von Lobstein, Nobiltà e città calabresi infeudate)
16. Rende (F. Von Lobstein, Settecento calabrese) (F. Von Lobstein, Nobiltà e città calabresi infeudate)
17. Roccella (Jonica) (F. Von Lobstein, Settecento calabrese) (F. Von Lobstein, Nobiltà e città calabresi infeudate)
18. San Marco (Argentano) (F. Von Lobstein, Settecento calabrese) (F. Von Lobstein, Nobiltà e città calabresi infeudate)
19. Santa Severina (F. Von Lobstein, Nobiltà e città calabresi infeudate)
20. Seminara; Fiore S.A. (F. Von Lobstein, Nobiltà e città calabresi infeudate)
21. Squillace; Fiore S.A. (F. Von Lobstein, Nobiltà e città calabresi infeudate)
22. Terranova; Fiore S.A. (F. Von Lobstein, Nobiltà e città calabresi infeudate)

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MessaggioInviato: Sab Apr 04, 2009 4:35 pm    Oggetto: Rispondi citando

IL PATRIZIATO DI BISIGNANO


Alimena
Alitti
Boscarelli
Benestanti
Carusi
Catapani
Cioppo
Cosentini
d'Andrea
Fasanella
Fede
Gaeta
Gallo
Granati
Locchi
Loise
Luzzi (o Lucci)
Madotti
Martini
Pisa
Roda
Rogliani
Rende
Rossi
Sollima
Sozzi
Trentacapilli
Valentone
Ventre
Zazzi
altri

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Scinuso



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MessaggioInviato: Dom Apr 05, 2009 1:26 pm    Oggetto: Rispondi citando

Caro Giovanni,

direi che questi due ultimi ìnterventi si attagliano di più al topic sugli ordinamenti cittadini nel forum di Storia Moderna, il quale ha come originario scopo di enumerare i patriziati calabresi (appena traligna nelle ultime battute...).

Potresti copia-incollare lì?

Grazie come sempre,


furio

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Scinuso
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da Fiore
Amministratore


Registrato: 13/01/07 00:48
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MessaggioInviato: Sab Apr 11, 2009 11:54 am    Oggetto: Rispondi citando

Considerato che sugli ordinamenti cittadini, sui patriziati e similia si sono aperti più topic doppioni e che, mi pare di poter concludere, ancora molto resti da fare nella ricerca e da scoprire, per evitare che si scrivano e si riscrivano le stesse cose, peraltro scatenando polemiche inutili che non si addicono ad un consesso scientifico come il nostro, ritengo, di chiudere tutti i topic riguardanti questo argomento, rimandando le discussioni a quando avremo più dati certi e più risultati dalle ricerche d'archivio.
Questa decisione interpreta anche l'opinione degli altri moderatori e di molti utenti che mi scrivono lamentando la ripetitività di queste discussioni, che, allo stato attuale della ricerca, non portano a niente.

Per ora bastino tutti i vari elenchi e considerazioni fatti fin qui.

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Marilisa Morrone
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