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Patrioti e Briganti

 
Nuovo argomento   Rispondi    Indice del forum -> L'Ottocento (III Periodo postunitario 1807-1861)
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Inviato: Sab Feb 24, 2018 1:53 pm    Oggetto: Ads

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Balthasar



Registrato: 22/02/07 16:19
Messaggi: 7
Residenza: Caserta

MessaggioInviato: Mar Apr 21, 2009 10:54 pm    Oggetto: Patrioti e Briganti Rispondi citando

Cari amici calabresi,

sono iscritto da molto tempo al vostro forum anche se ho poco tempo per intervenire.

Sarà che sono campano e forse sono più affezionato di altri al nostro antico Regno delle Due Sicilie, ma rileggendo certi argomenti anche altrove rimango disorientato.

Dal 1799 in poi nella storiografia italiana chi tradisce la propria terra (il sud) aprendo le porte ai francesi o ai piemontesi è chiamato patriota. Chi vi si oppone e difende la sua terra e le sue istituzioni invece è un lazzaro o un brigante.

Scusate il discorso terra terra, ma vi sembra giusto? A me no.

E' proprio vero che chi vince è un patriota e hasempre ragione mentre chi chi perde è un brigante o quantomeno un emigrante.

Che ne pensate voi?

B.
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Scinuso



Registrato: 16/01/07 21:42
Messaggi: 1185
Residenza: Roma

MessaggioInviato: Mer Apr 22, 2009 7:48 pm    Oggetto: Rispondi citando

Caro Balthasar,

il Mezzogiorno ha conosciuto fondamentalmente una perdita della sua autonomia nel momento in cui è stato ricompreso in un progetto storico e politico non suo, ma espresso da forze sociali e culturali predominanti rispetto a quelle che esso metteva in campo, e in massima parte estranee al suo proprio tessuto storico.

Cioè in breve ha smesso di essere in prima persona, tutto intero popolo e classe dirigente, a capo della propria vicenda storica, nel momento in cui gli interessi che esso rappresentava sono stati sacrificati, anche da una parte importante delle sue componenti sociali, ad interessi eteronomi.

E questo spiega perchè ad esso è stata riservata una parte così magra nella storia unitaria: perchè esso non era interpete in primo piano del processo politico che fu all'origine di quella.

Quali erano e dove le energie storiche di quel popolo, mentre popoli più intraprendenti o, se si vuole, più rapaci, ne soffocavano le istituzioni, il diritto, l'autonomia e la cultura, impostando sulle sue spalle politiche che ne avrebbero prosciugato il benessere economico, dissanguandone la popolazione con uno dei più imponenti moti migratori dell'Occidente contemporaneo?

Francamente non si capisce, e francamente sembra che la classe dirigente che di quelle energie doveva farsi intreprete, si riducesse in realtà a un ceto intellettuale senza nerbo, o avventatamente prono all'istanza unitaria che ne avrebbe disilluso le aspettative migliori; a un ceto politico e amministrativo inane, pronto a riciclarsi nel nuovo apparato statale; a un ceto agrario di angustissime vedute pronto semplicemente ad approfittare della congiuntura; ad una corte eroica ma priva evidentemente del dominio profondo degli eventi.

Si salva però tutto quanto espresse la disperata e spettacolare reazione alla conquista: il cosidetto "brigantaggio", quella resistenza articolata e composita che comunque mostrò che un popolo intero non si lascia conquistare così facilmente, sebbene tradito o quantomeno non efficacemente difeso da una classe dirigente sconfitta; una resistenza che impegna per anni l'esercito invasore e che resta un fenomeno di enorme significato.

Sono solo spunti che non hanno la minima pretesa di esaurire la questione ne di esprimere un punto di vista più solido di quanto non sia il mio (che davvero su questo problema ho più dubbi che certezze), ma che porgo all'approfondimento mio e di chi vorrà.

_________________
Scinuso


L'ultima modifica di Scinuso il Sab Mag 02, 2009 1:30 am, modificato 1 volta
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Licofoli
Amministratore


Registrato: 30/11/06 21:31
Messaggi: 746
Residenza: Gioiosa Jonica

MessaggioInviato: Lun Apr 27, 2009 1:31 pm    Oggetto: Rispondi citando

Mi sento di condividere pienamente l'intervento dell'amico Scinuso, a mio giudizio di notevole livello scientifico.

Il problema è e rimane a mio giudizio essenzialmente storiografico.

E' in atto un processo di revisione totale che sta coinvogendo anche l'ambiente accademico. Ci vorrà ancora tempo: molti giovani ricercatori non se la sentono ancora di smentire "i mostri sacri" dela storiografia italiana sul risorgimento: ciò nuocerebbe alla loro carriera.
Le nuove ricerche ed il ricambio generazionale, con la dipartita di molti storici intoccabili, fatalmente finirà per portare una straordinaria ventata di novità in questo settore, con buona pace di quanti, e non me la sento affatto di biasimarli, sono cresciuti studiando i libri stampati a Torino, Milano, Firenze, magari scritti da storici "meridionali" e trovano inconcepibili e blasfeme alcune moderne riletture.

Vorrei proporvi un mio commento ad un bell'articolo di Beppe Benvenuto, apparso su l'occidentale (www.loccidentale.it) che mi è stato pubblicato su questo quotidiano online. Nell'articolo Benvenuto recensisce il libro di Gigi Di Fiore, Controstoria d’Italia. Fatti e misfatti del Risorgimento, Rizzoli, pp. 464, euro 19,50.

Ecco il link, buona lettura:


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Saluti

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Scinuso



Registrato: 16/01/07 21:42
Messaggi: 1185
Residenza: Roma

MessaggioInviato: Lun Apr 27, 2009 1:54 pm    Oggetto: Rispondi citando

Grazie Vincenzo dell'apprezzamento e del link. Condivido l'invito contentuto nel tuo articolo e rivolto alla storiografia meridionale, accademica e non: l'auspicio è che la ricerca diventi in qualche modo divulgazione, e questa in qualche modo coscienza, e dunque azione.

Credo che ciò sia possibile, e in fondo è il senso del diffondere contenuti in materia di storia, come anche qui cerchiamo di fare.

_________________
Scinuso
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