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Architetture e committenze quattrocentesche

 
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Inviato: Gio Feb 22, 2018 3:03 pm    Oggetto: Ads

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Phersu



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MessaggioInviato: Ven Giu 05, 2009 12:39 pm    Oggetto: Architetture e committenze quattrocentesche Rispondi citando

Desidero portare all'attenzione di amici, colleghi e lettori il seguente volume:

Bianca de Divitiis
Architettura e committenza nella Napoli del Quattrocento
Venezia 2007 (Marsilio editori -

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)
pp. 220, con 119 illustrazioni in bianco-nero nel testo
€ 23


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È ben noto il rilievo internazionale di cui godette il nostro Paese, nonostante le accentuate frammentazioni politiche, durante l'epoca aurea della cultura e dell'arte che è definita Rinascimento: un fermento vitale si estendeva sull'intera penisola, misto di curiosità e di erudizione nel quale l'una faceva a gara con l'altra, stimolate dalle scoperte letterarie e archeologiche effettuate lungo tutto il territorio, un fermento che oltrepassò i confini geografici della nazione e rilasciò al mondo l'humus dei successivi progressi della civiltà umana. Profondi e complessi furono i fervori che nel XV secolo pervadevano le corti italiane, anche le più minuscole; di conseguenza, infiniti agganci culturali si formarono in quei decenni fra tutti i campi dello scibile, e altrettanti sono i ragionamenti che gli studiosi di ogni epoca conducono quando si occupano dell'argomento. Figuriamoci, quindi, quando invece il tema viene approfondito in una sua sfaccettatura.
Quest'ultimo è il caso del presente libro che, come lo stesso autore precisa all'inizio dei suoi Ringraziamenti (p. 220), "…raccoglie e rielabora i risultati di una ricerca fatta per la tesi di dottorato, discussa nel marzo 2006 nell'ambito del programma di Storia dell'architettura e delle città, Scienza delle arti, Restauro, della Scuola di Studi avanzati di Venezia, XIX ciclo…": e si percepisce che queste pagine, pur ricche e complete, sono la punta dell'iceberg di uno studio complesso che ha esaminato tutti gli aspetti di un tema assai ramificato, qual è la vicenda sociale dei Carafa nel Regno di Napoli del XV secolo.
Il tema non è quindi direttamente collegato alla natura del nostro sito, ma i Carafa ebbero vasto rilievo nell'ambito dell'intera Calabria, e per questo la segnalazione non è inadeguata.
Il Quattrocento fu fra l'altro un secolo di segni, e questo libro ha saputo immedesimarsi nel suo oggetto di studio anche in questo senso: non tanto per il rilievo che dà alla parte iconografica, non solo per l'attenzione con cui legge le fonti storiche scritte e iconografiche, ma anche per la copertina che evidenzia la meraviglia di un dettaglio araldico del 1470 della ex cappella del Battista (oggi di San Domenico Soriano) in San Domenico Maggiore. L'ingrandimento è tale da far apprezzare al meglio ogni particolare del bassorilievo: lo scudo a testa di cavallo con le tre fasce d'argento in campo rosso, le pieghe del nastro con cui è appeso a un anello, gli uncini e le altre minuzie di una delle stadere che l'accostano, i solchi rifiniti e perfetti con cui è incisa la data in lettere capitali romane. La foto completa del manufatto è la n° 103 a p. 151; la sua vicenda specifica è ovviamente delineata nelle pagine limitrofe. La sua vicenda globale, invece, rientra nelle attività sociali e politiche con cui i Carafa ribadivano il proprio status sociale nel tessuto della città e nel sistema del Regno di Napoli, al chiarimento delle quali è dedicato l'intero lavoro.
Dopo un'introduzione ove inquadra il capoluogo partenopeo nel panorama dei fermenti rinascimentali, l'autore esamina l'ascesa dei Carafa, l'ampliarsi del suo potere politico ed economico, il conseguente uso di spazi urbani a scopi abitativi e religiosi. Per tutto ciò, il testo abbonda in citazioni da documenti d'epoca e da testi antichi. Il libro, basato sull'architettura e sulla sua storia, sottolinea poi che gli edifici (specialmente i cortili) erano intesi anche come "gusci" ove riporre oggetti, o come strutture da arricchire col loro innesto (soprattutto nel caso di frammenti o di oggetti monumentali).
Nell'appendice finale, l'autore fra l'altro trascrive il cosiddetto "patto" tra i Carafa, un "accordo di famiglia" in virtù del quale la stirpe si organizzò per mantenere al meglio la grandezza e poter quindi "tranquillamente vivere e perpetuarsi". Secondo una tendenza odierna, la bibliografia ampia e dettagliata non è raggruppata a sé ma è contenuta nell'ampio apparato delle note al testo. Alcune delle fotografie pubblicate risalgono a qualche decennio fa, come mostrano taluni particolari quali le automobili parcheggiate o abbandonate nei cortili dei palazzi già nobiliari: il che è oltretutto sintomo di un'epoca irrimediabilmente scomparsa.

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da Fiore
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Messaggi: 1681
Residenza: Gioiosa Jonica

MessaggioInviato: Dom Giu 07, 2009 5:47 pm    Oggetto: Rispondi citando

Ho il volume e lo trovo molto ben fatto, documentato e argomentato.

Per la Calabria è utilissimo se si considera che i Carafa furono tra le famiglie feudali napoletane più presenti nella regione.

Nel volume c'è quel particolare patto di famiglia che riguarda anche la nostra regione, perchè si tenne per volontà e nella casa di Andrea Carafa conte di Santa Severina, colui che sosteneva che la famiglia fosse una sola e che i due rami della Stadera e della Spina dovessero avere storia comune. Questo egli mise in pratica anche nella sua arma personale che conteneva entrambe le "imprese".

Splendida sia l'analisi dei palazzi napoletani appartenenti a questa famiglia, che quella dei monumenti sepolcrali, utilissime entrambe nello studio dei monumenti funerari che i Carafa eressero in Calabria.

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Marilisa Morrone
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Phersu



Registrato: 20/02/08 13:17
Messaggi: 1806
Residenza: Etruria meridionale

MessaggioInviato: Lun Giu 08, 2009 12:06 pm    Oggetto: Rispondi citando

da Fiore ha scritto:
Ho il volume e lo trovo molto ben fatto, documentato e argomentato.

Sì, è ricco di notizie e nozioni.
Ed è scritto in forma colta ma piana.


Per la Calabria è utilissimo se si considera che i Carafa furono tra le famiglie feudali napoletane più presenti nella regione. Nel volume c'è quel particolare patto di famiglia che riguarda anche la nostra regione, perchè si tenne per volontà e nella casa di Andrea Carafa conte di Santa Severina, colui che sosteneva che la famiglia fosse una sola e che i due rami della Stadera e della Spina dovessero avere storia comune.

Non aveva mica torto... Wink

Questo egli mise in pratica anche nella sua arma personale che conteneva entrambe le "imprese". Splendida sia l'analisi dei palazzi napoletani appartenenti a questa famiglia, che quella dei monumenti sepolcrali, utilissime entrambe nello studio dei monumenti funerari che i Carafa eressero in Calabria.

E peccato che nella nostra regione l'edilizia "laica" della famiglia abbia subito infinite tribolazioni, naturali e non: se non fosse stato così, anche qui avremmo avuto un patrimonio edilizio carafesco (e relativi "accessori", stemmi compresi) di rispettabile livello.

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