Indice del forum Studi Calabresi
Forum del Circolo di Studi Storici "Le Calabrie"
 
 FAQFAQ   CercaCerca   Lista utentiLista utenti   GruppiGruppi   RegistratiRegistrati 
 ProfiloProfilo   Messaggi privatiMessaggi privati   Log inLog in 

La fortezza piemontese di Fenestrelle

 
Nuovo argomento   Rispondi    Indice del forum -> L'Ottocento (III Periodo postunitario 1807-1861)
Precedente :: Successivo  
Autore Messaggio
Ads






Inviato: Mar Gen 16, 2018 10:51 pm    Oggetto: Ads

Top
Balthasar



Registrato: 22/02/07 16:19
Messaggi: 7
Residenza: Caserta

MessaggioInviato: Ven Ago 21, 2009 12:26 pm    Oggetto: La fortezza piemontese di Fenestrelle Rispondi citando

Cari Signori del forum,

qualcuno di voi sa darmi qualche notizia in più sulla fortezza piemontese di Fenestrelle. Ho letto da qualche parte che sarebbero stati deportati, fatti morire di stenti e disciolti nella calce migliaia di ex soldati dell’esercito del Regno delle Due Sicilie che si rifiutarono di entrare nell’esercito italiano. Qualcuno dice che fu un vero e proprio lager.


Cosa se ne sa esattamente, vi sono documenti su questa cosa?

Grazie

Balthasar
Top
Profilo Invia messaggio privato
Licofoli
Amministratore


Registrato: 30/11/06 21:31
Messaggi: 746
Residenza: Gioiosa Jonica

MessaggioInviato: Ven Ago 21, 2009 12:49 pm    Oggetto: Rispondi citando

Gentile amico,

non sono uno specialista dell'ottocento. Non so molto sull'argomento, ma nel gennaio scorso ho letto sulle pagine siciliane del noto quotidiano "Repubblica" l'articolo che allego. Mi dispiace non poterle dire di più ma mi auguro che altri frequentatori del forum possano aiutarla. So infatti che comunque vi sono ricerche in corso su questo tema anche se i documenti sono difficilmente reperibili.

Ecco l'articolo a firma di Amelia Crisantino


Repubblica — 18 gennaio 2009 pagina 18 sezione: PALERMO

Siamo lontani dalla Sicilia, molto lontani. Tanto più sorprende la lapide murata su una delle fortezze, a commemorazione di «migliaia di soldati dell' esercito delle Due Sicilie» morti di stenti. Subito non si capisce. Gli anni ricordati nella lapide sono quelli dell' Unità: che ci facevano i soldati delle Due Sicilie sulle montagne piemontesi? Ma non erano tutti accorsi a dare man forte a Garibaldi? Le risposte richiamano il lato in ombra del tardivo processo di formazione dello Stato italiano, in genere presentato come il frutto logico-naturale di una volontà collettiva trionfante sui retrivi regimi preunitari. E la retorica è solo un velo sottile, buono a coprire le spinte centrifughe pronte a rimettere in discussione l' assetto nazionale: come i due volti della stessa medaglia, dove non trova spazio una volontà «empaticamente illuminista», che può permettersi di conoscere anche gli aspetti meno esaltanti della nostra storia. I campi di prigionia per meridionali sono un buon esempio di questa storia ignorata, segreta, nascosta. Era il 1860, Garibaldi ancora combatteva e già bisognava decidere il destino dei 97 mila soldati dell' esercito borbonico. Molti si danno alla macchia, protagonisti di una taciuta guerra civile che per anni imbarazza il nuovo Stato. Gli altri vengono portati in campi provvisori a Livorno, Genova, Alessandria, Ancona, Rimini e Fano: migliaia di prigionieri, il primo problema è come trasportarli. Nel Carteggio di Cavour - volume III, pagina 347 - una lettera del generale Manfredo Fanti invoca soccorsi, vapori noleggiati all' estero «perché altrimenti è impossibile uscire da questo labirinto»: c' erano da spedire 40 mila uomini da Napoli e dalla Sicilia, la Marina militare non bastava a contenerli tutti. Dai centri provvisori i prigionieri erano destinati al campo di Fenestrelle o a San Maurizio Canavese, nei momenti di emergenza arrivano anche nella Cittadella fortificata di Milano. A San Maurizio ci sono i militari sbandati, destinatari di una prima «rieducazione»: ogni soldato riceve un sacco e una coperta da campo, un berretto, una «cravatta a sciarpa», una gavetta con cucchiaio, giubba e pantaloni, una sobria razione di viveri da pagare col proprio soldo. Ai borbonici è riservata una «istruzione di moralità militare», se promossi possono arruolarsi nell' esercito nazionale. Altrimenti vengono portati al campo di Fenestrelle, «finché si correggano e diventino idonei al servizio». Nell' universo carcerario del nuovo Stato la prigione di Fenestrelle è il tassello più importante, il più temuto. Più che un campo di prigionia è un sistema fortificato adibito a carcere militare dove i soldati borbonici cominciano ad arrivare nell' agosto del 1860, quando il gelido inverno dell' alta montagna è alle porte. In un libro intitolato I lager dei Savoia Fulvio Izzo riporta la testimonianza di un pastore valdese, che incontra una colonna di prigionieri e decide di visitare il campo. è l' ottobre del 1860, il valdese Georges Appia trova «i nostri prigionieri sparsi lungo le mura della fortezza a scaldarsi al sole; altri lungo la riva del torrente lavavano la loro unica camicia». Fenestrelle rigurgita di meridionali laceri, malnutriti, che rifiutano di giurare fedeltà a Vittorio Emanuele. Il nuovo Stato si mostra assediato dalle emergenze interne e dalla necessità di apparire solido alle potenze europee, in piedi quasi per [CENSORED] a ma sempre a rischio di implosione, con una precoce vocazione autoritaria che ne tradisce la fragilità. I campi di prigionia sono l' episodio-limite di un atteggiamento che porta a perseguitare anche Garibaldi e le sue camicie rosse, che pure erano stati tanto utili. Il guaio è che, dissoltasi l' eco dei proclami retorici, l' adesione allo Stato unitario appare precaria: e se il Meridione è l' anello debole sul fronte interno, con gli agguerriti avversari esterni la competizione è per non soccombere sulla scena internazionale. è così che l' insicurezza e la paura spingono a moltiplicare la rigidità, col risultato di approfondire le vecchie diffidenze. La situazione allarma anche qualche patriota ed è Massimo d' Azeglio, ricordato soprattutto per la sua frase che «fatta l' Italia bisognava fare gli italiani», a scrivere che il re Borbone era stato cacciato per stabilire un regime fondato sul consenso universale. Ma allora, come si spiegava che «per controllare la parte meridionale del regno ci vogliono sessanta battaglioni?» Fenestrelle è il lager di casa, la Siberia italiana, lo spauracchio da agitare davanti ai riottosi, il luogo-simbolo della cattiva coscienza nazionale. Gli internati di Fenestrelle sono «delinquenti» per definizione ed è Caroline Marsh, moglie dell' ambasciatore americano a Torino, che nel diario annota: «Pare che ci siano quasi 6 mila di questi malintenzionati ed è un numero eccessivo, che potrebbe causare problemi». Infatti il pomeriggio del 22 agosto 1861 quasi mille prigionieri tentano di impadronirsi della fortezza: divisi in 4 gruppi vogliono chiudere le porte, occupare il magazzino delle armi e i punti strategici, uscire dalla prigione. Vengono scoperti e disarmati ma la notizia della mancata insurrezione trova spazio sui giornali, che registrano come - mentre l' esercito piemontese combatte i briganti - si corre il rischio che i meridionali possano ricambiarli portando la guerra nelle valli piemontesi. La Sicilia sembra solo marginalmente coinvolta in questi episodi, prima dell' Unità l' Isola non s' era lasciata sfuggire una sola occasione per proclamare il suo essere visceralmente antiborbonica. A Fenestrelle e negli altri campi di prigionia i siciliani saranno arrivati soprattutto nel 1862, dopo la fallita impresa di Aspromonte, quando nella fortezza vengono consegnati 473 garibaldini. è un' ipotesi sensata, dalla Sicilia, in tanti seguono Garibaldi e finiscono prigionieri. Ma in un libro pubblicato nel 1864 da Alessandro Bianco leggiamo un episodio insolito, poco spiegabile con le vecchie categorie: è il 6 aprile 1862, fra i generali dei briganti napoletani arriva un palermitano. Si chiama Politini, «farmacista siciliano, omicida e uomo cognito per antiche violenze» che ha la missione di uccidere il generale Cialdini, vale a dire l' uomo a capo delle truppe inviate per reprimere il brigantaggio. Resta il fatto che su Fenestrelle e i siciliani non si hanno dati precisi, forse non si potranno mai avere. I corpi dei tanti che morirono per il freddo e i maltrattamenti furono dissolti nella calce, solo in pochi ebbero la ventura di lasciare i loro nomi nei registri della parrocchia di San Luigi. E, al momento, i più attenti nel ricordarli sono gli aderenti al "Comitato delle Due Sicilie", che lo scorso luglio hanno scoperto la lapide dedicata alle «migliaia di soldati dell' esercito delle Due Sicilie che si erano rifiutati di rinnegare il Re e l' antica patria». - AMELIA CRISANTINO

_________________
Ex montibvs lvx!
Top
Profilo Invia messaggio privato HomePage
Phersu



Registrato: 20/02/08 13:17
Messaggi: 1806
Residenza: Etruria meridionale

MessaggioInviato: Ven Ago 21, 2009 1:10 pm    Oggetto: Rispondi citando

Dal sito
Solamente gli utenti registrati possono vedere link su questo forum!
Registrati oppure Autenticati su questo forum.



Solamente gli utenti registrati possono vedere link su questo forum!
Registrati oppure Autenticati su questo forum.


La località ricorda un altro punto fortificato dei valichi alpini della regione, ossia il forte di Bard.

Il quale ultimo, però, non pare sia stato coinvolto in vergogne del genere.

_________________

Solamente gli utenti registrati possono vedere link su questo forum!
Registrati oppure Autenticati su questo forum.


un simbolo è qualcosa in più
Solamente gli utenti registrati possono vedere link su questo forum!
Registrati oppure Autenticati su questo forum.

della somma delle sue parti
Top
Profilo Invia messaggio privato
Licofoli
Amministratore


Registrato: 30/11/06 21:31
Messaggi: 746
Residenza: Gioiosa Jonica

MessaggioInviato: Ven Ago 21, 2009 1:50 pm    Oggetto: Rispondi citando

I luoghi sono assai suggestivi!

Dopo una breve ricerca segnalo questo link:


Solamente gli utenti registrati possono vedere link su questo forum!
Registrati oppure Autenticati su questo forum.



Si tratta di un intrervento di Paolo Mieli sul Corriere della Sera in risposta ad una lettera di un lettore e risale al 2004.

Ho dato un'occhiata al sito ufficiale della fortezza di Fenestrelle nel quale si accenna a questa triste faccenda:


Solamente gli utenti registrati possono vedere link su questo forum!
Registrati oppure Autenticati su questo forum.



Da questo sito estrapolo questo testo che mi sembra obiettivo e di certo fa onore ai redattori piemontesi:

"Oggi da più parti si ricorda il periodo in cui la fortezza divenne un campo di concentramento per truppe borboniche e papaline. Recenti ricerche sottolineano le pessime condizioni in cui nel 1861 questi militari furono «ospitati» a Fenestrelle: laceri e poco nutriti era usuale vederli appoggiati a ridosso dei muraglioni, nel tentativo disperato di catturare i timidi raggi solari invernali, ricordando forse con nostalgia il caldo di altri climi mediterranei. E' noto un tentativo di ribellione ideato dai reclusi, piano sventato quasi per caso dalle autorità piemontesi...."

Spero di esserle stato utile.

Licofoli

_________________
Ex montibvs lvx!
Top
Profilo Invia messaggio privato HomePage
Phersu



Registrato: 20/02/08 13:17
Messaggi: 1806
Residenza: Etruria meridionale

MessaggioInviato: Ven Ago 21, 2009 1:56 pm    Oggetto: Rispondi citando

Sì, quella zona di confine fra Italia e Francia è ricca di aree suggestive come questa.

Lì i valichi, talora solcati da attuali strade di grande comunicazione (come quella del passo del Piccolo San Bernardo), si trovano spesso oltre quota 2000 metri: una di esse, in territorio francese, supera addirittura i 2800.

Per forza la ricerca di punti assolati può diventare parossistica! Anche se forse è esagerato dire che a fine agosto già si sentono i primi morsi dell'inverno, è comunque ovvio che si tratti di climi diversi da quelli meridionali.

Climi resi ancora più freddi dalla forzosa ospitalità coattivamente imposta.

_________________

Solamente gli utenti registrati possono vedere link su questo forum!
Registrati oppure Autenticati su questo forum.


un simbolo è qualcosa in più
Solamente gli utenti registrati possono vedere link su questo forum!
Registrati oppure Autenticati su questo forum.

della somma delle sue parti
Top
Profilo Invia messaggio privato
Utriusque Juris Doctor
Amministratore


Registrato: 20/01/07 15:09
Messaggi: 296
Residenza: Geracide

MessaggioInviato: Ven Ago 21, 2009 3:31 pm    Oggetto: Rispondi citando

Memoria infelix, Memoria tenax.
Quando, da bambino, commettevo le mie solite monellerie, mia nonna materna (classe 1906) così, dialettalmente, mi ammoniva: si non stai bonu, ti portanu a Fenestrelli! (se non ti rabbonisci, ti porteranno a Fenestrelle!).
Anni dopo, quando le chiesi la spiegazione di quel monito, ella mi narrò di un ex soldato borbonico di Roccella Jonica, suo compaesano conosciuto - al tempo della sua infanzia - oramai molto anziano ma di cui non ne ricordava più il nome, il quale, sopravvissuto ad un durissimo carcere settentrionale detto Fenestrelle, dopo tanti anni era riuscito a ritornare al paese talmente provato nel corpo e nello spirito che al solo sentire il nome di quella prigione cadeva in immediato deliquio.
Nonostante le ricerche che alla metà degli anni '80 del secolo appena spirato provai a svolgere sull'argomento, non riuscii peraltro ad appurare l'identità di quello sventurato milite dell'Esercito del Regno delle Due Sicilie nè, tanto meno, ad acquisire alcuna notizia sugli eccidi consumati in quell'antesignano lager del tanto osannato Regno d'Italia, i nomi dei cui patrioti ed artefici campeggiano oggi nelle targhe viarie di ogni dove.
Quindi, ad onta di quanto affermato dal giornalista Paolo Miele nell'articolo richiamato dal caro Licofoli, censura vi è stata!
E, così, il mio ossequioso ricordo va, doverosamente, a quell'ignoto soldato borbonico roccellese, agli stenti suoi ed ai patimenti dei suoi compagni di sventura, la maggior parte dei quali, anch'essi sconosciuti, non fece mai più ritorno alla propria casa poichè disumanamente morti in quella gelida fortezza sabauda e neppur cristianamente sepolti ma, come inutili res nullius, disciolti nella calce viva in una fossa comune di cui ne fa menzione anche il predetto giornalista.
Migliaia di metaforiche lapidi anonome.
Ed ancora, una strage dimenticata, per citare qui il titolo di un bellissimo romanzo storico di Andrea Camilleri.
E dunque, come potranno mai una certa storiografia risorgimentalista e tutti i suoi ottusi e spocchiosi odierni epigoni giustificare quell'orribile eccidio (prodromico, a ben pensarvi, alle distruzioni di massa poi consumate in Europa, nei campi di concentramento, dal Nazionalsocialismo tedesco e dal Comunismo sovietico e, nelle foibe, da quello titino) di tutti quei connazionali come tali, dal 1861, volenti o nolenti divenuti italiani (o, più esattamente, italianizzati)?

_________________
U.J.D.

"A faticosa impresa assai per tempo" (F. Petrarca, Canzoniere, 119, 12)


L'ultima modifica di Utriusque Juris Doctor il Ven Ago 21, 2009 4:03 pm, modificato 5 volte
Top
Profilo Invia messaggio privato Invia e-mail AIM
Phersu



Registrato: 20/02/08 13:17
Messaggi: 1806
Residenza: Etruria meridionale

MessaggioInviato: Ven Ago 21, 2009 3:42 pm    Oggetto: Rispondi citando

Quando assurge all'onore della menzione proverbiale, un fatto ha colpito nel profondo il cuore e la mente della gente presso cui il "proverbio" nasce.

Per questo (e per i pochi decenni che son bastati a crearlo) l'episodio che hai narrato, carissimo, colpisce tutti noi.

Ora, non è soltanto curiosità il sapere se anche altrove in Calabria si usasse una menzione proverbiale come questa.

_________________

Solamente gli utenti registrati possono vedere link su questo forum!
Registrati oppure Autenticati su questo forum.


un simbolo è qualcosa in più
Solamente gli utenti registrati possono vedere link su questo forum!
Registrati oppure Autenticati su questo forum.

della somma delle sue parti
Top
Profilo Invia messaggio privato
Balthasar



Registrato: 22/02/07 16:19
Messaggi: 7
Residenza: Caserta

MessaggioInviato: Lun Ago 24, 2009 12:31 am    Oggetto: Rispondi citando

Cari Signori calabresi

voglio ringraziarvi per le notizie e per i link che mi avete indicato e che non avevo visto.

Non voglio dare giudizi su questi fatti perché non sono competente e non faccio il vostro lavoro. Però quello che vorrei dire è che negli ultimi anni stiamo scoprendo molti retroscena incredibili che nessuno ci ha raccontato sull'unità. Questo fa sperare bene per il nostro futuro perché sono daccordo con quello che scrive il professore Licofoli nell'altro argomento e cioè che solo dopo aver fatto i conti con il passato possiamo cominciare ad andare avanti noi del Sud.

Grazie.
Top
Profilo Invia messaggio privato
Licofoli
Amministratore


Registrato: 30/11/06 21:31
Messaggi: 746
Residenza: Gioiosa Jonica

MessaggioInviato: Lun Ago 24, 2009 2:29 pm    Oggetto: Rispondi citando

Gentile Balthasar,

grazie per i suoi apprezzamenti e la misura delle sue parole.

Il nostro forum vuole divulgare la ricerca storica anche fra chi non se ne occupa direttamente. In questo ambito, spero di non peccare di presunzione affermando che qualche frutto lo stiamo raccogliendo.

Saluti

Licofoli

_________________
Ex montibvs lvx!
Top
Profilo Invia messaggio privato HomePage
Scinuso



Registrato: 16/01/07 21:42
Messaggi: 1185
Residenza: Roma

MessaggioInviato: Gio Ott 08, 2009 2:21 pm    Oggetto: Rispondi citando

Speriamo che un giorno la identità nazionale del nostro paese sia ricucita; risanata la ferita brutale che fu inferta ai tempi dell'Unità e che ha sfilacciato il sentimento civile del Mezzoggiorno, reso i suoi abitanti tendenzialmente diffidenti ed estranei verso quello stato che si era imposto con tanto arbitrio; pacificato il senso di appartenenza di tutti con una eleborazione complessiva, coraggiosa e forte della storia italiana.

_________________
Scinuso
Top
Profilo Invia messaggio privato
Piemontese



Registrato: 30/09/08 14:26
Messaggi: 42
Residenza: Chieri (TO)

MessaggioInviato: Mar Nov 10, 2009 1:13 pm    Oggetto: Rispondi citando

Cari amici,
questo sito è così ricco e stimolante! Qui in Piemonte ci si accinge a "celebrare" l'Unità d'Italia, certo un evento molto importante. Ma sarà opportuno che epsisodi come quello dell'internamento al Forte di Fenestrelle siano resi noti, dato che a molti anni di distanza possiamo permetterci l'onestà di ammettere che a seguito degli aventi del 1860-61 ci furono anche strappi, sofferenze, ingiustizie e provvedimenti crudeli ai danni di chi aveva perso la guerra dei Savoia. Per parte mia, essndo coinvolto in una piccola parte di tali inziative, mi impegnerò per far sì che si rammenti tutto, non soltanto ciò che vellica la vanità, ma soprattutto ciò che sollecita la voglia di verità storica.

Un cordiale saluto a tutti
Piemontese
Top
Profilo Invia messaggio privato
Scinuso



Registrato: 16/01/07 21:42
Messaggi: 1185
Residenza: Roma

MessaggioInviato: Mar Nov 10, 2009 2:27 pm    Oggetto: Rispondi citando

Per questo ha sin da ora la mia riconoscenza.

_________________
Scinuso
Top
Profilo Invia messaggio privato
Mostra prima i messaggi di:   
Nuovo argomento   Rispondi    Indice del forum -> L'Ottocento (III Periodo postunitario 1807-1861) Tutti i fusi orari sono GMT + 1 ora
Pagina 1 di 1

 
Vai a:  
Non puoi inserire nuovi argomenti
Non puoi rispondere a nessun argomento
Non puoi modificare i tuoi messaggi
Non puoi cancellare i tuoi messaggi
Non puoi votare nei sondaggi
c d
e



Powered by phpBB © 2001, 2005 phpBB Group
phpbb.it

Abuse - Segnalazione abuso - Utilizzando questo sito si accettano le norme di TOS & Privacy.
Powered by forumup.it forum gratis free, crea il tuo forum gratis free ora! Created by Hyarbor & Qooqoa
Confirmed

Page generation time: 4.196