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Repressione del legittimismo postunitario in Calabria

 
Nuovo argomento   Rispondi    Indice del forum -> L'Ottocento (III Periodo postunitario 1807-1861)
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Inviato: Mar Gen 16, 2018 10:49 pm    Oggetto: Ads

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Abate Correale



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MessaggioInviato: Mer Apr 07, 2010 1:13 pm    Oggetto: Repressione del legittimismo postunitario in Calabria Rispondi citando

L'argomento della repressione del legittimismo post-unitario è sempre stato taciuto da certi storici che non sopportavano vedere sporcare il risorgimento che invece doveva essere, ad ogni costo, bello e nobile.

Anche in vista del
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mi piacerebbe riflettere insieme su tale argomento.

Premetto anzitutto che non sono Borbonico. Dico questo perché di solito chi solletica determinati argomenti viene accusato di "Borbonismo" al fine di squalificare gli argomenti che porta.

Oggi di quella repressione durissima si è completamente persa memoria e a 150 anni di distanza finalmente mi sembrerebbe giusto riscoprire quanto successo all’epoca non per cambiare la storia ma per capirla meglio perché solo capendo quanto avvenne nel passato si può guardare al futuro.

Ho letto una nota interessante su E.DE SIMONE, "Atterrite queste popolazioni", la repressione del brigantaggio in Calabria nel carteggio privato Sacchi-Milon (1868-1870), ed. Progetto 2000, Cosenza, 1994, p.16:
Citazione:
Fra il 1861 e il 1866, il brigantaggio, di forte caratterizzazione politica, fu spazzato via dal ciclone della legge Pica (con metodi che sono stati definiti da guerra coloniale, secondo la stampa estera dal gennaio all'ottobre 1861, si contavano nell'ex regno delle Due Sicilie 9.860 fucilati, 10.604 feriti, 918 case arse, 6 paesi bruciati, 12 chiese predate, 40 donne e 60 bambini uccisi, 13.629 imprigionati, 1.428 comuni sorti in armi)


Il nostro amico prof. Vincenzo Cataldo ha scritto in COSPIRAZIONI, ECONOMIA E SOCIETÀ nel Distretto di Gerace e in provincia di CALABRIA ULTRA PRIMA dal 1847 all’Unità d’Italia
Citazione:
A combattere la reazione venne chiamato il generale De Gori, che il 16 settembre 1861 sbarcò a Bianco e prese posizione nell’hinterland tra Bovalino ed Ardore. I bersaglieri del battaglione Rossi a Bianco bruciarono il convento che aveva dato asilo a Borjes; per lo stesso motivo venivano fucilati a Natile il notaio Sculli e a S. Agata il barone Franco.


Ho letto da qualche parte che uccisero anche il priore del convento e in quei giorni furono tantissime le esecuzioni sommarie nella nostra zona.

Questi dati mi sembrano impressionanti. E' solo una mia impressione?

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Licofoli
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MessaggioInviato: Mer Apr 07, 2010 3:43 pm    Oggetto: Rispondi citando

Caro Abate,

no, non è soltanto una tua impressione ma sono fatti, nudi e crudi, taciuti per il semplice fatto che era inammissibile rendere noto che c'era gente che non era affatto d'accordo e non accettava supinamente ciò che in nome dell'unificazione d'Italia stava avvenendo nel Sud. Ben presto si capì che dietro il "siamo tutti fratelli" si celava una vera e propria conquista ed il saccheggio delle risorse meridionali, effettuata attraverso una feroce occupazione militare. Si compì la "liberazione" del Mezzogiorno dai meridionali stessi, visto che da noi autriaci ed altri stranieri non c'erano. Ed il bello era che non si trattò di frange di isolati, di quattro gatti insomma, ma di masse di gente, proveniente in gran parte dalle classi meno abbienti, il cui numero andava ingrossando sempre di più.

Ho scritto altrove, e vedo che concordi anche tu, che oggi quando si scrive intorno a questi argomenti, gran parte della nomenclatura storiografica attribuisce l'epiteto di "borbonico" o "nostalgico" a quanti affrontano senza paraocchi questi temi. In realtà dietro questo atteggiamento tendente a gettare discredito e a mettere in ridicolo queste nuove letture storiche, si cela la paura che questi nuovi fatti venendo a galla possano far crollare il castello di bugie e di disinformazione che da un secolo e mezzo avvolge questi eventi.

In realtà sono 150 anni che le vittime di queste stragi di questa spietata repressione di un fenomeno spontaneo etichettato in modo spicciolo come brigantaggio attendono qualcuno che finalmente in loro nome dica la verità su quei tragici anni, esiziali per la nascita del sottosviluppo e della cosiddetta questione meridionale.

E' ormai molto tempo che chi ha un briciolo di buon senso afferma che finché il Sud non farà i conti con il proprio passato non potrà cambiare il proprio presente e men che mai costruire un futuro migliore.

Forse è abusata ma la citazione di Milan Kundera è sempre attuale e si adatta perfettamente alla storia del Sud della Penisola italiana:

Ve la ripropongo:

Per liquidare i popoli si incomincia con il privarli della Memoria.
Si distruggono i loro Libri, la loro Cultura, la loro Storia.
E qualcun altro scrive per loro altri Libri, li fornisce di un’altra Storia.
Dopo di che il Popolo incomincia a dimenticare quello che è e quello che è stato.
Ed il mondo intorno a lui lo dimentica ancora più in fretta.
Milan Kundera (da Il libro del riso e dell’oblio)

Se teniamo nel dovuto conto queste riflessioni ci rendiamo conto della responsabilità degli storici meridionali, una responsabilità enome, che coinvolge tutti:

A) quelli che pur sapendo hanno taciuto e continuano a tacere;

B) quelli che sono coinvolti nell'opera sacrosanta di riannodare i fili della nostra storia, attraverso un opera di recupero della memoria, senza censure, senza remore, l'unica medicina - io credo - in grado di farci recuperare il tempo perso.

Parliamone, dunque, poiché questo serve a ritrovare la nostra dignità smarrita da tempo, nella speranza di trasformarci da colonia interna di questo Paese in una parte attiva e davvero integrante dello stesso.

Licofoli

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Abate Correale



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MessaggioInviato: Gio Apr 08, 2010 10:27 pm    Oggetto: Rispondi citando

C'è un aspetto curioso della faccenda di cui non si parla.

Di solito si dice sempre che furono i piemontesi a fare le fucilazioni e portare avanti la repressione. In effetti non fu proprio cosi.

Per grossa parte furono gli stessi meridionali, nati e cresciuti nel regno delle due Sicilie, a portare avanti la repressione contro i legittimisti borbonici.

Ad esempio Raffaele Cassitto che fu Governatore per la Calabria Ultra nel 1861 e uno dei più truci assassini di legittimisti, era nato e cresciuto a Lucera in provincia di Foggia nel 1803, aveva compiuto gli studi universitari a Napoli e aveva fatto tutta la carriera da intendente nel ministero dell'interno del regno delle Due Sicilie. Fu lui che accolse Borjes in Calabria e ordinò le esecuzioni di massa del 1861 nella nostra Locride.

E come lui ce ne furono a migliaia. Gente che si adeguò al nuovo regime come piccoli gattopardi. Cassitto per i suoi meriti da governatore fu insignito dell'ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro e in seguito nominato deputato nel 1872 ma restò in tale carica solo 1 anno perchè morì nel 1873.

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MessaggioInviato: Ven Apr 09, 2010 3:59 pm    Oggetto: Rispondi citando

Caro Abate,

non c'è molto da stupirsi se fra i più acerrimi nemici del popolo del Sud ci furono anche i meridionali stessi. Sarebbe infatti ingenuo scaricare esclusivamente sui forestieri responsabilità da ricondurre ad un corposo gruppo di collaborazionisti, il cui unico scopo il più delle volte fu quello di trarre il massimo profitto personale dalla repressione delle insorgenze. Si trattava di gente in parte in buona fede in altra no. I primi ebbero modo di rivedere negli anni successivi le loro idee, considerati gli scempi commessi nel Mezzogiorno (e non solo) dai governi unitari, gli altri fedeli più ai quattrini e alla carriera che agli ideali, si distinsero per la loro pessima condotta.

Il fenomeno, sebbene in nuove forme, è ancora oggi molto fiorente. A "sparare a zero" sul Mezzogiorno sono spesso gli individui di origine meridionale, soprattutto quelli residenti fuori dai territori del Sud. Sono costoro, e non gli italiani del nord, i peggiori nemici del Sud, quelli che cioè rendono un pessimo servizio alla loro terra di origine a livello di luoghi comuni, di pregiudizi, a livello di immagine e di "paraocchi".

La classe di origine di costoro va identificata con quel ceto medio che diede un grosso contributo alla perdita dell'indipendenza del Mezzogiorno, fu quella classe che, in cambio di un contentino, "vendette" il regno meridonale chiundendo gli occhi di fronte alla sistematica spoliazione delle risorse del Sud; fu quel ceto medio i cui discendenti ancora oggi, all'interno e all'esterno del meridione, si scandalizzano verso qualsiasi revisione storica che metta in discussione la loro condotta: ne fanno parte in molti, professionisti di ogni tipo e persino storici, naturalmente quelli chiusi a qualsiasi visione alternativa a quella comoda costruita dopo l'unità. Anche in questo caso i più ligi alla vulgata sono proprio gli storici meridionali, perché a differenza di quelli di altre parti d'Italia, in caso di affermazione di queste nuove letture, loro stessi e la loro condotta sarebbero identificati fra i peggiori traditori della propria terra.

E' un discorso lungo e complesso le cui conseguenze estreme giungono fino a noi.

L.

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MessaggioInviato: Ven Apr 09, 2010 9:23 pm    Oggetto: Rispondi citando

Cari amici,

penso che la ricerca lodevolmente portata avanti da studiosi come l'amico abate sia sterminata e tutta da fare: le fonti ci sono, sono cospicue, inesplorate e disponibli. C'è molto da fare. E' ovvio che l'Italia non sarà un paese spiritualmente maturo finchè non sia cresciuta una coscienza forte e vera di quanto accadde nel Mezzogiorno subito dopo l'Unità: è un punto di un 'importanza capitale. Altrove, come in Irlanda, o negli stessi Stati Uniti, la memoria collettiva sa essere complessa, dolorosa ma lucida sulle questioni brucianti della storia recente.

Interessante l'accento sulla "forte connotazione politica" del brigantaggio posto da De Simone: è noto che il punto è controverso, in specie per gli anni successivi al 1862.

Sul tema dei collaborazionisti, o sulla "zona grigia" dei sopraffatti che è propria di ogni sopraffazione, il discorso sarebbe anche senz'altro molto interessante.

Ciasuno -in assoluto- porti il suo contributo.

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MessaggioInviato: Gio Ago 26, 2010 3:03 pm    Oggetto: Rispondi citando

La repressione del cosiddetto brigantaggio è un tema molto delicato della storia italiana, è opportuno trattarlo con competenza e documentazione. La demolizione dei miti storiografici è affare non semplice, ma doveroso: si tratta di rivedere quanto è stato malamente detto dagli storiografi asserviti al mito del risorgimento italiano e di rimediare a quanto essi hanno taciuto per sostenere l'idea di un'unificazione portatrice di indiscusso bene e di indiscutibile progresso. Non ho modo, per la mia incompetenza, di esemplificare in poche righe il principio che affermo con voi, ma sono certo che il lavoro minuzioso di ricostruzione dei fatti procederà grazie a numerosi studiosi che si gioveranno di accurate ricerche sulle fonti. Speriamo che anche le Università provvedano ad approfondire il tema, e a smorzare il clima di festa acritica che l'argomento sta generando nella Nazione.

Quanto a coloro che si sono alontanati dal Mezzogiorno e tendono ad essere ipercritici, essi sono portati a questo atteggiamento dalla lucida consapevolezza che il Sud è una terra ricca di amari contrasti: il loro amore spesso li conduce ad affermazioni quasi odiose. Credo che in costoro sia in atto la frustrazione di chi scorge i problemi, ne intuisce la gravità, non conosce i mezzi e le risorse per risolverli, e quindi si scaglia sulla terra meridionale colpevolizzando a destra e a manca. Saranno sempre l'incontro e il dialogo, la conoscenza e l'analisi delle cose e dei fatti a rendere giustizia e a portare noi tutti verso un più equilibrato modo di sentire, di vedere, di capire.

Un cordiale sentito saluto.
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