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Una strana strage

 
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Inviato: Mer Feb 21, 2018 2:56 pm    Oggetto: Ads

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Abate Correale



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MessaggioInviato: Ven Feb 02, 2007 5:57 pm    Oggetto: Una strana strage Rispondi citando

Un caro amico mi raccontò tempo fa un fatto successo a suo nonno e abbastanza conosciuto da tutta la sua famiglia.

Il nonno, che era classe 1878, raccontava che da ragazzo, verso gli anni '90 dell'800, un giorno nella campagna di Sant'Ilario Jonio fu raggiunto da uomini a cavallo che puntandogli le armi contro immediatamente gli dissero: "Viva cui?". Senza riflettere egli rispose di getto :"Viva cu regna!".

Gli uomini a cavallo si guardarono sorpresi della risposta e poi scoppiarono a ridere, quasi soddisfatti. Girarono i loro cavalli e senza una parola andarono via. Appena tornato in paese però il ragazzo scoprì che quegli stessi uomini avevano ucciso senza apperente motivo molte persone e solo all'ora si rese conto del pericolo che aveva corso.


Avete notizie di una strage avvenuta in quel periodo in tale paese?

Ho anche pensato che tale fatto sia stato tramandato dalla strage del 1861 ma dovrei chiedere al mio amico di fare ricerche piu accurate in comune per avere piu elementi.

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Utriusque Juris Doctor
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MessaggioInviato: Ven Feb 02, 2007 7:33 pm    Oggetto: Rispondi citando

Ill.mo e Rev.mo Abate,
da un incartamento conservato presso l'Archivio di Stato di Reggio Calabria mi risulta che, il 23 settembre 1861, i Bersaglieri sabaudi, sulle tracce del generale Josè Borjes e del Brigante Ferdinando Mittica di Platì, occuparono il paese di Sant’Ilario dove, per rappresaglia, fucilarono nella pubblica piazza otto inermi abitanti di età compresa tra i 18 ed i 46 anni, strappati alle loro famiglie e, senza alcun processo, consegnati al plotone di esecuzione sol perché sospettati di favoreggiamento reale e personale verso quei patrioti borbonici.
Un strage crudele perpetrata dall’esercito del nuovo Regno d’Italia, anch’essa mai raccontata dai libri di storia e della quale non restano che anonime croci, pure dimenticate dalla storia e dagli uomini, con gli obliati nomi di quelle vittime santilariesi: Antonio Galizia di anni 46, Vincenzo Mandarano di anni 18, i fratelli Antonio ed Ilario Caminiti rispettivamente di 30 e 35 anni, Leonardo Ceravolo di anni 26, Vincenzo Attisano di anni 42, Domenico Spagnolo di anni 38 e Michele Managò di anni 23.
Forse fu la stessa strage commessa nel 1861 e tramandata nella tradizione orale santilariese e nei ricordi dell'avo del Suo amico.
Ad ogni modo, sempre di strage si trattò, consumata però dal regolare esercito della nuova "liberatrice" Monarchia piemontese e savoiarda. Twisted Evil
Saluti.

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U.J.D.

"A faticosa impresa assai per tempo" (F. Petrarca, Canzoniere, 119, 12)


L'ultima modifica di Utriusque Juris Doctor il Mer Feb 07, 2007 1:04 pm, modificato 2 volte
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Abate Correale



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MessaggioInviato: Mar Feb 06, 2007 8:40 pm    Oggetto: Rispondi citando

Grazie per le informazioni. Oggi invitato a pranzo da quest'amico abbiamo compiuto alcune indagini. Effettivamente negli atti di morte del comune figurano proprio queste persone nominate, tutte decedute il 23 settembre 1861. Negli atti di morte però non è nominato il motivo della morte.

Le persone uccise non hanno nulla in comune tra di loro nè età nè origine: una era originaria di Portigliola, tre residenti a Condojanni e quattro a Sant'Ilario. L'unico elemento in comune era la professione : bracciale. Segno che il rastrellamento avvenne nelle campagne e l'esecuzione nella pubblica piazza.

Il mio amico ha ricordato meglio la sua storia. Non era il nonno il protagonista ma il padre della nonna, che dopo una breve indagine abbiamo appurato essere nato nel 1831 ed essere per l'appunto di professione bracciale. Dunque se non altro sappiamo ora come avveniva il processo: bastava una risposta sbagliata alla domanda: "Viva cui?" Rolling Eyes

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zaleukos



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MessaggioInviato: Mer Feb 07, 2007 5:09 pm    Oggetto: Rispondi citando

Mi permetto molto provocatoriamente di fare una piccola riflessione che forse non ha niente a che vedere, con questo topic...ma che forse può inserirsi, in un certo qual modo, anche in questo contesto.
In un altro topic (Feudatari: buoni o cattivi?) dove abbiamo ampliamente discusso sul problema dello Jus Primae Noctis, io avevo sparato una mia "assurdità"... Very Happy
Una delle tante... Wink e mi scuso a priori di questo...
Premesso questo vorrei togliermi un'altra curiosità.
Quando si parlava dell'uccisione di Orazio Gambacorta, avevo riflettutto sul fatto che potesse anche essere "assurdamente" possibile il fatto che il parroco non avesse volontariamente trascritto, data la notorietà della famiglia, la causa della sua uccisione...
A questa mia riflessione mi rispose UJD, dicendomi che:

"un evento così tragico per la comunità ardorese dell'epoca avrebbe senz'altro lasciato il segno anche nella penna del Parroco che redasse l'atto di morte, il quale ne avrebbe senz'altro ricordata la causa violenta con l'aggettivo occisus o necatus"

e ancora...

"Rilevo infine che i parroci dei secoli scorsi, giuste precise disposizioni canoniche, attestavano puntualmente eventuali cause di morte violenta. "

...riportando persino anche alcuni episodi delle nostre zone...
Senza voler aggiungere altro alla saggia risposta che ho ricevuto, e che a mio avviso è molto esplicativa nella sua logicità, mi domando...
E' possibile che questa strage, non venga ricordata nel libro degli atti di morte?
Cioè viene elencata la morte...ma non la causa...e poi di una notizia che comunque è riconosciuta in altri documenti...
Come mai?
Eppure anche questa vicenda mi sembra un evento tragico per la comunità in questione...
Quindi...
C'è la possibilità che i parroci nella redazione degli atti di morte non scrivano sempre quello che dovrebbero scrivere??? (causa pressioni esterne...o dimenticanza...8-/)
(e quindi non si è del tutto sicuri della correzione che mi si era fatto prima sul discorso su Orazio Gambacorta)
Oppure posso anche pensare...data la mia ignoranza in materia storica...che forse i registri di morte non venivano fatti solo dai parroci...(ma io credevo fosse così...)
Resta comunque da capire...lasciando perdere Orazio Gambacorta...il perchè in questo registro di morte...non sono stati segnalati come "uccisi"...o altro...
O in questo...o nell'altro topic...qualcosa non mi torna...
Solite riflessioni...tutto qua...
Saluti a tutti...
zaleukos Wink

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da Fiore
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MessaggioInviato: Mer Feb 07, 2007 11:44 pm    Oggetto: Rispondi citando

Mi sembra che gli atti consultati dall'Abate Correale siano quelli del Comune, non del parroco. Sarebbe interessante andare a vedere i registri della parrocchia, e, nel caso in cui fosse omessa anche qui la cosa, poi ne riparleremo e faremo tutte le provocazioni...che vorremo. Teniamo però conto che nel caso del Duca di Ardore ci troviamo nel XVII secolo, in questo di S. Ilario nella seconda metà del XIX, dunque il paragone è anche un po' forzato.
Piuttosto, per l'omissione della causa di morte negli atti comunali, io una certa idea l'avrei Cool ...intelligentibus pauca...

Ciao
Marilisa


L'ultima modifica di da Fiore il Gio Feb 08, 2007 2:25 pm, modificato 1 volta
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Utriusque Juris Doctor
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MessaggioInviato: Gio Feb 08, 2007 10:49 am    Oggetto: Rispondi citando

Rispondo alle simpatiche riflessioni/provocazioni di zaleukos, condividendo altresì pienamente le osservazioni di Marilisa.
A tal riguardo, preciso al giovane amico che, in quei giorni (e per tutto il decennio 1860/1870), tutto l'ex Regno delle due Sicilie fu interessato da una vera e propria guerra civile impropriamente definita "brigantaggio", ma, in realtà, legittima resistenza contro l'invasore savoiardo-piemontese: durante la quale, come - per la civica comunità di Sant'Ilario - in quel funesto giorno di settembre 1861, le truppe militari del Regno d'Italia furono equiparabili ad un esercito di occupazione straniero con un proprio codice militare penale di guerra e la cui autorità, unica ed insindacabile, regolava (e condizionava) arbitrariamente anche gli atti amministrativi, come - ma è una mera ipotesi - anche la redazione degli atti di morte di quegli otto infelici santilaresi, deceduti nello stesso giorno e nei quali atti, in modo anomalo, non è menzionata la causa della morte (in quel caso, per... letale epidemia di piombo piemontese ...!!!).
Nondimeno, vi è pure da evidenziare, nel contempo, che di altre due persone (il notaio Girolamo Sculli da Natile di Careri e Francesco Violi da Platì), fucilate poco prima da quelle stesse truppe nelle pubbliche piazze del vicino Comune di Ardore, l'ufficiale di stato civile ne indicò invece la precisa causa di decesso nei rispettivi atti anagrafici che, anche tu, potrai consultare presso quell'ufficio municipale.
Di talchè, giovine zaleukos, è forse il caso di abbandonare definitivamente tanti ripetuti preconcetti per non ricadere nei soliti koinòi tòpoi come, per riferirmi al tuo intervento, quello del torvo feudatario Orazio Gambacorta, sessuomane stupratore in erba per (infondata) storica antonomasia , la cui Famiglia, secondo le tue ricorrenti perplessità, potè influenzare (o addirittura intimorire) il sacerdote ardorese in relazione alla (da te) ipotizzata (non) veridica e (non) corretta redazione dell'atto di morte parrocchiale.
Non appare superfluo soggiungere che, in tali casi, il Codex Juris Canonici del tempo prevedeva la pena della immediata scomunica per chi avesse attentato, anche con violenza psichica (vis animo illata), nei confronti della persona (e/o dell'esercizio del ministero sacerdotale e dei relativi atti) di ogni ecclesiastico regolare.
Ed i feudatari, compresi i Gambacorta Duchi di Ardore, furono sempre notoriamente religiosi e rispettosi osservanti dei precetti della Santa apostolica Chiesa romana.
Intelligenti pauca.
Saluti.

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Abate Correale



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MessaggioInviato: Dom Feb 18, 2007 1:36 pm    Oggetto: Rispondi citando

Mi spiace se vi do notizie solo ora ma ho dovuto fare parecchie ricerche per rintracciare questi atti.

Recatomi infatti presso la nostra curia a cercare loro notizie, ho visto che non si trovano presso l'archivio diocesano. Dunque pensando che si trovassero ancora presso la parrocchia ho contattato il gentilissimo padre Jerome che ha la cura delle anime si Sant'Ilario pur non essendo parroco ma purtroppo una volta andato presso la sua abitazione dove tiene i registri battesimali ho constatato che nemmeno qui sono i registri "mortuorum" relativi al 1861.

Tornato in curia ho fatto altre indagini fino a scoprire che i registri in questione pervenuti da poco tempo all'archivio diocesano sono da pochi giorni andati al restauro presso un artigiano di Siracusa e lo resteranno fino al settembre 2007... Rolling Eyes

Temo che sino a quella data non ci sarà consentito sapere cosa scrisse il parroco dell'epoca su quelle tragiche esecuzioni... Confused

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MessaggioInviato: Lun Feb 26, 2007 11:55 pm    Oggetto: Rispondi citando

Scusate il ritardo...ma ultimamente sono straimpegnato fino al collo e ho avuto poco tempo a disposizione per consultare quest'interessantissimo forum... Very Happy
Ad ogni modo grazie per le fornitissime delucidazioni... Wink
zaleukos Razz

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MessaggioInviato: Mar Apr 01, 2008 10:04 pm    Oggetto: Rispondi citando

Un saluto a tutti, sono al mio primo intervento e ho bisogno di iniziare con piccole prove. Non sono uno Studioso ma un semplice lettore con tanta voglia di apprendere. Volevo segnalare che dell'argomento si è occupato, anche se non in maniera approfondita, il Prof. Gaudio Incorpora con il volumetto Lupa di mare edito nel 1997 da Arti Grafiche Edizioni.
Umilmente Messer Giorgio.

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Cordialmente, Messer rk01_acavallo Giorgio.

Chi riconosce il valor altrui, accresce il proprio. (V. Zangara)
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MessaggioInviato: Mer Mar 31, 2010 3:19 pm    Oggetto: Rispondi citando

Giusto ieri ho rinvenuto presso l'archivio di Stato di Napoli diverse informazioni su quanto successo effettivamente nel 1861.

Ve ne darò notizia nel
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ma la questione si è fatto molto molto interessante.

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MessaggioInviato: Mer Mar 31, 2010 10:20 pm    Oggetto: Rispondi citando

Non mancheremo all'appuntamento perché l'argomento risulta particolarmente intressante e tuttora pochissimo o per niente esplorato.


L.

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MessaggioInviato: Mar Ago 30, 2011 10:50 pm    Oggetto: Rispondi citando

Mi scuso, inanzitutto, anche perchè l'argomento è stato trattato un anno e mezzo fa e nel frattempo si è svolto pure un convegno, (a tal proposito gli atti sono stati pubblicati? e dove è possibili reperirli?) quindi sicuramente quello che andrete a leggere è conosciuto, ma per dovere di cronaca .... tra il 1868 e il 1870 viene pubblicato un libro storiografico dove vengono riportati questi episodi accaduti in questo terribile anno. Cito a memoria..
Quando Borjes sbarco a Bianco cerco di incontrare da subito Mittiga e la sua banda che inizialmente diffido dello spagnolo, pensando che era una spia piemontese, vinta la sua diffidenza e incontrandosi con lo spagnolo decisero di assaltare Plati, non ricordo sè veniva citato lo scopo, ritenendolo un bersaglio facile per poter iniziare il lungo cammino vittorioso,
soltanto che nella notte da reggio, molto probabilmente avvisati da una spia che agiva dall'interno della banda mittiga, furono avvisati le autorità che fecero arrivare di notte oltre 100 uomini a plati che organizzarono i locali favorevoli ai savoiardi per fronteggiare la banda mittiga. La mattina dello scontro mittiga e i suoi furono sorpresi da ciò e sconfitti e ritiratosi mittiga sciolse la banda. In questi scontri viene ucciso un Oliva, sicuramente lo stesso che è stato citato qui in questa discussione, che era a capo della difesa di plati da parte degli uomini di mittiga durante la battaglia. Nei resoconti successivi si parla che i sardi, proprio cosi vengono citati iniziano un pesante rastrellamento e di terra bruciata intorno a borjes. E per terrorizzare, incutere paura, fra la popolazione, girando per le campagne uccidono chiunque, a loro piacimento, cosi come successe ad un notaio di ardore e a tanti altri. Uccidono il priore del convento di Bianco, perdonatemi le inesattezze ma vado a memoria, bruciando il convento reo di aver ospitato lo spagnolo e i suoi uomini, catturano il barone Franco e i suoi due fratelli a sant'Agata per lo stesso motivo insieme al prete. Li portano a bianco e qui fucilano i due fratelli franco e il prete, salvandosi solo il barone franco (Giuseppe?) solo perché la popolazione lo difese strenuamente gridando che era innocente, lo stesso fu costretto a tornare a piedi a sant'Agata. Bruciarono la chiesa di un santuario in montagna, polsi, ritenendolo un covo di briganti, ma di questo non ho mai trovato traccia in nessuna altra pubblicazione, purtroppo a memoria non ricordo altro, al mio rientro spulcerò fra le mie carte sperando di potervi postare il titolo, l'autore e l'anno di pubblicazione.
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Abate Correale



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MessaggioInviato: Mer Ago 31, 2011 9:57 pm    Oggetto: Rispondi citando

Purtroppo la storia è sempre più complicata di quanto non venga poi raccontata..

Nella relazione che ho tenuto al convegno del 2010 ho cercato di delineare gli avvenimenti come sono avvenuti ma mi rendo conto che ci sono ancora molte altre cose da scoprire e studiare.

Per comprendere meglio la difficoltà di raccontare questi avvenimenti posso dire che furono imputate nel processo che ne seguì quasi trecento persone.

Questo da anche il senso del movimento che non fu la storia di quattro rubagalline ma qualcosa di molto più grande e complesso.

Occorrerà aspettare ancora un paio di mesi per leggere gli atti del convegno... i tempi di stampa dato che le relazioni sono ormai pronte...

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Licofoli
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MessaggioInviato: Mar Set 27, 2011 1:08 pm    Oggetto: Rispondi citando

Per quanto riguarda le vicende e l'epoca di cui si parla in questo topic quel che diviene sempre più certo è che non si tratta di un periodo eroico e di trionfo del bene sul male, come banalmente è stato sempre tramandato dai vincitori.

Piuttosto di un'epoca complessa i cui fatti in ombra sono tutti ancora da indagare, proprio perché volutamente occultati o alterati in quanto non supportavano la verità che si doveva tramandare ai posteri.

Per quanto riguarda la rilettura senza censure di questo periodo nella Locride, occorre ringraziare soprattutto studiosi come Filippo Racco, Domenico Romeo e Alessio Bedini, che negli ultimi anno stanno rinvenendo materiale di prima mano assolutamente rimasto in ombra fino a qualche anno fa. Gliene siamo davvero grati! E' un lavoro preziosissimo che spesso si scontra con l'ostilità e la malafede di alcuni studiosi (anche accademici) che non ho timore a chiamare "di regime" i quali continuano a voler guardare solo una faccia della medaglia, ignorando volutamente l'altra, quasi come se facendo ciò si potesse cancellare un passato che sta riaffiorando sempre più prepotentemente. Tutto ciò con la buona pace di coloro che, etichettando con l'epiteto di "neoborbonici" questi studi, si illudono ingenuamente di poterne così screditare gli esiti minandone la credibilità. Il tempo che viviamo e la diffusione esponenziale di queste nuove idee stanno dimostrando quanto sia erronea la strategia di ignorare il fermento che c'è nel sud in ambito storiografico e sociale.
E' il sistema migliore per venire travolti da una valanga, esattamente come capitò all'antico regime nell'ottocento a favore dei liberali e dei lor epigoni. La storia, si sa, oltre a essere maestra di vita, prima o poi, regola sempre i conti: con tutti.

Cordialmente

Licofoli

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