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passaggio del Caravaggio dalla Calabria........
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Inviato: Mar Gen 16, 2018 7:22 am    Oggetto: Ads

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fethiye



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Messaggi: 230
Residenza: Locride

MessaggioInviato: Lun Ott 24, 2011 9:20 pm    Oggetto: Rispondi citando

GJo ha scritto:
Piemontese ha scritto:
… Gissing, Lenormant, Stendal (mi pare), Douglas, Duret de Tavel, Lear ed altri viaggiarono tutti dopo quella fatidica data.
Un premio a chi scovasse resoconti di viaggio anteriori!!!


Come “anteriore” (al “Fragello” del 1783 se intendo bene) mi viene in mente il

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che ho proprio finito da poco di leggere.


... CarlAntonio Pilati, Joseph Abbé de la Porte, il conte di Caylus, ecc. ecc. ecc. ... in parecchi sono passati dalla Calabria, prima del 1783, anche se, in verità, la loro meta era la Sicilia o Malta.
Grazie anche ai Napoletani, primi e più feroci denigratori (assieme agli spagnoli, qualche decennio prima ancora) dei calabresi e della Calabria (con buona pace di chi vorrebbe considerare il Regno di Napoli come un paradiso di unità e fratellanza), infatti, Napoli era considerato l'estremo limite della civiltà prima della barbarie.


F.

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Licofoli
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Residenza: Gioiosa Jonica

MessaggioInviato: Mar Ott 25, 2011 5:10 pm    Oggetto: Rispondi citando

Non credo che esistano in questo mondo, in qualsiasi continente, luoghi dove regni sovrana l'unità e la fratellanza, neppure nel presente: sarebbe troppo bello. Né era diverso nell'ottocento. Sarebbe bastato fare un giretto in quell'Europa che di lì a poco avrebbe prodotto tre terribili regimi totalitari e due tremende guerre mondiali.

Per cui dubito che al riguardo esistano persone che non siano già in buona pace, eccetto forse quei pochi che credono che il resto del mondo sia composto solo da ingenui e da sprovveduti.

Quanto all'attendibilità dei viaggiatori stranieri che hanno visitato la nostra regione, non ricordo se l'ho già scritto su questo spazio, tuttavia penso che molti erano in buona fede ma spesso cadevano inconsapevolmente in errore per una serie di ragioni:

1) I pregiudizi acquisiti prima di visitare la regione;

2) La mancanza da parte loro di conoscenze approfondite sulla regione che annullassero la possibilità di commettere errori di valutazione;

3) Le idee letterarie di cui erano imbevuti: spesso vedevano nella regione ciò di cui erano disperatamente in cerca (basti pensare ai temi del romanticismo);

Con le dovute e immancabili eccezioni.

Anche le più recenti ricerche di storia dell'arte smentiscono parecchi stereotipi circa l'isolamento della regione, nonostante la sua presunta o reale posizione decentrata. Gran parte dei grandi del rinascimento hanno lavorato in Calabria o inviato le loro opere;

che poi gran parte di queste (non tutte) siano andate distrutte con i terromoti è un altro discorso. Ma chi sa fare ricerca sa sfrondare il campo dagli errori e sa andare oltre la superficie che spesso caratterizza il luogo comune. Consiglio al riguardo di consultare gli ultimi due volumi del prof. Mario Panarello se volete rendervi conto come si possano smontare secolari pregiudizi sulla Calabria, con prove inoppugnabili.

Nel mio piccolo sto svolgendo una ricerca sulle biblioteche private calabresi nel Cinquecento e nel Seicento in molti centri della regione. Beh i risultati sono sorprendenti: in Calabria circolavano testi modernissimi e aggiornati, stampati in tutta Europa oltre che in Italia in quegli stessi anni, testi anche molto rari e per specialisti: altro che la barbarie e l'isolamento denunciato due secoli dopo...

Il problema della nostra regione è legato essenzialmente alla carenza di studi seri svolti nel passato. In quelli editi fino a qualche anno fa, così, in mancanza di ricerche su fonti di prima mano, il "dato per scontato" o il luogo comune l'han fatta da padroni. Smontare tutto ciò non è facile perché:

1) Cozza con l'opinione più comune e consolidata.

2) Non tutti hanno l'elasticità mentale e l'umiltà di cambiare idea, neppure davanti a dati inoppugnabili.

Cosa serve perché le cose cambino a livello storiografico? Solo tempo e un sano ricambio generazionale!

L.

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fethiye



Registrato: 28/01/07 20:09
Messaggi: 230
Residenza: Locride

MessaggioInviato: Mer Ott 26, 2011 5:43 pm    Oggetto: Rispondi citando

Licofoli ha scritto:


Quanto all'attendibilità dei viaggiatori stranieri che hanno visitato la nostra regione, non ricordo se l'ho già scritto su questo spazio, tuttavia penso che molti erano in buona fede ma spesso cadevano inconsapevolmente in errore per una serie di ragioni:

1) I pregiudizi acquisiti prima di visitare la regione;

2) La mancanza da parte loro di conoscenze approfondite sulla regione che annullassero la possibilità di commettere errori di valutazione;

3) Le idee letterarie di cui erano imbevuti: spesso vedevano nella regione ciò di cui erano disperatamente in cerca (basti pensare ai temi del romanticismo);

Con le dovute e immancabili eccezioni.



Sui punti 2 e 3 , personalmente ho qualche problema a ritenere che possano essere argomenti "forti":
a) - in quanto anche oggi un viaggiatore che vada a visitare un paese, un popolo, una comunità che non conosce, lo fa ( e lo faceva allora) appunto perchè ... non la conosce(va)! con la differenza che, oggi, è possibile informarsi preventivamente ed in maniera esauastiva ed addirittura, volendo, minuziosa (basti pensare ad alcune potenzialità di Google-maps che, addirittura possono farti vedere il territorio in maniera realistica, come se tu ci fossi dentro), mentre nel '700 e '800 ciò era praticamente impossibile per regioni "selvagge" come la Calabria, riguardo alla quale la pubblicistica consultabile era o esageratamente esaltatoria (molto al di sopra dell'effettivo stato della Calabria che, come qualsiasi territorio, aveva i suoi lati oscuri ed i suoi valori di eccellenza) o esageratamente denigratoria; ergo, molti viaggiatori decidevano di fidarsi solo di quello che fossero riusciti a vedere con i propri occhi, e, molto spesso, ne risultavano resoconti assai lusinghieri sotto il profilo etno-antropologico (com'era ed è logico attendersi) ed un po' (parecchio, in verità) meno sotto il profilo, ad esempio, della cura riservata al mantenimento del patrimonio architettonico ed archeologico (ed anche qui si potrebbe dire che era logico attenderselo, soprattutto proprio in virtù di avvenimenti esogeni ed imponderabili cui accennava Licofoli, come i numerosissimi terremoti). Esempi di viaggiatori di tal fatta ve ne sono a bizzeffe, e di tutte le "colorazioni" politico-ideali: da C. A. Pilati a J. H. Bartels, da
Charles Didier a Edward Lear, da George Gissing a Gerad Vom Rath (in stretto ordine cronologico, dal 1775 alla fine '800), è tutto un susseguirsi di intellettuali che "scoprono" una Calabria assai diversa da come era stata loro descritta.
b) - per i motivi accennati nell'ultima parte del punto precedente, ma anche perchè non ritengo sia umanamente possibile accostarsi ad una cultura "altra" qualsiasi, spogliandosi completamente della propria, il problema non penso sia quello della cultura di provenienza (non il principale, almeno), ma quello dell'onestà intellettuale. In virtù della quale si può anche partire con un'idea preconcetta (v., ad esempio, il caso di C. A. Pilati), ma, via via, se si è onesti, la si modifica in relazione a ciò che si è constatato con i propri occhi (e con le proprie capacità intellettive, a loro volta occasionate dall'ideologia alla quale ci si ispira). Non è impossibile e non ci si deve meravigliare, allora, se capita di imbattersi, ad esempio, in illuministi "onesti" come Bartels o Pilati ed in illuministi rozzi e superficiali come Justus Tommasini; in romantici come Didier ed in romantici come Stendahl (mi pare) che, in Calabria, neppure ci sono effettivamente venuti; ecc. ecc.

Sono, invece totalmente d'accordo sul punto 1 (pregiudizi acquisiti prima di visitare la regione): in alcuni casi, è vero, si trattava di pregiudizi costruiti ad arte, per motivi bassamente politici (soprattutto reduci del Decennio francese contro i Borbone).
Poichè, in fondo, ciò è però "comprensibile" (anche se non è accettabile, è SEMPRE stato così, lo è tutt'oggi e, con ogni probabilità, continuerà ad esserlo in futuro, per cui il lettore attento sa già in partenza di dovr applicare una certa tara a ciò che legge), quello che stupisce davvero (e ne è testimonianza una letteratura che comincia ad essere molto corposa, se, come giustamente diceva Licofoli, soltanto si prova a togliere perniciose lenti distorcenti dagli occhi) è il profondissimo pregiudizio dei Napoletani contro la Calabria!
In questo senso sono talmente tanti i riscontri oggettivi che, ormai, penso che non ci si debba nemmeno chiedere se fosse vero (perchè lo era, senza ombra di dubbio), ma, piuttosto, quale ne fosse il motivo.
E qui, ovviamente, ognuno è libero di pensarla come vuole, e come la sua cultura ed il suo grado di conoscenza storica gli permettono.

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Licofoli
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MessaggioInviato: Gio Ott 27, 2011 9:53 pm    Oggetto: Rispondi citando

Convengo in generale con quanto scrivi e, certamente, nell'attribuire più peso al punto 1, piuttosto che al 2 e al 3.

Il 2, nella fattispecie, a mio giudizio, è collegabile a quanto hai ben chiarito, rispetto al fatto che chi veniva da fuori il confronto lo faceva in base alla propria cultura di appartenenza di cui era umanamente impossibile liberarsi. Proprio in virtù di questo tipo di confronto, però, potevano insorgere cattive interpretazioni da parte loro di un mondo che avevano sotto gli occhi per la prima volta. Cattive interpretazioni in assoluta buonafede, ovviamente, che magari un soggiorno pluriennale avrebbe loro contribuito ad eliminare. Certo l'onestà intelletuale era ancora più importante, ma eventuali equivoci potevano pure giocare un ruolo in qualche caso determinante.


Per il punto 3, infine, qualsiasi idea o ideologia personale, legittima in qualsiasi individuo, avrebbe potuto influenzare il giudizio, che, beninteso, non perde valore. Certo chi lo consideri oggi deve però tenere presente che in qualche modo tale giudizio spesso passava attraverso il filtro delle proprie idee.

L.

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