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Lo scambio dei capitali a metà del '700

 
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Inviato: Mar Gen 16, 2018 7:30 am    Oggetto: Ads

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carnelevario



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Messaggi: 371
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MessaggioInviato: Mer Gen 11, 2012 7:09 pm    Oggetto: Lo scambio dei capitali a metà del '700 Rispondi citando

Leggendo i rogiti notarili del '700, vera risorsa per lo studio della società reale del tempo, che trattano di vendite, donazioni, cessioni di doti ecc. mi sono sempre chiesto come avveniva nei secoli passati lo scambio del denaro oggetto di una trattativa commerciale fra le parti. Sappiamo che il notaio, uomo scrupoloso per natura, annotava diligentemente nell'atto lo scambio materiale del contante, quando ciò fosse previsto e necessario. Addirittura si faceva annotazione anche del tipo di moneta "usuale del Regno" indicando se fosse stata in argento o in oro. Tanto scrupolo mi ha sempre fatto pensare che le parti si recassero dal notaio con un bel sacchetto o cofanetto di monete, con tutto il rischio connesso al trasporto di capitali a volte consistenti, e che poi il capitale venisse realmente "numerato" sul tavolo del notaio.
Sarà stato effettivamente così? Oppure, almeno per capitali elevati, si adottava una procedura più snella e sicura? Sollevo questa domanda perchè mi sono recentemente imbattuto in un atto del notaio Giovanni Domenico Serrao, rogato in Castelmonardo il 5 luglio 1748, che potrebbe dare dei chiarimenti al riguardo. Il rogito consiste nella ricevuta per il "final pagamento" della dote promessa. Ma siccome la dote era stata oggetto di una lunga lite fra le due parti, padre della sposa e genero, il notaio riassume prima di tutto il lungo percorso della diatriba, fino ad arrivare all'accordo fra le parti che prevedeva il saldo della dote in data 29 gennaio 1748 per la cifra pattutita:

Citazione:
E fatta l’asserzione predetta come che gionto, che fu il tempo, in cui doveva fare il sudetto saldo, (il padre)fece il deposito di docati duecentotrentadue per errore, quando doveva essere di docati duecentotrentotto, onde perché non fu integro si rese invalido. Alli ventinove poi di Gennaro del presente anno 1748 depositò altri docati nove, e grana sessanta per il resto, ed usura maturata dalli duodeci Novembre 1747, sino alli ventinove Gennaro 1748, in modochè il deposito si convalidò.

Al di là del fatto in sè, errore in buona o mala fede, sono stato colpito dalle parole che ho evidenziato in grassetto. Viene in modo chiaro detto che il padre "fece deposito" della somma e che, una volta corretto l'errore, il "deposito si convalidò".

Dalla sequenza degli eventi descritta dal notaio, sembra di capire che il padre a novembre depositò il denaro in contante in una banca (? presumo!), lì si recò il genero per la verifica la quale fece risultare l'errore, il capitale invalidato non fu ritirato dal genero perchè a gennaio il padre versò la parte mancante, il genero riconteggiò il tutto verificando la correttezza del saldo. Solo a questo punto le due parti si recarono di nuovo dal notaio, il 5 luglio, per la stipula della ricevuta finale. Ma che fine fece il denaro? Rimase al deposito o fu portato effettivamente dal notaio per la conta in sua presenza? Da quanto scritto nell'atto della stipula sembra che fu portato nello studio, perchè così il notaio scrive:

Citazione:
Per questo effetto [cioè che fu versato il complemento del capitale] s’ave deliberato il sudetto S.r di Serrao legitimo marito, come si è detto riceversi il danaro. Intanto esso S.r di Carnevale ex propria specie pecuniae usualis Regni ispsius praesentialiter, manualiter, ac de contanti in presenza nostra sborza, numera, e consegna docati duecentoquarant’uno, e grana sessanta per saldo, e final pagamento di detta somma di docati seicento, e decorsi come si è detto, in mano, e potere d’esso S.r Nicola Serrao legitimo marito, presente, recipiente, ed imborzante.


In conclusione, anche se in definitiva stando a quanto scritto nell'atto, il pagamento del saldo avvenne nel più classico dei modi, cioè alla presenza del notaio, è interessante notare l'intervento di altri attori, quali la "banca" dove fu depositato il denaro. Il che mi lascia pensoso sul fatto che il denaro, quando almeno di grande capitale, venisse portato effettivamente dal notaio e conteggiato moneta su moneta fino all'ultimo tarì, piuttosto che essere lasciato al "deposito" dove era stato verificato nella consistenza.

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Alberto Mario Carnevale
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