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Consenso negato alle nozze

 
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Inviato: Mar Gen 16, 2018 7:17 am    Oggetto: Ads

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carnelevario



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MessaggioInviato: Gio Ott 27, 2011 1:23 pm    Oggetto: Consenso negato alle nozze Rispondi citando

Recentemente mi sono imbattuto in un atto notarile, rogato nel 1818 in Filadelfia, in cui un padre "terribile" dettava al notaio le sue ragioni per negare il consenso alle seconde nozze del suo figlio primogenito già adulto. Il notaio ci dice che è stato proprio il figlio a richiedere tale procedura e il notaio al termine gli rilascerà copia dell'atto così stilato.

E' la prima volta che mi capita di imbattermi in un simile atto. Normalmente ho sempre incontrato i capitoli matrimoniali e i patti dotali, con i loro codicilli e rettifiche ecc., nei quali intervengono i genitori, se ancora in vita, o i tutori dei promessi sposi. La formula riportata è quella "con l'assenso e il consenso di..." a seconda del caso. In effetti, se si arrivava al punto di stilare i patti dotali o i capitoli matrimoniali di sicuro c'era il consenso dei capifamiglia o tutori. Ma cosa succedeva in caso contrario? Al di là delle motivazioni, il documento di diniego da me citato in apertura era consuetudine o si tratta di un caso raro? Quanto poteva valere dal punto di vista giuridico? Ovvero, era possibile nel 1818 un matrimonio fra adulti (si tratta di due vedovi intorno alla quarantina con figli a carico) senza il consenso del vecchio genitore?

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Alberto Mario Carnevale
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Scinuso



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MessaggioInviato: Gio Ott 27, 2011 6:47 pm    Oggetto: Rispondi citando

Spunto molto curioso e interessante, direi in generale attinente alla storia sociale.

Sposto dunque nel più appropriato storia moderna.

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Claudio di Renda



Registrato: 25/09/11 19:18
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MessaggioInviato: Gio Feb 09, 2012 3:34 pm    Oggetto: Rispondi citando

Effettivamente è un caso strano visto che gli eventuali sposi sono già adulti e dunque non avrebbero bisogno del consenso dei genitori.
Io ho trovato solitamente consenso/autorizzazioni dei genitori a contrarre matrimonio per i figli (sia maschi che femmine) in età minore.
A mio parere è rilevante il fatto che l'atto, così redatto, sia richiesto per espressa volontà del figlio (l'eventuale contraente) e non come atto di semplice volontà, seppur un semplice diniego in cui non vedo valore giuridico ma semplicemente "sociale", del padre.
In famiglia ho pure io un caso particolare inerente a delle nozze...infatti un mio antenato ha dei figli fuori dal matrimonio e decide di sposare la donna con cui li ha avuti mentre ella è in letto morente (anni 30' dell'Ottocento), fin qui nulla di strano si tratterebbe di un, non molto raro, matrimonio di coscienza. Ciò che stona è che entrambi non avevano nessuna causa ostativa al matrimonio: erano entrambi maggiorenni, lei era vedova da diversi anni, i genitori di lei vivevano in Piemonte, le condizioni socio economiche (a quanto sembra) erano simili, lui non era militare, consacrato o relegato.
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carnelevario



Registrato: 19/01/07 22:53
Messaggi: 371
Residenza: Vicenza

MessaggioInviato: Gio Feb 09, 2012 6:14 pm    Oggetto: Rispondi citando

Quando inseri il post avevo bisogno di risposte urgenti, che non sono però arrivate. Così, visto che ormai l'urgenza si era sfumata, ho fatto alcune ricerche in merito.
La situazione non è semplice a causa proprio dell'anno 1818 a cui risale il documento di diniego del consenso. Siamo infatti nel pieno del turbinio di prammatiche, codici napoleonici, codici francesi, codici cvili al di qua e al di là del faro ecc. che caratterizzarono quel periodo che va dal 1806 al 1819.

L'antica prammatica XVII de matrimonio contrhaendo regolava il matrimonio nel regno "al di qua e al di là del faro" fin dal 1767. Con prammatica XX del 10-4-1771 fu modificata la parte inerente al consenso paterno. In pratica, gli uomini di famiglia sotto i 30 anni e le donne sotto i 25 anni, non potevano contrarre matrimonio sensa l'espresso assenso, consenso e beneplacito del padre o di chi ne faceva le veci. Pena la disederazione per l'uomo e la confisca della dote per la donna. Non esisteva uno specifico atto di consenso in quanto bastava la citazione dello stesso nei capitoli matrimoniali nella loro veste di atto pubblico.
Così fino all'avvento dei Francesi. Giuseppe Bonaparte abrogò le leggi dell'antico regime e Gioacchino Murat introdusse dal 1-1-1809 il Codice Napoleone che, tra l'altro, prevedeva il divorzio. La parte riguardante il divorzio, a causa del forte impatto su una società tutto sommato impreparata a riceverlo, fu sospesa fino al 1812. Tale codice prevedeva il consenso alle nozze per gli uomini fino a 25 anni e per le donne fino a 21. Dopo questa età, e fino a 30 anni e 25 rispettivamente, doveva essere richiesto un atto rispettoso (sic) rinnovabile per tre volte. Al terzo diniego ci si poteva sposare comunque.
Il tutto rimase in vigore fino alla Restaurazione. Ferdinando, ora I delle Due Sicilie, il 2 giugno 1815 abrogò il Codice Napoleone e restaurò "al di qua del faro" le vecchie prammatiche in attesa di redigere un proprio codice civile. Il quale entrò in vigore dal 1 settembre 1819 sia al di qua che al di là del faro. Il nuovo Codice Civile del Regno delle due Sicilie previde il consenso paterno fino ai 25 e 21 anni rispettivamente, e l'atto rispettoso fino ai 30 e 25. In pratica, recepì il Codice Napoleone.
Questo è quanto ho recepito dalla lettura dei vari documenti d'epoca trovati in rete. Sono pronto a recepire qualsiasi smentita, correzione o aggiunta.

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Alberto Mario Carnevale
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roger



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MessaggioInviato: Lun Apr 09, 2012 5:57 pm    Oggetto: Consenso al matrimonio Rispondi citando

Amici,

anche io ho recuperato atti di richiesta al consenso del matrimonio di miei avi.
Precisamente nel 1842 il mio avo Pietro faceva richiesta tramite un atto notarile alla propria madre "di prestare il suo consiglio alla contrazione di un matrimonio", atto rispettoso voluto dalla legge.

Pietro aveva 35 anni (anche se sull'atto è riportato 25 anni compiuti) e la sua futura moglie Olimpia 29 anni compiuti.

Faccio presente che nell'Atto di matrimonio, che avverrà dopo 4 mesi, l'età dello sposo Pietro è riportata correttamente in 35 anni.

La madre rifiutò il consenso, senza darne le richieste motivazioni (probabilmente a causa del basso stato sociale di Olimpia, figlia di un cuoco),
per tre volte consecutive a distanza di 1 mese, come richiesto dall'articolo 166 delle Leggi Civili.

A distanza di 1 mese dal terzo rifiuto Pietro ed Olimpia si sposarono felicemente.

Altro dato interessante è che alla morte della madre Pietro procedette alla
Rinunzie dell'eredità, a favore del fratello Luigi.

La suddetta rappresenta la mia conoscenza sull'argomento in oggetto, credo di un certo interesse per l'età degli sposi edil periodo storico ben lontano dal periodo "francese" richiamato in post precedenti.

Saluti

Roger

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Roger
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carnelevario



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MessaggioInviato: Lun Apr 09, 2012 6:05 pm    Oggetto: Rispondi citando

Grazie per il contributo, soprattutto perchè a quanto pare l'atto rispettoso era richiesto per il futuro sposo anche dopo i 30 anni. Potrebbe darsi che il codice civile sia stato modificato in seguito, chissà?

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Alberto Mario Carnevale
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