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mamma li turchi!

 
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Inviato: Sab Feb 24, 2018 1:38 pm    Oggetto: Ads

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carnelevario



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MessaggioInviato: Ven Set 18, 2015 9:19 pm    Oggetto: mamma li turchi! Rispondi citando

Alcuni mesi fa ho avuto modo di leggere le schede dei notai roganti in Santa Caterina (dello Ionio) conservate nel fondo notarile dell’AS di Catanzaro. Ero alla ricerca della “prova provata” che il ramo dei Carnelevari di Santa Caterina, molto facoltoso e ben ramificato nella realtà locale, fosse collegato direttamente al ceppo più antico dei Carnelevari di Stilo come farebbero pensare le similitudini degli stemmi di cui si è già trattato in questo forum
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Così mi sono imbattuto in un atto un po’ particolare, che mi ha fatto pensare sulle disavventure che nel XVIII secolo potevano colpire anche le famiglie agiate e con i giusti appoggi nella società in cui vivevano.

Domenico Carnevale (sic!), figlio primogenito di Francesco e di Isabella Calabria, è un esponente di quel ramo che discende da Giulio e Suprana Acquaro, suoi nonni. Il 24 maggio del 1704 Domenico ha stipulato i capitoli matrimoniali con Maria Portaro, figlia di Bruno e di Ippolita Macari, sua concittadina appartenente allo stesso ceto. Dal matrimonio celebrato poco dopo “per verba de’ presenti et in facie Ecclesie” sono nate tre bambine: Caterina, Giuseppa e Teresa. I successivi atti che riguardano Domenico non sono molti, ricordiamo una divisione dei beni con il fratello Fabrizio, un’altra con lo zio reverendo Domenico. Immaginiamo perciò che la vita di Domenico scorra come di consueto nell’amministrazione dei beni della propria famiglia.

Giungiamo così al 14 gennaio 1714. Presso lo studio del notaio Giuseppe Longo, Maria Portaro si presenta anche a nome delle tre figlie pupille per cedere un fondo di proprietà del marito Domenico agli acquirenti presenti in studio. Maria si è costituita da sola anche in nome delle tre figlie ancora pupille, non è accompagnata dal marito né presenta una procura con espresso il “legittimo assenso e consenso” del coniuge né tanto meno è vedova. La spiegazione, tragica, viene dalle parole del notaio: «Nella nostra presenza costituta Maria Portaro di questa sudetta terra di S.ta Caterina legitima moglie di Domenico Carnevale il quale al presente si ritrova schiavo in mano de Turchi, e Madre di Caterina, Giuseppa, e Teresa Carnevale in età pupillare legitime figlie, e naturali d’essa Maria, e sudetto Domenico, la quale in loro nome agge, ed interviene alle cose infratte.»
Ebbene, leggere il motivo per cui Domenico non è presente, la schiavitù sotto i Turchi, mi ha fatto pensare al dramma delle tante famiglie che si trovavano in quella condizione, ai rinnegati che combattevano per il Turco, agli schiavi al remo che attendevano il riscatto. Sembra uno scenario da prima di Lepanto, invece siamo nel 1714 agli albori dell’Illuminismo, e sulle spiagge calabresi ancora insiste il flagello della pirateria turchesca.
Ma nell’atto notarile ci sono altre parole che mi hanno colpito. La speranza è l’ultima a morire, si dice, ed infatti Maria espressamente richiede che « in caso detto Domenico suo marito si liberasse dalla schiavitù, nella quale si ritrova, e ritornasse in questa terra» il fondo venga immediatamente “retrovenduto” senza il computo degli interessi nel frattempo decorsi. Parole fredde, che nulla lasciano trapelare dei sentimenti delle persone coinvolte, ma che guardano esclusivamente agli affari.
Purtroppo non si avranno più notizie di Domenico, tanto che nello Stato delle Anime di Santa Caterina del 1741, ritroviamo Maria Portaro, di 66 anni, che abita in casa propria e vive con le fatiche delle figlie Giuseppa e Teresa conviventi. La figlia primogenita, Caterina, nello stesso documento è riportata sposata con un “bracciale”. Un notevole balzo in basso nella scala sociale del tempo a dimostrazione del fatto che Maria non riuscì a far fronte alle difficoltà della vita.

Perché vi ho raccontato di Domenico, di Maria e dei Turchi? Perché nelle mie ricerche, basate per lo più sui paesi dell’area tirrenica e di quelli a cavallo delle Serre, non mi ero mai imbattuto in testimonianze dirette così vicine alla famiglia su quel fenomeno che noi moderni liquidiamo spesso con un divertito “mamma li turchi!” e che da ora in poi pronuncerò con il dovuto rispetto. Non voglio certo ripercorrere qui la storia delle lotte alla pirateria e i suoi risvolti sulla società, ma sarebbe interessante sapere se avete anche voi incontrato documenti d'archivio che riportino fatti e situazioni simili accaduti ai nostri antenati.

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Alberto Mario Carnevale
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carnelevario



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MessaggioInviato: Dom Ott 25, 2015 11:27 am    Oggetto: Rispondi citando

Riprendiamo il discorso delle scorrerie turchesche, turche o saracene sulle coste calabresi. Nella scheda del notaio Salvatore Squillacioti rogante in Santa Caterina di Badolato, come si chiamava allora Santa Caterina dello Ionio, ho rinvenuto un interessante atto che riporta una particolare dichiarazione testimoniale. Siamo al 18 agosto 1689. Nello studio del notaio si presentono due soldati del Commissario dell’Adhoa, cittadini della Regia Città di Stilo ma da alcuni giorni in Santa Caterina, che vogliono rilasciare una dichiarazione spontanea su uno scontro armato fra le milizie territoriali contro i “turchi” avvenuto pochi giorni prima. La descrizione è molto particolareggiata e descrive nei dettagli il sistema di sorveglianza, allarme e reazione contro i possibili assalti dal mare. Alcuni passaggi ricreano mirabilmente la concitazione di quei momenti e ce la fanno rivivere. Cercherò di seguire il racconto.

L’avvistamento
Domenica, giorno dedicato al Signore e al riposo, c’è comunque chi scruta la costa e il mare in lontananza. D’un tratto il pericolo si materializza nella forma di sei vascelli e una galeotta che risalgono la costa, forse diretti ad una scorreria più a nord. Lo testimonia la presenza dei vascelli, adibiti al trasporto del bottino e degli uomini armati sotto la scorta di una galeotta, nave veloce a remi. Con rotta opposta, ignara del pericolo, una tartana appesantita dal carico, ridiscende il mare provenendo da Crotone. Molto probabilmente sfruttando la maggiore altezza degli alberi dei vascelli, i turchi avvistano da lontano la tartana. La galeotta, dando fondo ai remi, si dirige a gran velocità sulla preda: «La sera di Domenica quattordici del corrente mese di Agosto sudetto verso hore Ventidue saveno scoverti da essa Terra sotto la marina del Capo di Stilo sei Vasselli grossi, et una Galeotta, e perché nel medemo tempo stava veleggiando una tartana, che veniva dalla via di Cotrone, et essendo venuta à vista di detti Vasselli, e Galeotta, si vide detta Galeotta spiccare a tutta carriera per la volta di detta tartana...»

L’allarme
Ed ecco che scatta l’allarme. Molto interessante leggere come veniva diffuso: «...alla quale vista, perché si trovava nella loggietta del Castello di questa Terra il Cap.no di Cavalli S.r D. Valerio Ant.o Montalcino commorante in questa terra, dubitando che la sudetta Galeotta fosse di nemici, ordinò che s’unissero tutte le genti atte all’arme, con far sonare la campana all’arme, e tamburo con banni» e dopo l’allarme seguono i precisi ordini “operativi” per soccorre la tartana: «...e ordinò per tutta la Terra, conforme havendosi unita quantità di gente armata, fra li quali erano il Sindico, e Reggimento di essa terra, e il trombetta, et altri familiari di detto S.r D. Valerio, ordinò detto Signore che ogn’uno all’istante dovisse portarsi in detta marina, proprio nel Capo di San Giorgio territorio di questa Terra sudetta à difendere detta tartana, la quale havea dato à terra per aggiuto...»

Armiamoci e partite
L’allarme ha avuto effetto, anche le autorità politiche cittadine si presentano alle armi dando il buon esempio, il Capitano di Cavalli non manca di incitare gli uomini al coraggio, dimostrando così di conoscere bene i principi che regolano l’arte militare, però... ahi ahi... ecco spuntare fuori l’italico “armiamoci e partite”: «...et animò tutti, che si mostrassero coraggiosi, mentre non essendoli permesso à detto Signore di calare à quella medesima hora per ritrovarsi aggravato con la flussione catarrale, era per scendere ad ogni avviso di detta sua gente, conforme per obbedire all’ordine di detto Signore a tutta fretta scesero dette genti terrazzane, Sindaco, trombetta, e familiari di detto Signore, et assieme con essi hanno sceso li predetti costituti...»

Arrivano i nostri
L’equipaggio della tartana aveva nel frattempo guadagnato la costa, approfittando del basso pescaggio della loro imbarcazione, per poter raggiungere a nuoto la riva e darsi così alla fuga. Le “genti terrazzane”, che oggi chiameremmo “forze di terra”, arrivano mentre i turchi si apprestano all’arrembaggio, inizia così la battaglia con colpi di archibugio, di moschetti, lancio di proiettili di pietra: «...Et arrivati benché tardo in detta marina di S. Giorgio per esser distante dà questa Terra cinque miglia, hanno trovato in atto, che la Galeotta sudetta stava per abbordare a detta tartana, e cercava d’attargarsela, e perché detta gente terrazzana gli feciro più scariche d’archibuggiate, come puro han fatto detti costituti, vedendosi offeso si ritirò detta Galeotta dopo d’haver sparato molti colpi di moschittati, e di Petrere alle genti di terra...»

L’arrembaggio
I turchi, trovando il ponte della nave sgombro, si lanciano all’abbordaggio e si impadroniscono della tartana. Le forze terrazzane non possono impedire l’azione ma riescono comunque a tenere impegnati i pirati per tutta la notte senza permettere loro di rimorchiare la tartana: «...e perché li marinari della detta tartana erano tutti in terra, e dissero haverla abbandonata, mentre quando loro sene fuggirono, salirono quantità di Turchi sopra detta tartana, esse genti terrazzane, benché havisse sopragionta la notte, sempre hanno sparato verso detta tartana, e detti Turchi sopra s’hanno difeso per tutta detta notte con colpi di scopettate, e di Petrere...»

Il contrattacco
Alle luci dell’alba arrivano alcuni rinforzi e i terrazzani, accresciuti di numero e con forze fresche, dimostrano tutto il loro valore gettandosi all’assalto della tartana. Entrano in acqua e si fanno sotto allo scafo, poi si aiutano l’un l’altro per salire sul ponte. I turchi, non da meno, fendono sciabolate contro tutti. Indubbiamente ci vuole coraggio per un’azione simile. I nostri terrazzani infatti sono in netta posizione sfavorevole nei confronti dei difensori. Muoversi nell’acqua non facilita certo la velocità e le polveri si bagnano, soffrono il fatto che i turchi li possono colpire dall’alto. A loro favore però c’è il numero e la volontà di difendere la propria terra: «...e come fu l’alba ci sopragiunse aggiunta di alcune genti del Casale di Guardavalle, quali haveano havuto in detta notte ordine di detto S.r D. Valerio, come loro dissero, et essendono tutti uniti di volontà, et animati l’un l’altro, à colpi di scopettate, gridi, e pietrate, si sono avanzati per sino all’acqua, e sotto lo spirone di detta tartana, con brama guardia di genti di terra s’hanno resoluto di salire, conforme l’un appro l’altro hanno sopra detta tartana salito, come furono detti familiari di detto S.r D. Valerio, il trombetta per sopra nome Palumbo, Paolo Mirigliano...». Nell’azione possiamo vedere un buon grado di addestramento “militare”, infatti mentre una parte di terrazzani va all’assalto della nave, un’altra parte esegue quello che potremmo chiamare “fuoco di copertura”: «... et quattro altri di Guardavalle, e il detto Nicola Zolea costituto e l’altra gente di terra, ed à dentro l’acqua stavano difendendo la salita delli mentionati, mentre detti Turchi à tutto vigore attendevano con le sciabole, et altri armi alle mani ad offendere le genti, che salivano, nella quale tartana si trovorno sette Turchi, cioè due neri, e cinque bianchi...».

Non tutti sono eroi
Come si conviene in tutte le battaglie, non tutti sono eroi: «...dechiarandono essi come sopra costituti, che nel tempo, che stavano menando l’assalto per salire sopra detta tartana, e dopo che detti Turchi s’erano resi sopraggiunse verso un’hora dopo uscito il sole il Sopra Cavallaro di questa paranza Tomaso Simonetta, con esso Antonio [Cinta?] torriero della torre di Manna di Badolato, che venivano dalla via di Stilo, il quale Sopra Cavallaro non accostò a detta tartana, non diede aggiuto alcuno, ma si ritirò dietro un abbruca, e da lontano gridava, che si mettesse fuoco alla tartana, nè detto Sopra Cavallaro Simonetta in detta notte di combattimenti comparze in detta marina, quantumque li Cavallari havessero sempre scorzo per detta marina». Quindi la cavalleria c’era, ma non partecipò al combattimento come d’altronde impongono i dettami dell’arte della guerra. Alla cavalleria spetta da sempre il compito di pattugliare ampi spazi per prevenire e nel caso contrastare improvvise incursioni dirette verso l’entro terra, che avrebbero potuto sfruttare l’effetto sorpresa per infiltrarsi in modo inosservato nottetempo.

Mi sembra proprio una bella pagina di storia, che mette in luce molti aspetti positivi a livello locale, quali la presenza di una organizzazione “militare” ben addestrata e rispondente ai requisiti di difesa e sicurezza, formata da persone coraggiose e risolute che sono a conoscenza dei basilari principi dell’arte militare. La classe dirigente locale, a parte presunte flussioni catarrali, non si tira indietro, sindaco in testa. Purtroppo manca l’apporto dello Stato centralizzato, lo evidenzia il fatto che formazioni navali di pirati di una certa consistenza, ben sette navi, potevano scorrazzare in pieno giorno nei mari calabresi senza paura di contrasto alcuno. Eppure il vice-regno di Napoli era proteso nel mare e avrebbe dovuto sfruttare al meglio la sua posizione strategica, se non altro per difendere i propri regnicoli e i loro traffici mettendo in mare una robusta Marina.

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L'ultima modifica di carnelevario il Lun Ott 26, 2015 9:52 pm, modificato 1 volta
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messer giorgio



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MessaggioInviato: Lun Ott 26, 2015 9:46 pm    Oggetto: Rispondi citando

Gran bella pagina di storia!

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Cordialmente, Messer rk01_acavallo Giorgio.

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Licofoli
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MessaggioInviato: Mer Dic 09, 2015 10:03 pm    Oggetto: Rispondi citando

Ho letto e confermo.

Un caro saluto a tutti.

Licofoli

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MessaggioInviato: Ven Dic 25, 2015 5:20 pm    Oggetto: Rispondi citando

Episodi simili, ed altro, sono riportati ad abundantiam in V. Cataldo, La frontiera di pietra. Torri, uomini e pirati nella Calabria moderna, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 2014.

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