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Storiografia meridionale e revisione: considerazioni
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Inviato: Dom Lug 22, 2018 3:54 am    Oggetto: Ads

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Phersu



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MessaggioInviato: Mar Ago 18, 2009 3:02 pm    Oggetto: Rispondi citando

Licofoli ha scritto:
Scusatemi amici,
non ho fatto in tempo a leggere i vostri ultimi due messaggi prima di postare il mio.
L.

Scusa tu, carissimo!
Il discorso ci sta felicemente coinvolgendo con ritmi serrati.
Ed è un bene.
Speriamo che il discorso si allarghi ad ancora più voci!
Rispondo globalmente a più tuoi punti differenti.
Licofoli ha scritto:
Caro Phersu,
la differenza fra le due estremità del Belpaese sta proprio nel fatto che l'idea della ronda là è venuta a qualcuno, qua no!
Per alcuni il nostro è immobilismo, per altri è una sraordinaria tolleranza frutto di millenni di storia e di esperienze alle spalle.

Buona la seconda, secondo il mio ragionare "a scartamento ridotto".


Vorrei precisare però che con l'espressione "tornare indietro" nessuno al Sud pensa seriamente di ricostituire Regni oramai superati dalla storia o addirittura ripristinare dinastie. Quel tornare indietro si riferisce piuttosto a modelli economici e sociali i cui "germi" si intravedevano intorno alla metà dell'Ottocento e che il processo unitario ha spazzato via. Orientamenti più prossimi a talune idee vagamente socialiste che non propriamente liberali per intenderci.

Wink Sul genere delle manifatture di San Leucio, per intenderci.

Tornare indietro, allora,per recuperare dalla nostra tradizione alcuni elementi di cui ci siamo troppo frettolosamente disfatti, ciò che servirebe per ripartire sul serio, riannodando i fili fra noi ed il nostro passato.
Non è dunque un problema di regni e dinastie ma di recupero di frammenti di noi stessi, della nostra coscienza di meridionali, dispersi dinnanzi al concetto di essere italiani ed europei, concetto legittimo per carità, ma che non può e non deve assolutamente risultare totalizzante come un mito inafferrabile che cancella tutto il resto.
L.

Giusto.
Peccato però che in questo periodo storico stia predominando una sorta di "qualunquismo all'anglosassone", secondo cui è politically and socially correct comprare oggetti nei toni del grigio, vestire similmente, eccetera eccetera... compreso il parlare-inglese-anche-quando-non-serve, come ho fatto Wink volutamente qui sopra!

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Scinuso



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MessaggioInviato: Gio Ago 20, 2009 3:34 pm    Oggetto: Rispondi citando

Scinuso ha scritto:
Scusate ma mi sono rimesso a percorre la strada proprio da dove era stata lasciata...Non da adesso come si suggeriva.

Su questo il discorso in termini generali mi sembra semplice benchè tutt'altro che facile. Il punto è che il Sud deve ritrovare in sè stesso qualcosa che gli appartenga, cioè energie sue e rivolte verso la propria nuova edificazione. Questo perchè, su questo forse ci sono pochi dubbi, a un certo punto esso ha smesso di essere direttamente responsabile, tutto insieme, della sua vicenda storica. Quando si indulge a riferimenti borbonici, a mio avviso si riconosce un dato fondamentale: mai dalla fine del Regno Aragonese, lungo due secoli di problematico viceregno, all'Italia del Sud era stata data l'occasione di fare da sè come all'avvento di Carlo III sul trono di Napoli. Da allora la necessità primaria di una storia nazionale (una volta ammesso il concetto di quest'ultima),cioè l'indipendenza, la possibilità di esprimere e esercitare forze proprie fu data nuovamente al Sud e da esso interpretata in modi ora fulgidi ora no, ma fondamentalmente suoi.

Come già ho scritto nel forum forse, la figura principe di questo sforzo fu quella di Ferdinando II: meno dei suoi predecessori legato a Spagna e Austria, più di loro tenace nel rivendicare i diritti del suo stato, indipendente e magari "isolato" all'ombra del papa, in primo luogo contro la mordacchia inglese. Quest'ultima fu quella che non gli perdonò quest'atteggiamento (come per gli Zolfi siciliani, con Napoli tenuta sotto tiro dalla flotta britannica), e che gliela fece pagare nel modo più duro.

L'indipendenza fu difesa nella sua concezione più pura a Gaeta da Francesco II. Dopodichè si ricadde nella storia di prima.

Finisco tra un pò il ragionamento.


Volevo insomma dire solo questo: il Mezzogiorno è stato espropriato della sua sovranità, forse anche per colpa sua. L'analisi dell'alleanza tra capitalismo industriale del Nord e latifondo meridionale potrebbe su questo offrire i necessari spunti storici. La mancanza di autentiche forze dirigenziali, in un modo o nell'altro, ha fatto del Sud una nazione gragaria, diciamo così.

Ripartire vorrebbe dire mettere fine a questo stato di cose. Scoprire che siamo impermeabili all'individualismo concorrenziale anglosassone potrebbe essere un punto importante? Tutto è da vedere...non c'è chi ha torto o ragione in una discussione del genere, ma solo chi ha a cuore, e chi no, la prosperità reale di queste regioni.

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Scinuso
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Licofoli
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MessaggioInviato: Gio Ago 20, 2009 3:44 pm    Oggetto: Rispondi citando

Scinuso ha scritto:

Volevo insomma dire solo questo: il Mezzogiorno è stato espropriato della sua sovranità, forse anche per colpa sua. L'analisi dell'alleanza tra capitalismo industriale del Nord e latifondo meridionale potrebbe su questo offrire i necessari spunti storici. La mancanza di autentiche forze dirigenziali, in un modo o nell'altro, ha fatto del Sud una nazione gragaria, diciamo così.


O forse una "colonia interna" del resto del Paese. L'espressione non è mia ma è stata coniata da Nicola Zitara, il quale vede nel rapporto Nord-Sud, sul piano economico e sociale, le stesse caratteristiche che intercorrevano fra la madrepatria e le colonie.

Per il resto concordo pienamente con te Scinuso.

Il problema è se nel nostro Paese ci sono i margini perché ciò che dici possa avvenire; o meglio se noi meridionali saremo in grado di ritagliarceli; o ancora, se la "madrepatria" ci consentirà tutto ciò. Io me lo auguro. Economisti come Zitara non ci credono più e sai bene cosa auspicano...

Io penso che quei margini possano essere ancora ritagliati. Dipende soprattutto da noi.

Saluti

L.

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Phersu



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MessaggioInviato: Ven Ago 21, 2009 6:04 pm    Oggetto: Rispondi citando

Gli inglesi si sono inventati da tempo il concetto di serendipity, termine che (in buona sostanza) indica il riuscire a trovare un qualcosa di utile nel mentre si sta cercando altro.

Lascio alla Cool libera fantasia di ognuno di voi rendere lo stesso concetto nella nostra lingua, o in dialetto.

Qui posso solo dire che (cercando su Internet qualcosa di utile per la discussione sulla Calabria nell'VIII secolo) ho avuto Embarassed molto serendipity nel trovare un link che certo molti di voi già conosceranno, ma che comunque calza a pennello col tema che qui dibattiamo:
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Vi prego Twisted Evil di osservare, in particolare, i due sottotitoli con cui sono state raggruppate Le Interviste di Brigantino e don Virgilio...

Razz

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Licofoli
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MessaggioInviato: Sab Ago 22, 2009 4:43 pm    Oggetto: Rispondi citando

Vorrei riassumere un po' le fila del discorso il quale, partito da istanze di carattere meramente storiografico, si è allargato a questioni riguardanti l'unità e le attuali condizioni del Mezzogiorno.

Nel corso della discussione ho cercato di sottolineare un dato che per quanto mi riguarda è fondamentale: la ricerca storica non può che essere libera e il più possibile priva di condizionamenti. Sembra un dato scontato, ovvio; purtroppo non è affatto così.

Il pretesto o il tema per provare la veridicità di tutto ciò è stato uno fra quelli che maggiormente si presta allo scopo: il risorgimento e l'unità.

Non è un periodo storico che mi appassiona particolarmente, non occupandomi io direttamente di storia contemporanea; tuttavia mi pareva il tema ideale per essere utilizzato come esemplificativo di talune perversioni storiografiche e metodologiche di cui è vittima la ricerca.

In questo campo non appena un voce si allontana dal coro o manifesta il proprio dissenso rispetto a talune datate oleografie, ecco che arrivano le etichette: borbonico, nostalgico, reazionario, ecc. ecc. Si è cercato di evidenziare da un lato le radici di questa ostilità e dall'altro quelle da cui derivano le esigenze di rivedere alcune posizioni.

Nella seconda parte del topic si è passati dalla teoria alla pratica, nel senso che, coinvolti dal tema, ne abbiamo esaminato qualche aspetto.

Non posso comunque che ribadire ciò che anche altrove ho scritto. Nella ricerca storica oltre al metodo è necessaria una grande dose di onestà intellettuale. Non dobbiamo essere partigiani o almeno dobbiamo sforzarci di non esserlo.

Se abbiamo simpatie per questa o quella casa (ex) regnante, o per questo o quello stato, è bene che cambiamo mestiere. Banale, lo so, ma fondamentale.

Se siamo in buona fede non dobbiamo avere paura, qualsiasi etichetta ci venga affibbiata. Se davvero siamo in grado di vedere chiaro e lontano, il tempo ci darà ragione.

Saluti

Licofoli

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Utriusque Juris Doctor
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MessaggioInviato: Sab Ago 22, 2009 5:12 pm    Oggetto: Rispondi citando

Più che il tempo, la storia quale lux veritatis.

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"A faticosa impresa assai per tempo" (F. Petrarca, Canzoniere, 119, 12)
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Phersu



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MessaggioInviato: Lun Ago 24, 2009 11:52 am    Oggetto: Rispondi citando

Condivido entrambi i punti di vista, cari amici.

Ma permettetemi una riflessione, che prende spunto dalla firma di UJD: "Homo sum et humani nihil a me alienum puto".

E che ne trae l'ovvia conseguenza che "Homo sum et opinionis nihil a me alienum puto".
Mi scuso con Wink Terenzio e con voi tutti per la Embarassed maccheronicità del mio ardire, ma non possiamo negare che la nostra condizione di esseri pensanti è strettamente connessa col ricavare opinioni dai fatti.

Nessuno di noi può evitarsi ciò.

Nemmeno gli studiosi.

Circa i quali, giustissimamente, L. ci ricorda che "...Nella ricerca storica oltre al metodo è necessaria una grande dose di onestà intellettuale. Non dobbiamo essere partigiani o almeno dobbiamo sforzarci di non esserlo... Se siamo in buona fede non dobbiamo avere paura, qualsiasi etichetta ci venga affibbiata. Se davvero siamo in grado di vedere chiaro e lontano, il tempo ci darà ragione...

E per facilitare tutto ciò, ci suggerisce che "...Se abbiamo simpatie per questa o quella casa (ex) regnante, o per questo o quello stato, è bene che cambiamo mestiere. Banale, lo so, ma fondamentale..."

Ma questo suggerimento è poco adatto per un paese troppo aduso al compromesso, come l'Italia di oggi...
...perciò, lo stempererei in un altro (che mi porta a compiere un paragone "facile", del quale mi scuso, ma con cui posso rendere al meglio il concetto).

Sarebbe bene che gli studiosi e gli storici fossero come i radiocronisti delle partite di calcio, che non possono Cool non essere tifosi!, ma che mentre lavorano non devono esserlo.

Anzi, mi correggo: che fossero come i radiocronisti di una volta, visto che oggi stanno andando di moda i radiocronisti-tifosi.

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MessaggioInviato: Lun Ago 24, 2009 1:30 pm    Oggetto: Rispondi citando

Concordo pienamente con te caro Phersu,

proprio come i radiocronisti di una volta; quelli di oggi, è vero, sono spudoratamente schierati, al punto che se fai il tifo per la squadra opposta, ti verrebbe di dare loro una randellata in testa.....


Ciao

V.

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MessaggioInviato: Lun Ago 24, 2009 1:39 pm    Oggetto: Rispondi citando

...non solo: quando segna la loro squadra, si mettono a Sad urlare come disperati...

...copiando (da buoni Rolling Eyes italiani esterofili) il modus operandi brasiliano...

...ma senza avere nel sangue nemmeno mezza goccia del samba, nè un'ombra della saudade che lo genera!

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MessaggioInviato: Gio Ago 27, 2009 12:44 pm    Oggetto: Rispondi citando

Caro Phersu,

visto quanto accade in giro, a questo punto, penso ci sia poco da tergiversare: occorre mettersi al lavoro. L'imperativo è categorico soprattutto per gli storici meridionali; ma vale, io penso, anche per tutti quelli della Penisola che hanno a cuore il bene comune e quello dell'intero Paese.

Qualunque sia l'area geografica e il settore di ricerca ogni contributo in fondo se risponde a quei requisiti indicati in precedenza, non potrà non andare nella giusta direzione.

I tempi sono certo difficili; arrendersi, tuttavia, sarebbe un vero peccato!

L.

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MessaggioInviato: Gio Ago 27, 2009 1:01 pm    Oggetto: Rispondi citando

...e in giro ne accadono tante di cose...

...tutte accomunate da un perbenismo, da un sopore, da un conformismo piatto cieco sordo...

...ma non muto...

...purtroppo! Se tanta gente che "fa cultura" (o che crede di farla) parlasse/scrivesse meno, e usasse di più la propria testa (dopo averla oliata a dovere in modo che funzioni con logico raziocinio), quanto sarebbe meglio!

Invece prevale ancora il "nel-mio-orticello-va-tutto-bene,quindi-va-tutto-bene-in-assoluto"...

...altri hanno problemi? Affermano cose politically scorrect? Come, ad esempio, quelle che stiamo dibattendo qui?

Se li tengano (dicono)! E non si lamentino (dicono)! Non emettano opinioni (dicono)!!!
Sennò sono lagnosi, esagerati, bimbi-che-frignano, mezzi mentecatti... meridionali, in una parola...

----------------------------------------------------------------------------------

No, carissimo.

Non la devono spuntare.

Tanto meno in questo modo.

Non arrendiamoci, amico mio.

Anzi, è ora di stringere i pugni e i denti, e insistere.

Il guardiano dei molossi può farlo al meglio, ahinoi, solo parlando di segni e di stemmi: è poco, ma lo fa con l'entusiamo e la forza di un sisma.

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Licofoli
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MessaggioInviato: Gio Ago 27, 2009 3:13 pm    Oggetto: Rispondi citando

Concordo pienamente con quello che scrivi;

ma non sminuirei affatto il ruolo del guardiano di molossi che, appunto, sa darle di santa ragione - quando necessario.....

L.

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Phersu



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MessaggioInviato: Gio Ago 27, 2009 3:36 pm    Oggetto: Rispondi citando

Permettimi bonariamente di osservare una piccola imprecisione in quanto sopra, carissimo.

Il guardiano di molossi non fa nulla, si limita ad allungare la catena ai suoi affettuosi Razz cucciolotti.

Che sono adusi ai botoli sguinzagliati da altri, i quali credono invece di aver allevato dobermann...

...ah, quant'è fallace l'umana opinione, a volte... Crying or Very sad

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MessaggioInviato: Mar Feb 23, 2010 6:37 pm    Oggetto: Rispondi citando

Cari amici, questa discussione si è sviluppata lo scorso agosto e pur conoscendola ero impossibilitato a rispondere. Ho comunque seguito il suo sviluppo condividendone molti tratti a cominciare dal monumentale intervento del nostro Licofoli.

Che dire? C'è poco da aggiungere in termini di analisi: la storia è da riscrivere.

In questo senso comincerei da un termine: il risorgimento.

Questo termine implica qualcosa di non esatto: risorgere da che? Non mi sembra che la situazione politica, economica, morale o sociale dell'Italia fosse morta prima dell'Unità d'Italia!

Anche l'idea di una resurrezione della nazione italiana attraverso la conquista dell'unità nazionale non regge poiché le masse popolari furono assenti da questo movimento unitario che fu sostanzialmente solo una campagna politico militare. I plebisciti servirono solamente a dare valore morale ma restarono platealmente una farsa.

Il termine "risorgimento" serve solo a farci credere che chissà quale beneficio ci è venuto con la conquista del regno del nord sul regno del sud, perché questo fu.

In questo senso penso che anche noi nel nostro piccolo dovremmo batterci per l'abolizione di tale termine. La sua completa eliminazione poiché oltretutto offensivo nei nostri confronti: come se dicessero che prima dei Savoia nel Sud Italia c'erano i Baluba (con tutto il rispetto per le popolazioni di lingua bantu del Congo)... e grazie a loro ora siamo risorti.

Il termine va cancellato e sostituito .

A cominciare dalle NOSTRE università dove in quasi tutte è presente l'esame di STORIA DEL RISORGIMENTO che andrebbe rinominato in STORIA DEI MOTI UNITARI ITALIANI. Evil or Very Mad

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