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Nuovo argomento   Rispondi    Indice del forum -> L'Ottocento (III Periodo postunitario 1807-1861)
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Inviato: Dom Lug 22, 2018 4:02 am    Oggetto: Ads

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Scinuso



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MessaggioInviato: Ven Dic 23, 2011 12:39 am    Oggetto: Rispondi citando

Caro Messere, il passo che riporti è senz'altro provocante in questo discorso. Potresti diffonderti su questa "dissertazione" settecentesca da te citata? Forse è il caso di contestualizzare questa fonte, soprattutto per coglierne gli aspetti di contorno, del "clima culturale", magari non esente da intenti polemici, che la espresse.

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Scinuso
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Abate Correale



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MessaggioInviato: Ven Dic 23, 2011 3:59 am    Oggetto: Rispondi citando

Ritengo che comprendere la mentalità dell'uomo calabrese sia fondamentale per capire la storia della Calabria.

Leggere questo passo dell'Arnolfini mi ha fatto venire in mente la relazione Massari - Castagnola del 1861:

Là invece dove le relazioni tra il proprietario ed il contadino sono migliori, là dove questi non è in condizione nomade ed è legato alla terra in qualsivoglia modo , ivi il brigantaggio può, manifestandosi, allettare i facinorosi che non mancano in nessuna parte del mondo , ma non può gettare radici profonde ed è con maggiore agevolezza distrutto.
Nella provincia di Reggio di Calabria di fatti , dove la condizione del contadino è migliore , non vi sono briganti. Nelle altre due Calabrie, la provincia di Catanzaro e quella di Cosenza , le relazioni tra contadini e proprietari sono cordiali, e quindi allorché questi invocano l'aiuto di quelli per difendere la proprietà e la sicurezza sono certi di conseguirlo.


Erano davvero migliori le relazioni tra proprietari e contadini nella provincia di Reggio rispetto ad altre province del Regno? Tutto sommato non mi sembra così netta la differenza.
Cosa c'era di diverso allora? Io ritengo la mentalità.

Il calabrese, mi sembra, non sia mai stato un tipo bellicoso o rivoluzionario, tranne rarissimi esempi. Sarebbe bello scrivere una "Storia della mentalità calabrese" Wink

Anche oggi è raro vedere qualche calabrese che nella politica italiana combatte apertamente per la sua città, il suo territorio, la Calabria.
Non che i calabresi non facciano nulla per la loro terra, ma si preferisce agire per vie traverse, tramite amicizie e conoscenze, e non in modo diretto.
Magari anche all'epoca dell'unità d'Italia fu così.

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Licofoli
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MessaggioInviato: Ven Dic 23, 2011 8:54 am    Oggetto: Rispondi citando

Grazie a Messer Giorgio per aver inserito questo brano che ci aiuta a riflettere sull'origine dell'immagine stereotipata che si ha della Calabria.

Beh, l'ennesima visione della nostra regione di stampo illuministico dell'ennesimo forestiero che arriva e giudica. Letteratura non storia, ovviamente. Leggete qualche maestro di metodo storico come Chabod, Marrou, Bloch ecc. e scoprirete quale peso deve attribuire uno storico a queste opinioni e quale ben altro alle fonti documentarie.

A furia di leggerle tutte queste descrizioni si è finito per introiettare il cliché accettando di recitare oggi proprio il ruolo che dall'esterno ci hanno affibiato, giusto per non deludere i nostri detrattori di tutte le epoche. Un meccanismo psicologico ben noto e ben descritto in letteratura.

Penso che bisogna andare avanti liberandosi di molti condizionamenti e luoghi comuni. Se non cominciamo a farlo noi pensate che gli altri lo faranno mai al nostro posto? Svegliamoci dunque e anziché piangere addoso alle nostre fantomatiche o reali miserie del passato cerchiamo di amare di più noi stessi e la terra che ci ha generato.

Alcuni storici, soprattutto quelli meno sclerotizzati, meno rigidi mentalmente e più disposti a mettere in dubbio le proprie convinzioni ereditate dal passato, stanno lavorando egregiamente grazie alle fonti di prima mano, mai sul serio studiate fino ad oggi. La visione della regione sta lentamente mutando. Costoro non si arrendono e non si sconfortano di fronte alle critiche e allle censure di chi non riesce a rivedere le proprie idee. Come tutti gli innovatori sanno che le loro idee e il loro spirito innovativo sarà compreso dalle prossime generazioni.

Occorre lavorare, incuranti delle censure, dell'ironia e della sufficienza di chi crede di possedere la verità storica immutabile in tasca.

Ho rischiato di andare OT, scusatemi.

P.S. Quando ho scritto queste consideazioni non avevo ancora letto i messaggi di Scinuso e dell'Abate Correale che ringrazio per il contributo e le rispettive riflessioni stimolanti.

L.

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Abate Correale



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MessaggioInviato: Ven Dic 23, 2011 9:40 am    Oggetto: Rispondi citando

Il discorso può essere molto complesso.
Semplificando direi che è verissimo che esistono stereotipi ma è anche vero che lo stereotipo spesso nasce dalla verità.

L'Arnolfini quando scriveva che I calabresi coltivatori sembra che siano talmente abituati nel disagio e nella miseria che, paghi e contenti, non per riflessione ma per una cieca materialità, della loro sorte, non sappiano neppure desiderare di migliorarla e di vivere meglio magari non lo scriveva in malafede. Osservava un fenomeno magari senza capirlo.

Dicevo che i contadini calabresi non sono mai stati "rivoluzionari", che non ci sono mai stati subbugli delle masse contadine come invece è avvenuto in Romagna o anche nella stessa Sicilia. Perché?
Ho risposto che a mio avviso dipende dalla mentalità calabrese, dal modo di pensare dei calabresi. Questo andrebbe approfondito.

Tornando al discorso unitario, ho sempre sostenuto che l'unità in Calabria fu possibile soprattutto grazie all'appoggio dato dagli stessi calabresi che per la maggior parte cercarono di trarre vantaggi personali dalla nuova situazione invece di pensare a ciò che fosse realmente positivo per l'intera Calabria. E che non era certo l'essere aggregata al nuovo gorverno piemontese-toscano.

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Licofoli
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MessaggioInviato: Ven Dic 23, 2011 10:11 am    Oggetto: Rispondi citando

Lo stereotipo nasce certamente dalla realtà ma da una visione superificiale o epidermica della medesima, come tu stesso implicitamente scrivi quando ti riferisci all'Arnolfini che percepisce senza capire. Ecco perché si deve andare più a fondo e non si può accettare lo stereotipo così come viene propinato.

Per quanto riguarda l'atteggiamento dimesso e non rivoluzionario dei calabresi nella storia, secondo il mio modesto punto di vista ci sono episodi che testiminiano il contrario, te ne cito due senza tornare molto indietro nel tempo:

1. La riconquista del Regno nel 1799 portato a termine dal cardinale Ruffo grazie all'apporto decisivo proprio dei volontari calabresi. Possiamo essere o non essere d'accordo con l'iniziativa ma non si può negare la risposta incredibile proprio delle masse contadine calabresi (definiti delinquenti, ovviamente, dagli storici filogiacobini).

2. L'opposizione terribile della Calabria e dei calabresi durante la dominazione francese (1806-1815), una sorta di Vandea, che mise in grossissime difficoltà l'esercito più potente del mondo di allora, quello francese. Anche qui si può essere d'accordo o meno con la reazione, ma non si può negare l'ampiezza dell'opposizione ai francesi che incontrarono difficoltà indicibili in Calabria e si resero protagonisti di massacri deprecabili. Così come non può essere negato il coraggio delle masse che reagirono in modo deciso alle sopraffazioni dello straniero combattendo eroicamente. Murat fu costretto a fare intervenire il generale Manhes che si rese protagonista di massacri mai visti in precedenza, come l'esecuzione per rappresaglia di 500 ragazzi di Serra San Bruno, giusto per citare un esempio concreto.

Dunque, non sempre accettazione rassegnata della sorte, come chiunque conosca bene quel periodo può verificare facilmente.

Su certi vizi postunitari dei calabresi e dei meridionali in genere concordo pienamente.

L.

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messer giorgio



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MessaggioInviato: Ven Dic 23, 2011 7:17 pm    Oggetto: Rispondi citando

Licofoli ha scritto:

Beh, l'ennesima visione della nostra regione di stampo illuministico dell'ennesimo forestiero che arriva e giudica. Letteratura non storia, ovviamente. Leggete qualche maestro di metodo storico come Chabod, Marrou, Bloch ecc. e scoprirete quale peso deve attribuire uno storico a queste opinioni e quale ben altro alle fonti documentarie.
L.


Arnolfini viene in Calabria per verificare le condizioni del feudo della Principessa di Gerace e, di conseguenza, suggerire gli interventi da effettuare per migliorare le entrate della Principessa e le condizioni dei lavoratori.

Ha rispetto per chi lavora e censura chi ozia (religiosi in primis)!
Consiglia come lavorare meglio e con meno fatica;
Giustifica i comportamenti a volte sopra le righe dei Calabresi.

Nel mio piccolo non la ritengo letteratura ma fotografia, abbastanza, fedele di ciò che ha visto.

E' una lettura che mi permetto di consigliare....a prescindere.

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messer giorgio



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MessaggioInviato: Ven Dic 23, 2011 10:55 pm    Oggetto: Rispondi citando

Citazione:
32. Tra gli ecclesiastici de' tre feudi molti si ritrovano che vivono con esemplarità e che mirabilmente soddisfano a' doveri del proprio stato. Ma in altri poi si potrebbe desiderare un diverso contegno e una diversa maniera di vivere e di occupare il loro tempo (1). Fa per vero dire meraviglia e rincrescimento che in 388 ecclesiastici appena maestri e persone che istruiscano la gioventù (2). Nella città di Gerace ci sono le scuole del Seminario, e non mancano per essi degni e dotti ecclesiastici: ma queste scuole sono, può dirsi, opportune unicamente per chi vuole addivenire o prete o frate e per i benestanti: s'insegna ciò che fa ornamento e poco o niente quello che sarebbe al pubblico necessario. In Terranova poi, in Casalnuovo, Radicena, Rizziconi e altrove si asserisce che mancano del tutto le scuole. Da ciò proviene la generale rozzezza dei coltivatori della campagna e la estrema loro ignoranza.. Leggere e scrivere e fare di conto gioverebbe che tutti il sapessero. Si lascino pertanto gli ecclesiastici in possesso de' loro beni, non si diminuisca neppure il loro numero, ma si procuri che, meglio per i diversi villaggi e città distribuiti, istruiscano il popolo ne' doveri della religione e tutto ciò che fa d'uopo apprendere per bene coltivare e promuovere l'agricoltura e le arti.

(2) Annotava l'Arnolfini: "In tutti i feudi della Principessa ci sono 11 o 12 monisteri di monaci e frati, ma in niuno monistero si fa scuola; e dicono che comunemente i contadini non sanno nè leggere nè scrivere."




da Dissertazione......

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MessaggioInviato: Sab Dic 24, 2011 11:45 am    Oggetto: Rispondi citando

Carissimo Vincenzo, l'esempio portato dell'esercito della Santa Fede è molto bello perchè questa fu un'impresa veramente straordinaria per il popolo calabrese. In questa occasione il popolo si saldò agli aristocratici in una comune lotta contro la classe emergente, la borghesia, che era l'ispiratrice degli ideali rivoluzionari.

Ciò, a mio avviso, rimase un caso unico poichè in tutte le altre occasioni, a cominciare dal 1861, gli aristocratici salirono, in grossa parte, sul carro dei vincitori.

Ora mi domando: vedere costantemente gli aristocratici, nel corso di secoli, salire sempre sul carro dei dominatori di turno, ha influito sul modo di pensare dei contadini? Io penso di si.

Ad esempio, tra le testimonianze al processo della banda Mittica non c'è uno che tenta di giustificare in qualche modo la reazione legittimista che c'è stata. Addirittura i padri dei fucilati condannano i figli...

Il popolo calabrese, forse anche con la testa all'oggi, lo vedo rassegnato. Troppo rassegnato. Vorrei un altro esercito della Santa Fede anche oggi, ma non credo ci siano i presupposti per una "primavera dei popoli calabresi"...

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MessaggioInviato: Sab Dic 24, 2011 3:20 pm    Oggetto: Rispondi citando

Rispondo prima a Messer Giorgio.

Due cose prima di tutto.

La prima è che anche la letteratura è utilissima agli storici e va utilizzata perché fornisce il polso del clima vissuto dagli intellettuali di una qualsiasi epoca storica. Dunque affermare che si tratta di letteratura non significa sminuire il valore di una testimonianza, ma soltanto contestualizzarla. Essa può essere anche utilizzata come fonte, ma una fonte mediata dalla sensibilità e dalle opinioni del suo autore. Se un autore è di matrice illuminista, oppure conservatore, nel prendere in considerazione le sue affermazioni bisogna tenere conto della sua ispirazione quando lo si utilizza. Tutto qui.

La seconda cosa che vorrei sottolineare è che, per quanto attiene alla lettura, è ovvio che anche Arnolfini va letto, ci mancherebbe. Solo gli ottusi non leggono ciò che non condividono. Perciò concordo con te nell'invitare a leggere le considerazioni di questo autore, a prescindere dalle proprie opinioni. Chi è disaccordo con Arnolfini dovrebbe leggerlo a maggior ragione, perché magari ha la possibilità di apprendere qualcosa e rivedere la propria posizione, anche alla luce di altre ricerche.

Per quanto riguarda le affermazioni circa l'istruzione menzionate nel passo riportato, mi viene una sola considerazione: peccato che con la soppressione degli ordini religiosi, tanto auspicata dagli illuministi la situazione delle scuole non migliorò, non solo in Calabria. Ma questo è un discorso che ci porterebbe lontano.

All'abate invece dico che sostanzialmente concordo con lui nel pessimismo circa le capacità dei calabresi di darsi una scrollata, anche se a volte - e spero che non sia un'illusione - la grinta viene fuori proprio nei momenti peggiori. I tempi attuali potrebbero costituire un'ottima base per verificare questo assunto.

Saluti e Buon Natale ad entrambi.

L.

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messer giorgio



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MessaggioInviato: Sab Gen 07, 2012 8:18 pm    Oggetto: Rispondi citando

Pater noster dei liberali calabresi - Dicembre 1866

O patri nostri, ch'a Firenze stati,
lodatu sempi sia lu nome vostru,
però li mali nostri rimirati,
sentiti cu pietà lu dolu nostru,
ca si cu carità vui 'ndi sentiti
certu non fati cchiù ciò chi faciti.

Patri Vittoriu, re d'Italia tutta,
apriti ss'occhi, ss'aricchi annettati:
lu regnu vostru è tuttu suprasutta,
e vui, patri e patruni, l'ignorati.
Li sudditi su' tutti ammiseriti:
vui jiti a caccia, fumati e dormiti.

Ministri, senaturi e deputati
fannu camurra e sugnu 'ntisi uniti,
prefetti, cummessari e magistrati
sucandu a nui lu sangu su' arricchiti
e vui patri Vittoriu non guardati
vui jiti a caccia, dormiti e fumati.

Cummessi e cancelleri di preturi,
prùbbrica sicurezza e abbocati
e speciarmente li ricivituri
a tutti ndi spogghiaru e su' ngrassati.
e vui patri Vittoriu li viditi
vui jiti a caccia, fumati e dormiti.

Sindaci, segretari e salariati
e cunsigghieri tutti e assessuri,
su latri cittadini patentati:
su idhi li judei, nui li Signuri!
e vui patri Vittoriu li viditi,
vui jiti a caccia, fumati e dormiti.

A l'esatturi, poi, lupi affamati
uh, lampu mu lu mina e mu li cogghi,
li roli mu li strazza a mudhicati,
ca quantu furti, frodi, quantu mbrogghi!
e vui patri Vittoriu vi scialati
vui jiti a caccia, dormiti e fumati

L'agenti di li tassi su' na piaga
cancarenusa supa a lu vidhicu,
sempi la pinna loru scrivi "paga",
e di li murti loru nenti dicu...
e vui patri Vittoriu non spijati...
vui jiti a caccia, dormiti e fumati.

E di li sù notara chi cuntamu?
La pinna loru è lanza di langinu,
uh, poravedhi nui si stipulamu:
notaru oji dinota "latru finu ",
tariffa loru è sulu lu capricciu.
Patri, pazienza, ca mò vi la spicciu.

posati ssu ddubbotti e rifrettiti,
jettati chissu sicaru e sputati,
guardati chisti piaghi ca ciangiti,
e canusciti tutti li mpegati.
Certu, si vui guardati , aviti a diri:
mannaja lu fumari e lu dormiri|!

E vi accorgiti ca regnati un guerra,
odiatu di lu celu e di la terra.

Abate Antonino Martino da Galatro

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Phersu



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MessaggioInviato: Sab Gen 07, 2012 8:56 pm    Oggetto: Rispondi citando

...cambiando il toponimo, il nome di battesimo, e (forse) pochissimo altro, è una "preghiera" ancora attuale...

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messer giorgio



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MessaggioInviato: Sab Gen 07, 2012 9:56 pm    Oggetto: Rispondi citando

Phersu ha scritto:
...cambiando il toponimo, il nome di battesimo, e (forse) pochissimo altro, è una "preghiera" ancora attuale...

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...complimenti Phersu Trilly-19-41 Trilly-19-41 noto che conosci le lingue ImmO_seremegliodiholly_01091965549

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giuseppeantoniomartino



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MessaggioInviato: Sab Nov 16, 2013 5:37 pm    Oggetto: Abate Antonino Martino da Galatro Rispondi citando

Un articolo sull'Abate Antonino Martino da Galatro sul blog:
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Melicucchese
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