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Forum del Circolo di Studi Storici "Le Calabrie"
 
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Dal sito dei 150 anni
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Nuovo argomento   Rispondi    Indice del forum -> L'Ottocento (III Periodo postunitario 1807-1861)
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Inviato: Dom Lug 22, 2018 3:53 am    Oggetto: Ads

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Scinuso



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MessaggioInviato: Sab Mag 21, 2011 10:43 pm    Oggetto: Dal sito dei 150 anni Rispondi citando


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Questa pagina proviene dal sito ufficiale del Comitato per la celebrazione dei 150 anni dell'unità.

Un tantino....assertorio....

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Scinuso
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Licofoli
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MessaggioInviato: Lun Ott 03, 2011 11:39 pm    Oggetto: Rispondi citando

Caro Scinuso,

potevi mai leggere qualcosa di obiettivo e non stereotipato in un sito che si chiama "150anni" e che ha il compito di "celebrare" l'unificazione della Penisola?

Certo la cosa che fa ridere di più nella scheda è che per dar manforte al ritratto apocalittico del Regno che viene tracciato, vengono citati i giudizi di liberali e in generale di nemici del regime, tipo Settembrini.

E' come se per avere un giudizio attendibile sull'operato di un qualsiasi governo attuale si interpellasse soltanto l'opposizione. Oppure, se vuoi, è come se per ottenere in giudizio attendibile sulla squadra dell'Inter si interpellassero i tifosi del Milan!

Che geni questi dei "150 anni"!

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GJo



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MessaggioInviato: Mar Ott 04, 2011 3:03 pm    Oggetto: Rispondi citando

Personalmente non mi sembra che le informazioni riportate siano scorrette o faziose.
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Licofoli
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MessaggioInviato: Mar Ott 04, 2011 3:18 pm    Oggetto: Rispondi citando

Non mi pare di avere usato nessuno dei due termini che Lei adopera nel mio precedente messaggio, ma di avere esclusivamente espresso riserve sui testi riprodotti in un sito celebrativo.

Ad ogni modo io penso che, pur nella massima libertà di opinione, ognuno dovrebbe fare il suo mestiere.

C'è chi segue l'economia, chi la finanza, chi le partite di calcio e chi il dibattito storiografico.

Io mi occupo, molto modestamente, di quest'ultimo e ciò che ho scritto oltre a rispecchiare la mia altrettanto modesta opinione tiene conto pure degli esiti di circa 25 anni di ricerche storiche sulle fonti dirette e non sui libri di testo delle scuole italiane o su simili manuali di carattere universitario.

La storiografia non è ancora morta in Italia: Deo gratias!

Cordialmente

L.

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MessaggioInviato: Mar Ott 04, 2011 5:53 pm    Oggetto: Rispondi citando

Mi scusi, ma se qualcuno afferma: «potevi mai leggere qualcosa di obiettivo […]» allora io credo che intenda che le informazioni riportate siano faziose. Per il fatto che la storiografia sia viva (pur essendo io un semplice appassionato e senza avere pubblicazioni al mio attivo) mi associo di tutto cuore al suo ringraziamento.
Cordialmente.
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MessaggioInviato: Mer Ott 05, 2011 2:30 pm    Oggetto: Rispondi citando

Onestamente, ho l'impressione che ad un lunghissimo periodo in cui si aveva una esaltazione acritica dell'unificazione italiana, mi sembra stia seguendo un periodo in cui se ne ha una denigrazione a volte altrettanto acritica, seppure legittimata come reazione al nascondimento e a volte alla distruzione del nostro passato e della verità storica.

Mi sembra che se pure l'unificazione fosse un processo in qualche modo inevitabile, come è stato per tutti i processi di unificazione nazionale in Europa, i tempi e i modi siano stati completamente "sbagliati", per mantenersi sul moderato.

Quello che mi dà particolarmente fastidio in questo processo di revisione critica del processo unitario/annessionistico è la rivalutazione di fenomeni che io trovo assolutamente negativi (come il feudalesimo, la forma monarchica, il conservatorismo cattolico, fino a forme di antisemitismo, ecc.) e la svalutazione di fenomeni che io giudico del tutto positivi (il richiamo ai valori della rivoluzione francese, il liberalismo, e così via).

Ma si tratta di un parere da "dilettante", e non da storico.

Devo dire che per me è stata molto illuminante la lettura del libro di Pino Aprile "Terroni", che da unitario mi ha trasformato in "indipendentista dubbioso", per così dire.
Ritengo che sia nostro dovere approfondire la nostra storia e rivalutare il nostro passato per poter (con fatica, molta fatica!) aprire prospettive positive per il futuro.

Sarei grato a chi mi potesse fornire suggerimenti bibliografici per approfondire la questione.

Temo di rischiare di sollevare un vespaio, ma spero anche che questo sia un luogo dove si possa discutere serenamente anche di argomenti "caldi".
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Licofoli
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MessaggioInviato: Mer Ott 05, 2011 3:31 pm    Oggetto: Rispondi citando

Carissimo, grazie per il tuo messaggio.

Innanzitutto rassicuro i tuoi timori, non provochi alcun vespaio, come tu sai qui si cerca di fare storia onestamente e in buona fede senza pre-giudidizi di sorta, anche se siamo persone e ognuno di noi ha le sue opinioni.

Rispondo ai tuoi quesiti e ai tuoi dubbi, riportando in parte un mio vecchio intervento su questo stesso forum. Due anni fa scrivevo infatti:

Citazione:
...La bocciatura e la condanna senza appello della storia di quel Regno (le Due Sicilie) da parte della storiografia nazionale, di matrice risorgimentale, è cosa nota a tutti e forse anche scontata: un nuovo stato non può che legittimarsi attraverso la delegittimazione e il discredito degli stati precedenti. Il problema non riguarda esclusivamente il Regno delle Due Sicilie ma anche gli altri stati preunitari italiani come quello Pontificio e i tanti ducati e ducatini del Centro-Nord.

Certo per il Mezzogiorno l'opera di demolizione, persino della memoria di quello stato, è apparsa fin da subito piuttosto evidente. Se, per esempio, nel Nord alcune istituzioni preunitarie, musei, ecc. hanno conservato la loro denominazione, magari legata ai principi e ai casati che li hanno istituiti, nel Sud tutto è stato soppresso e, nella migliore delle ipotesi è diventato "nazionale". Così il Regio Museo Borbonico, il primo museo italiano, è diventato "Museo Nazionale".

Tale processo si riscontra anche nella toponomastica. I nomi risorgimentali hanno cancellato a tappeto qualsiasi preesistenza toponomastica, anche quella legata a nomi locali di contrade, cosa che ha reso talvolta ardua la localizzazione di antichi edifici e reperti e, in generale, complicato le ricerche topografiche.

Negli ultimi anni pero, piaccia o non piaccia, è in atto da parte di una nuova generazione di studiosi, meridionali e non, una profonda revisione. I circa 150 anni trascorsi da quegli eventi non sono passati invano. Dissoltasi l’enfasi dell’epopea risorgimentale e la conseguente retorica, la realtà comincia ad affiorare sempre più, nonostante resistenze ancora fortissime.

Non si tratta di rovesciare le conoscenze, come qualcuno ingenuamente potrebbe pensare, ma solo di vederci chiaro, perché come al solito i buoni non sono tutti da una parte e i cattivi dall’altra. È un compito immane cercare di far luce sulla storia meridionale, liberi il più possibile da pregiudizi e condizionamenti (...).

La ricerche, quelle metodologicamente ineccepibili, comunque proseguono ed i risultati si fanno sempre più incoraggianti e significativi, nonostante, come affermavo, tale revisione cozzi contro molti interessi tuttora prevalenti e intoccabili, legati anche alle modalità con le quali si è formato il Paese in cui viviamo ed ai potentati che lo governano e ne indirizzano la politica interna.

Anche a livello accademico qualcosa si muove. Alcuni anni or sono ho assistito nell’aula Magna della mia università ad un Convegno che rivalutava in modo sorprendente la figura di Ferdinando II di Borbone, roba da non credere alle proprie orecchie e, comunque,di certo, il segno dei tempi.

Certo è bene avvisare che ancora oggi, chi voglia fare carriera accademica è bene che si tenga lontano da certe tematiche sacre ed inviolabili, quali quelle legate al Risorgimento; tuttavia anche nei quartieri alti della ricerca qualcosa si è messo in movimento: basterebbe pensare al bellissimo volume di Roberto Martucci. “L’invenzione dell’Italia unita”, edito nientemeno che da Sansoni , che attraverso l’esame scrupoloso e senza censure del carteggio Cavour (censure invece operate dal siciliano Rosario Romeo, (...) ancora oggi considerato uno dei massimi studiosi del Risorgimento) traccia un profilo davvero attendibile e privo di condizionamenti di sorta del processo di unificazione.

Coloro che sono ostili a questo salutare processo storiografico, a mio giudizio inarrestabile, etichettano con l’epiteto di neoborbonico tali ricerche, sperando così di screditarne gli esiti. Gli storici revisionisti sarebbero in altri termini dei nostalgici del passato, la cui nostalgia benderebbe loro gli occhi e la cui serietà si commenterebbe da sola. Gente che illude i propri conterranei suscitando in loro un atteggiamento vittimistico.

Effettivamente l’eco che suscita questo processo revisionistico non è immune da estremismi da parte dei non addetti ai lavori che ne seguono gli esiti – e non poteva essere diversamente visto ciò che si è assimilato nella direzione opposta da un secolo e mezzo a questa parte – ma ciò, per contro, nulla toglie alla serietà e all’onestà intellettuale di coloro che si occupano di questo tema e che sono avvezzi ad argomentare pacatamente e a documentare le loro ragioni.


Si tratta, dunque, di colpi di coda della vecchia nomenclatura storiografica e dei suoi epigoni che, attraverso la delegittimazione di chi la pensa diversamente, gioca – barando ancora una volta - le sue ultime carte. Anche a livello di non addetti ai lavori la reazione nei confronti della revisione ha toni che oscillano fra la sufficienza e la derisione, nel migliore dei casi, e l’intolleranza e l’insulto, nel peggiore. Basterebbe dare un’occhiata ai vari forum in rete sui quali talvolta si discute di queste tematiche per scorgere le reazioni che suscita fra gli allineati alla vecchia storiografia ufficiale, la divulgazione dei nuovi orientamenti. Una sorta di lesa maestà.


Quello che scrivevo allora e che vorrei ribadire ancora una volta oggi è che nessuno (almeno non io) ha una reale nostalgia di stati ormai spariti dalla carta geografica, con regimi ormai superati dalla storia. Ma ciò non significa che io debba rinunciare a studiare quegli stati e a rivalutarne alcuni aspetti, se necessario. E pretenderei di farlo senza dover per questo essere etichettato come "nostalgico borbonico".

Perché il problema oggi è proprio questo: o sei unitario; oppure se avanzi qualche critica o rivaluti qualcosa del tuo passato diventi un nostalgico dell'antico regime.

Non ci sono vie di mezzo o concessioni all'onestà intellettuale. Queste etichette sono pura demagogia e, dunque, per me risultano inaccettabili.

Così piuttosto che rinunciare a scrivere in buona fede quello che penso allineandomi al coro dei pappagalli, preferisco a questo punto essere etichettato come nostalgico, anche se non è vero.

Quando si parla del Regno delle Due Sicilie è fuorviante qualsiasi confronto con gli stati di oggi. Un confronto sarebbe possibile con gli altri stati reazionari di allora. Se lo facessimo sul serio, senza i soliti pregiudizi dettati dall'oggi, ci accorgeremmo che non era peggiore degli altri né migliore.

Il problema dunque non è dire che il Regno era migliore ma capire perché gli altri stati reazionari (Prussia, Austria, ecc.) sono andati avanti e noi con l'annessione al Piemonte siamo regrediti.

Un meridionale del XVI secolo o del XVIII, non si sentiva inferiore a un altro italiano, credetemi;

Un meridionale del XX secolo o di oggi invece sì che si sente inferiore.

Se vogliamo davvero risolvere questo che mi sembra un problema per tutti noi dobbiamo andare a vedere cosa è successo nel passato, quando cioè i meridionali hanno cominciato a sentirsi inferiori e diversi. Se non lo facciamo nulla mai cambierà della nostra realtà.

Ci piace così, bene, continuiamo ad esaltare i padri della patria.

Non ci piace, bene, diamoci da fare correndo il rischio di essere etichettati nostalgici - anche se non lo siamo affatto - da chi invece ci teme perché teme che qualcosa possa cambiare.

Gli storici hanno enormi responsabilità, nell'uno e nell'altro caso. Dalla loro onestà intellettuale dovrebbe partire la risalita. Non avviene perché sono uomini come gli altri a cui piacciono certi privilegi che perderebbero se si esponessero troppo. Non tutti però!

Quanto alla revisione della feudalità e di altri fenomeni storici, è un altro discorso, più prettamente storiografico e ti risponderò dopo.

Saluti

L.

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MessaggioInviato: Mer Ott 05, 2011 3:35 pm    Oggetto: Rispondi citando

Mille grazie!
Concordo al 99,9% (per non esagerare!)
Credo comunque sarebbe gradito a molti una bibliografia sull'argomento.
E intendouna bibliografia "di parte", dal momento che una bibliografia unitaria è superflua: basta andare in qualsiasi libreria!
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Licofoli
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MessaggioInviato: Gio Ott 06, 2011 12:04 am    Oggetto: Rispondi citando

Comincio col segnalarti qualche lettura a mio giudizio interessante, cominciando da quelle d'epoca fino al presente. Questo lavoro di Pietro Calà Ulloa del 1862 risale appena all'anno dopo l'unificazione. Ulloa, uomo politico di idee liberali, ebbe modo di ricredersi su tante cose e decise di seguire il re a Roma divenendo capo del gorvero napoletano in esilio.


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Scinuso



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MessaggioInviato: Gio Ott 06, 2011 10:15 pm    Oggetto: Rispondi citando

Ringrazio Licofoli per la segnalazione: confesso che conoscevo il testo di Calà Ulloa solo per fama, e che la sua lettura mi ha molto impressionato. Cresce sempre più il mio stupore verso la parzialità della ricerca stioriografica: nel senso che da questo testo si evincono moltissimi spunti tutti meritevoli di approfondimento: in particolare mi incuriosiscono due aspetti: la repressione della stampa all'indomani dell'annessione (chi conosce oggi i nomi di quelle gazzette citate da Calà, chi si è occupato di ricostruirne la vicenda? e cosa mai avranno pubblicato in quelle settimane?); e poi l'insistenza sul carattere politico, <<cittadino>> dice Calà Ulloa, del "brigantaggio", tema molto dibattuto a cui mi sembra che l'autore porti contributi.

E ancora: il fatto che C. sottolinei che Francesco II non aizzò le rivolte nel Regno da Roma, cosa che è invece ripetuto all'ossessione nella storiografia corrente, e che pure mi sembra degna di meditazione.

Poi mi incuriosisce questo riferimento costante all'Inghilterra, che pure sarebbe da interpretare.

Insomma...molto da dire....

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MessaggioInviato: Gio Ott 06, 2011 11:08 pm    Oggetto: Rispondi citando

Mi permetto di suggerire questi due testi:
    John Davis, Società e imprenditori nel regno borbonico. 1815/1860, Biblioteca di Cultura Moderna Laterza, Bari, 1979
    Nicola Ostuni, Finanza ed economia nel regno delle due Sicilie, Liguori Editore, Napoli, 1992, ISBN 88-207-2193-7
Si tratta, come si evince dai titoli, di opere sulla storia economica del Regno delle Due Sicilie di una certa “pesantezza” ma, secondo me, fondamentali per comprendere evoluzione e crollo dello stato meridionale; ed anche per mettere nella giusta prospettiva la situazione attuale con quella pre-unitaria.
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Scinuso



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MessaggioInviato: Ven Ott 07, 2011 11:32 am    Oggetto: Rispondi citando

E, mai troppo consigliato, NICOLA ZITARA, L'invenzione del Mezzogiorno, Jaca Book, Milano 2011, opera anch'essa di storia economica che tra l'altro tiene conto anche delle ricerche di Davis e Ostuni.

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Licofoli
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MessaggioInviato: Ven Ott 07, 2011 12:22 pm    Oggetto: Rispondi citando

Sempre per rimanere ancora in antico segnalo le "Lettere Napolitane" dello stesso Pietro Calà Ulloa, scritte in francese e qui nella traduzione italiana pubblicata nel 1864 a Roma, che allora non era stata ancora annessa allo stato italiano. Queste lettere fecero scalpore in tutta Europa per il loro contenuto.



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Scinuso



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MessaggioInviato: Ven Ott 07, 2011 6:49 pm    Oggetto: Rispondi citando

Leggendo il Delle presenti condizioni del Reame di Napoli, gentilmente postato da Licofoli, ritrovo questo passaggio che ci riguarda da vicino. Si parla delle repressioni delle rivolte legittimiste nel 1860-61:

"Un pastore nelle vicinanze di Pozzuoli, trovato a dormire ne' campi da un ufficiale capo ad una mano di Piemontesi ed increscioso di fare delle indagini nel vicino abitato, fu sull'istante ucciso. Taluni contadini nelle vicinanze di Nola, molti villici nè dintorni di Avellino e di Sansevero, un numero infinito di pacifici carbonieri del Gargano, per semplice delazione, o al più lieve sospetto, ebbero la stessa sorte. In Calabria non meno di ottantadue; nel solo distretto di Geraci, fra' quali il Barone Franco e lo Zio vennero sull'istante e spietatamente messi a morte".

Ottantadue persone furono giustiziate "solo nel distretto di Geraci"? E chi era questo Barone Franco (sbaglio o il nome è di Roccella?), "spietatamente messo a morte"? Non si conosce nulla di questi fatti? Non ne è rimasta nessuna memoria?

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messer giorgio



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MessaggioInviato: Ven Ott 07, 2011 9:02 pm    Oggetto: Rispondi citando

Scinuso ha scritto:

Ottantadue persone furono giustiziate "solo nel distretto di Geraci"? E chi era questo Barone Franco (sbaglio o il nome è di Roccella?), "spietatamente messo a morte"? Non si conosce nulla di questi fatti? Non ne è rimasta nessuna memoria?


Fai un giro sul forum; del Barone Franco si è parlato Trilly-62-76 .

L'Abate può illuminarti rk01_supersayan

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Chi riconosce il valor altrui, accresce il proprio. (V. Zangara)
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